Milena Jesenská, non solo amica di Kafka

Articolo di Lisa Molaro

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Milena Jesenská giornalista, scrittrice e traduttrice ceca.

Ricorre proprio oggi l’anniversario della morte di questa donna dalla vita intensa e travagliata.

Nata a Praga il 10 agosto 1986, è morta nel campo di concentramento di Ravensbruck il 17 marzo 1944.

 Suo padre era un medico (chirurgo dentista, per l’esattezza) nonché professore presso l’Università Carolina di Praga; Milena rimase orfana di madre in giovanissima età. Intraprese poi studi nel primo ginnasio femminile dell’impero austro-ungarico “Minerva” e dopo il diploma si iscrisse alla facoltà di medicina e al conservatorio, ma dopo i primi due semestri abbandonò gli studi.

La sua grande passione era il mondo della letteratura e proprio frequentando i circoli letterari di

Praga conobbe il suo primo marito: Ernst Pollak, intellettuale e critico ebreo e insieme si trasferirono a Vienna. Polak_LS

Il matrimonio non era però ben visto dal padre di lei, che sperando di impedirle di compiere questo passo arrivò persino a farla rinchiudere in un manicomio! Forse ne prevedeva il fallimento matrimoniale, cosa che avvenne qualche anno dopo. Nel frattempo però, siccome lo stipendio di Pollak non era sufficiente per la vita viennese, lei iniziò a fare delle traduzioni ed è proprio per questo motivo che contattò uno scrittore, proponendogli la traduzione in ceco di uno dei suoi racconti. Lo scrittore era niente meno che Franz Kafka  e questo primo contatto innescò un rapporto intenso e appassionato tra i due.

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A Lei dedicò il libro: “Lettere a Milena” – Titolo dell’opera originale “Briefe an Milena“. Prima edizione Biblioteca Contemporanea Mondadori marzo 1954.

Nella prefazione del libro “Lettere a Milena”:

“Scrivere lettere significa denudarsi davanti ai fantasmi che ciò attendono avidamente. Baci scritti non arrivano a destinazione ma vengono bevuti dai fantasmi lungo il tragitto.” Kafka.

Kafka inizia il carteggio con Milena nell’aprile del 1920: lo scrittore si trova a Merano presso la pensione Ottoburg per un periodo di cura e di riposo. La malattia infatti lo costringe a interrompere il suo lavoro d’ufficio a Praga con soggiorni in sanatorio sin dal 1917, anno della diagnosi di tubercolosi polmonare.  – Come può, leggendo queste notizie, non venirmi in mente che Gozzano scriveva le sue lettere ad Amalia durante il suo periodo di cura e riposo? Questi uomini, accomunati da un mal di adempiere alle “esigenze del mondo” (così come le chiamava Wagenbach), condannati a non poter condurre una tranquilla e serena vita coniugale! Ma se Amalia palpitava mentre le dita aprivano le lettere di Gozzano, Milena non intendeva invece lasciare il marito. Insomma, ben comune doppio gaudio? Mi scappa un sorriso furbo! –

Alcuni pezzi di carteggio:

“E’ già tanto tempo che non le scrivo, signora Milena, e anche oggi Le scrivo soltanto per caso: Veramente non dovrei neanche scusarmi se non scrivo , Lei sa come odio le lettere. Tutta l’ infelicità della mia vita – e con ciò non voglio lagnarmi, ma soltanto fare una costatazione universalmente istruttiva – proviene, se vogliamo, dalle lettere o dalla possibilità di scrivere lettere. Gli uomini non mi hanno forse mai ingannato, le lettere invece sempre, e precisamente non quelle altrui, ma le mie. Nel caso mio si tratta di una disgrazia particolare, della quale non voglio dire altro, ma nello stesso tempo anche di una disgrazia generale. La facilità di scrivere lettere – considerata puramente in teoria- deve aver portato nel mondo uno spaventevole scompiglio delle anime. E’ infatti un contatto fra fantasmi, e non solo col fantasma del destinatario, ma anche col proprio, che si sviluppa tra le mani nella lettera che stiamo scrivendo, o magari in una successione di lettere, dove l’ una conferma l’ altra e ad essa può appellarsi per testimonianza. Come sarà nata mai l’ idea che gli uomini possano mettersi in contatto fra loro attraverso le lettere? A una creatura umana distante si può pensare e si può afferrare una creatura umana vicina, tutto il resto sorpassa le forze umane…”

