Lettere d’amore – di Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti (articolo di Lisa Molaro)

copertina

 

Grazie al “Progetto Manuzio” ( associazione culturale Liber Liber che si pone come scopo la pubblicazione e la divulgazione gratuita di opere letterarie in formato elettronico ) mi è capitato sotto agli occhi questo prezioso ebook nella cui copertina un’elegante signorina tiene in modo triste, eppure quasi trasognato, lo sguardo rivolto verso il basso. Il titolo semplice e preciso, senza aggettivi e fronzoli ma diretto:  “Lettere d’amore” sembrava fissarmi da dietro l’asettico monitor.

E così ho iniziato a leggere…

E così ho iniziato a lasciarmi rapire!

Lo stile delizioso, le parole scelte con cura, l’italiano preciso e studiato per l’occasione, le atmosfere create dalle penne, le sublimi riflessioni personali condivise, insomma tutto mi faceva sentire leggera e i miei piedi parevano librarsi in un cielo soave e raffinato!

Mi beavo, ubriaca di un classicismo che adoro!

Questo mio diletto andava oltre l’argomento trattato e da lui esulava: mi piaceva come i due protagonisti si scrivevano,  a prescindere da quali fossero i punti su cui disquisissero o su cui si confrontassero.

Non pensiate infatti che solo di amore si parli nelle loro lettere, tutt’altro! Si tratta di confidenze reciproche, della salute cagionevole di uno e dell’animo strematamente romantico dell’altra; da grandi frequentatori dei circoli letterali dibattevano su terzine e “terzi”, spettegolando, criticando o elogiando altri personaggi illustri dell’editoria “bene”; si chiedevano favori reciproci (in special modo lo faceva Gozzano, a onor del vero!), insomma… lettere come fossero odierne conversazioni di una chat privata su WhatsApp!!!

Lei:  poetessa che con i suoi scritti faceva scandalo per il troppo ardore con cui scriveva.

Lui: crepuscolano di eccellenza che nelle lettere raccontava una realtà triste, malinconica, cagionevole però sempre ironica,  spesso beffarda e cinica!

Non lo devo certo conclamare io: scrivevano in modo sublime!

Non voglio scrivere troppo su questo volo letterale che ho appena concluso di fare; non voglio farlo perché le mie opinioni su di loro sono cambiate in corso di lettura e mi piacerebbe non influenzarvi con i miei giudizi. Dico solamente che da un certo punto in poi avrei gridato un bel sonoro: “Basta, smettila di elemosinare attenzioni !!!” come direi del resto a più di qualche mia amica moderna! Ah…l’amore …!

Vi riporto qualche esempio sullo stile in cui vi immergerete nel caso decideste di prestarmi fiducia leggendo questo carteggio:

Pezzettino tratto da una lettera scritta da Guido a Amalia quando ancora si davano del Lei, in cui lui analizza i sonetti di Lei in modo amichevole e confidenziale:

(…) organica è tutta l’opera sua: a qualunque pagina si apra il volumetto, si sente il profumo dello stesso giardino; il giardino dove Lei procede conducendo per mano la teoria delle compagne. E il lettore ha l’impressione di essere per qualche istante ammesso in un giardino claustrale: ad ogni svolto un sentiero, fra i cespi di gigli e gli archi dé rosa, una nuova corte di vergini si fa innanzi cantando una nuova sorte di martirio o di speranza. (…) “

A chi di noi non piacerebbe leggere pezzettini così dedicati ai nostri libri?

E ancora:

“ (…) ma come fare per dirle che i suoi versi mi sono piaciuti? Si dice così anche quando non è vero. Come fare per dirle che di molti mi sono innamorato? Lei non sa, Egregia, che cosa significa per me l’essere innamorato d’una poesia? (…)”

Pezzetti di lei e del suo disincanto personale:

“(…) invece non sono che un essere ibrido male adatta a vivere fra gli schermi anche leggiadri della pura femminilità, sospettata male e male giudicata se tento di varcarne i confini. Se sapeste come vedo nero qualche volta davanti a me! (…) “

Adesso però non vi scrivo il mittente:

