Mantegazza e il “perché scendere nel fango”

Mantegazza, Paolo Mantegazza, estasi, estasi umana, letteratura classica
mantegazza-estasi

Mantegazza, in risposta alle critiche che gli sollevarono sui libri che aveva pubblicato in precedenza, nel suo libro: “Le estasi umane” così scrive:

“Credetti meglio convertire tutti i miei risentimenti, tutti i miei sdegni per tanta ingiustizia, in un libro, aspirando sempre a quella trasformazione delle forze che migliora la materia in una serie successiva di evoluzioni;
ammirato sempre dell’onnipotenza della natura, che trasforma il letame in pètali di rose e in grappoli d’uva.
Anche lo sdegno è una forza: e perché dunque non potrà trasformarsi in lavoro utile e bello? Non sentire è delle pietre ed io voglio essere uomo; non rispondere all’offesa può essere evangelico, ma non umano.

Trasformarlo in una nobile vendetta, in un inno, in un’armonia, in un libro, può esser cosa grande,almeno nobile, degna a tentarsi; chè non tutte le cose grandi si possono fare, ma il tentarle non disonora alcuno. È per questo ch’io ho pensato e oggi scrivo:
Le estasi umane.
Se nel mio ultimo libro ho osato scendere nel pantano fangoso e fetido dei vizi umani; se vi ho dovuto scendere perché anche là vive l’uomo; e perché non potrei salire, rinnovellato di novelle fronde e lavato da capo a piedi coll’acqua lustrale, della scienza: perché non potrei salire sulle più alte vette del pensiero e del sentimento, là dove l’uomo giunge ansante e trafelato, ma pur beato di esser salito così in alto, e rizzandosi ancora sulla punta dei piedi, tenta di guardare se vi sia una vetta ancor più alta ch’egli possa scalare, un orizzonte più largo ch’egli possa conquistare?”

 

Io m’inchino.

Per scrivere, per pensare, per poter giungere a un punto – di qual si voglia ragionamento –  è bene affondare i sentimenti in mezzo al fango o lasciarli liberi di librarsi sopra le nuvole.

Liberi.

Più esperienze, più situazioni, più vite ci toccano le mani… e più potenziamo il nostro lato empatico e riusciamo ad arricchire i nostri scritti.

Mantegazza, io sarei stata ad ascoltarlo, rapita dalla sua eleganza, per ore!

 

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