Il blog “Cultura al femminile” mi ha intervistata!

Emma Fenu, mi ha intervistata per il blog “Cultura al femminile”

Fonte: https://letteraturalfemminile.wordpress.com/2016/01/02/intervista-a-lisa-molaro-autrice-di-un-secondo-lungo-una-vita-a-cura-di-emma-fenu/

 

Vi riporto qui l’articolo:

Lisa Molaro, “Un secondo lungo una vita”, Youcanprint 2015

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Ciao Lisa, sono felicissima di poter chiacchierare con te, stavolta pubblicamente in Cultura al Femminile, in merito al tuo primo romanzo, che ho avuto l’onore di leggere e apprezzare in anteprima. Veniamo, dunque, a noi, anzi a te, carissima: “Un secondo lungo una vita” affronta in modo delicato e profondo l’elaborazione di un lutto terribile. Ci racconti la genesi della tua opera? Come è nato il progetto?

Ciao Emma, innanzitutto voglio ringraziarti per quest’intervista; è la prima che faccio e sono felice di “rompere il ghiaccio” rispondendo alle tue domande.

Dunque, “Un secondo lungo una vita” è partito senza presunzione né pretesa alcuna; è nato da una serie di riflessioni suscitate da alcuni avvenimenti che sono pietre miliari nella vita mia o di persone che ho nel cuore. In un secondo, uno solo, quello vero e concreto senza i contorni che ne delimitano gli avvenimenti antecedenti o successivi, una persona smette di respirare o fa il suo primo vagito; si firma una guerra o un trattato di pace; si stringe un’amicizia o si sbatte la porta andandosene di casa… un secondo è niente, ma ci si può scrivere sopra un romanzo.

Conoscendo la tua vorticosa penna di recensionista, potrebbe stupire la scelta di pubblicare un romanzo breve, scelta che, personalmente, ho molto apprezzato. Ma lascio le parole che spiegano la decisione a te, cara Lisa.

Hai ragione, in effetti sono prolissa fin dal mattino presto (mio marito ne sa qualche cosa), ma questo libro analizza un arco di tempo brevissimo, da cui si implode o si esplode. Quando ho iniziato a scriverlo, avevo un’idea in testa e un’ipotetica e traballante scaletta da seguire. Non uso il termine “traballante” perché la ritenevo insicura, ma perché le scene che mi si paravano davanti agli occhi, avevano vita propria. Io dovevo solamente descrivere ciò che i protagonisti facevano o, ancor più importante, NON facevano. Certo, avrei potuto in mille punti ampliare la scena e aggiungere capitoli, la storia si prestava e i personaggi pure… ma non era ciò che avevo intenzione di focalizzare. Dovevo descrivere “emozioni” piuttosto che “fatti”. Inoltre i miei confini mi sono ben chiari: sono una totale esordiente e per quanto possa essere capace di catturare l’attenzione, o meno, in pochissimi si sarebbero tuffati dentro trecento pagine scritte da una sconosciuta! Trecento pagine di lettura intimistica… sarebbe per ogni lettore una bella sfida.

Il testo si presta ad una molteplicità di livelli di lettura: il romanzo è fruibile da tutti, eppure ricco di rimandi e citazioni letterarie. Ben si comprende che sei un’accanita lettrice e che i personaggi di carta per te diventano di carne e sangue. Come definiresti il tuo rapporto con i libri?

Come molte delle persone che leggeranno quest’intervista, credo di potermi ritenere una buona lettrice. A casa mia, fin da piccola, le mensole della sala erano piene di libri di vario genere: leggeva mia madre, mio fratello, mio padre… e io, che fin da piccolina amavo farmi leggere le storie! Ricordo ancora tutti i vari cantastorie (musicassetta e fascicolo illustrato), la Storia di Celestino e dei suoi amici del bosco (il mio primo vero libro, grande, pieno di parole e di illustrazioni dai colori pastello), e poi via via che crescevo si accavallavano le entrate in biblioteca o in libreria. I generi più che cambiare si alternavano, seguivano la mia crescita di persona estremamente curiosa. Leggere per me è davvero, come dicono, vivere mille vite diverse; significa calarsi nei panni di persone che vivono quotidiani diversi dai miei e avere qualche chiave di lettura in più sui loro comportamenti. Leggere è analisi del prossimo. Ringrazio la mia famiglia per avermi trasmesso questa grande passione.

Il messaggio che regali al lettore è molto forte e viene enunciato fin dall’originale dedica rivolta alla Vita. Cosa ti proponi di comunicare?

La dedica.

Mia madre, quando ero molto piccola, mi ripeteva spesso parte di una poesia: “Tenetevi stretti ai sogni perché se i sogni muoiono la vita è un uccello con le ali spezzate che non può volare.Tenetevi stretti ai sogni perché quando i sogni se ne vanno la vita è un campo arido gelato dalla neve” di Langston Hughes; questi versi, più di molti altri, si sono ancorati come un mantra nella mia testa. Per me, sono il motore di chi ho nominato nella dedica: La Vita.

Non ho la presunzione di poter lanciare un messaggio, ma posso invitare a riflettere sulla potenza dei secondi che decidiamo di vivere: una frase pronunciata in un secondo può rimanere nel cuore per tutta una vita, così come può fare una stretta di mano data al momento giusto. Il destino non lo decidiamo, questo è vero, ma su come decideremo di riempire il tempo che seguirà, su quello qualche voce in capitolo possiamo avere. La vita terrena è una sola ma come hanno detto persone molto più intelligenti di me: “l’essenziale è invisibile agli occhi” e in fondo, è proprio questo il concetto su cui invito alla riflessione.

Quanto di Lisa c’è in “Un secondo lungo una vita”? Non è una storia autobiografica, ma ispirata alla vicenda di un’amica, eppure ben sappiamo che nello scrivere ci si denuda sempre…

Il libro parte con un avvenimento, che seppure da me romanzato, è realmente accaduto ad una persona a me vicina; per osmosi, è quindi come se fosse mio.

Il modo in cui Beatrice affronta le cose, non mi appartiene. Io non so galleggiare: o affondo nel mare o mi lancio in voli pindarici… vi assicuro che è un modo di vivere stressante, non tutela o protegge, però riempie di emozioni viscerali. Certi voli o certi affondi del libro, li ho provati in prima persona. Poi la famiglia: anche la mia è come uno zoccolo duro e compatto, anche io sono circondata da persone totalizzanti, ogni componente è un pezzetto del mio Puzzle, così come lo sono tutte le esperienze che ho vissuto sulla mia pelle o su quella degli altri.

Sono sicura che questo romanzo è solo il primo di una lunga serie. Che cosa forgi nella tua fucina creativa? Ce ne vuoi rendere parte?

Nella mia “fucina creativa”… bella questa espressione!

Sta prendendo vita la storia di Gustav, che all’anagrafe si chiama Gustavo Severo ma che da tutti vuole essere chiamato solo Gustav, perché a detta sua “gustavo” è un verbo al passato che non gli appartiene! Non lo so, lascio fare a lui… vediamo cosa deciderà di farmi raccontare…

Grazie Lisa, è sempre un piacere e arricchente interloquire con te. Buona scrittura e buona lettura!

 

Grazie a te Emma, per le belle domande, per la curiosità e per lo spazio che mi hai dedicato nel blog!

 

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