“ (…) ti bacio su gli occhi lungamente e su la bocca in fretta, per non morire (…)”

“(…) oggi fra gli scogli deserti leggendo alcuni versi francesi che nemmeno rammento, ho lasciato cadere in mare alcune, anzi molte stille che l’onda s’è portato lontano salso con salso, amaro con amaro(…) “

Ah, l’amore…questo vero compositore senza tempo! Non ci sono secoli che tengano: ci si innamorava un tempo, ci si innamora oggi e ci si amerà in futuro! Certo, magari l’eleganza con cui ci si accettava o ci si rifiutava un tempo, quella già ai tempi nostri è andata persa! La riconquisteremo in futuro?

Non pensiate si tratti però solo di svisceramento di un sentimento, come vi dicevo prima  anzi  ci sono numerosi spunti ad altri approfondimenti e numerosi richiami a persone illustri del periodo; frasi come “ho sentito l’Ada Negri” oppure “Ho parlato a Dannunzio di voi” non sono rare e danno un tocco in più alla trama di un amore vero, non romanzato ma vissuto… o forse mi sbaglio: questo amore non ha nemmeno avuto volontà di viversi!

Non vi nascondo che ho fatto il tifo, come le adolescenti, come se stessi guardando una soap opera alla televisione… insomma,  come si suol dire: ci son cascata con tutte le scarpe, solo che poi io sono uscita dal buco in cui ero caduta ed ho iniziato ad indignarmi, con eleganza, ovvio, a belle parole!!!

Guido e Amalia, in una foto che li ritrae luminosi e sorridenti:

gozzano-foto2

Ecco il link per poter leggere gratuitamente, se vi interessa, il libro:

Fai clic per accedere a Gozzano-Guglielminetti_Lettere.pdf

Qualche informazione in più:

 

 Amalia-Guglielminetti Amalia Guglielminetti ( (Torino 1881-1941) scrittrice, poetessa italiana. In toni dannunziani e con un ardore che a quei tempi faceva quasi scandalo, ritrasse nei suoi scritti donne voluttuose, anticonformiste e , spesso ,disincantate. Tra le raccolte poetiche spiccano in particolar modo: Le seduzioni ( 1908), L’insonne (1913) mentre tra i libri di narrativa : I volti dell’amore ( 1913) e Quando avevo un amante ( 1923). Notevole, come documento di costume, il carteggio che scambiò con Guido Gozzano ( Lettere d’amore di G.Gozzano e Amalia Guglielminetti, postumo, 1951 ). Fu anche autrice di testi teatrali e libri per bambini.

guido-gozzanoGuido Gozzano ( Torino 1883-1916) poeta italiano. Abitò quasi sempre a Torino fino alla morte per tubercolosi, malattia di cui aveva avvertito i sintomi fin dal 1904. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza non ne

terminò mai gli studi, preferendo frequentare i circoli letterali cittadini che gli fecero conoscere alcune esperienze internazionali sul decadentismo europeo. Soggiornò spesso, anche per curarsi, nell’antica villa di Aglié Canavese chiamata “ Il Meleto” e sulla riviera ligure. Nel 1907 pubblicò la prima raccolta di versi “ La via del rifugio” che gli assicurò subito successo di pubblico e di critica ma la sua capacità poetica si coclamò in modo definitivo con “ Colloqui” una raccolta del 1911 che contiene una delle sue poesie più note: La signorina Felicità” Scrisse inoltre opere di minor rilevanza e che suscitarono molti meno consensi, tra questi si trovano volumi di novelle e di fiabe e l’incompiuto poemetto incompleto entmologico : Le farfalle.

Di certo tra i protagonisti principali del cosiddetto crepuscolarismo, esercitò un influsso importante su molti poeti del ‘900, in particolar modo su Montale.

L’inquietudine nostalgica, la sottile malinconia che contraddistinguono questo cambiamento di stile poetico, rispetto ad esempio a quello dannunziano, con Gozzano vedeva l’insinuarsi tra i versi di una sottile e sagace ironia nei confronti di una realtà spesso sbeffeggiata!

Buona lettura, Lisa

 

 

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