«se tu volessi venire da me, se dunque volessi abbandonare tutto il mondo per scendere da me… non dovresti scendere, bensì sorpassare in modo sovrumano te stessa, in alto, oltre te stessa, talmente che dovresti forse dilaniarti, precipitare, scomparire (certo anche io con te). E tutto ciò per arrivare in un punto che non ha niente di allettante”

milena

Non una storia di subordinazione, quindi, ma di reciproca volontà, pare. Di certo non riceverò mai una telefonata in cui lei mi smentisca o possa asserire con fermezza. Non potrò mai ascoltare le sue confessioni… peccato!

Milena fu una paladina dei diritti delle donne e della giustizia in generale, e per questo lottò sempre.

Al di là del sentimento d’amore che all’inizio sembrava poterli unire, Kafka nutriva per la scrittrice un sentimento forte di fiducia, proprio per questo a Lei lasciò i suoi famosi diari.

Le maggiori notizie biografiche su Milena, o per lo meno sugli anni seguiti alla fine del legame con Kafka, si hanno da Margarete Buber-Neumann, sua compagna di detenzione nel campo di concentramento di Ravensbruck.

Sappiamo che a Vienna lei iniziò a pubblicare anche articoli per varie riviste praghesi e dopo sette anni di matrimonio si separò dal marito e fece ritorno a Praga dove proseguì la sua carriera di giornalista divenendo anche editrice per libri d’infanzia.

Dopo soli altri 9 anni, divorziò anche dal secondo marito: Krejcar , che a lei preferì una interprete lettone.

La sua penna editoriale iniziò ad essere ancora più fervida e passionale mentre disquisiva delle condizioni economico-politiche che riguardavano l’Austria, la Germania e la Cecoslovacchia.

Ben presto non si limitò a scriverne, divenne attivista nel movimento della resistenza clandestino, aiutando molti ebrei nell’espatrio. Nel 1939 fu arrestata dalla Gestapo e deportata prima a Pankrac, poi a Dresda ed infine a Ravensbruck, in Germania, dove morì per una malattia renale, dopo aver però avuto modo di conoscere (per nostra fortuna)  la scrittrice Margarete Buber-Neumann, la quale, narrando il loro primo incontro avvenuto tra baracche e filo spinato, dice: “Non dimenticherò mai il gesto con cui mi porse la mano per il primo saluto, la forza e la grazia di quel movimento.”

E riporta nel libro che poi scrisse:

“Sono Milena, di Praga. La prego, non scuota la mano come fate abitualmente voi tedeschi. Ho le dita malate”

Fu l’inizio di una grande amicizia e sarà infatti proprio Margarete, alla fine della guerra, a rispettare l’ultima volontà di Milena raccogliendo le sue memorie in un libro.

Milena a Margarete: “So che almeno tu non mi dimenticherai. Per merito tuo posso continuare a vivere. Tu dirai agli uomini chi ero, sarai il mio giudice clemente .”

Il libro è: “Milena, l’amica di Kafka” ed è apparso per la prima volta nel 1977.

Anche la figlia che Milena ha avuto con Krejcarova: Jana, è stata scrittrice per le pubblicazioni Pulcnoc e Divoké vino, negli anni sessanta.

Milena Jesenská dunque.

Una Vita degna di scriversi con la V maiuscola! Cultura, salotti, circoli letterari, scrittura, passioni, fremiti, sfrontatezze (perché tale sembra esser stata), teste calde, spiriti tenaci, matrimoni, turbolenze, musica, poesie, traduzioni,maternità, silenzi, deportazioni, delusioni, politica, carteggi, privazioni, sofferenze, amicizie, rivoluzione, lotta per la giustizia, bontà (perché anche questo aggettivo sembra appartenerle) memorie, strette di mano e impugnature di penne… insomma: Vita. Semplicemente: Vita!

In casa ho le lettere di Kafka a Milena e fremo dalla voglia di leggerle!

Articolo scritto per il blog: https://letteraturalfemminile.wordpress.com/

milena-jesenska-franz-kafka-2

Immagini prese dal web.

Bibliografia completa di Milena Jesenska: https://it.wikipedia.org/wiki/Milena_Jesensk%C3%A1

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