Io, Cogito, Biancaneve e la fantascienza.

 

fantascienza

Come vi avevo già accennato l’altro giorno, ho iniziato a leggere “L’incubo di Biancaneve” di Scarlet Danae.

Una copertina originale, una lettura veloce della sinossi ed ecco che il libro era sotto i miei occhi.

Biancaneve

Con dispiacere mi rendo conto di non aver molta voglia di proseguire la lettura di un libro che, però, meriterebbe pure un po’ di attenzione.

Il limite è mio… ma che ci posso fare?

Mi spiego: la trama è bella forte, lo stile narrativo è buono, il ritmo pure.

Vite ai limiti della comprensione.

La protagonista parla con Cogito.

Per me, miele per le api.

Cogito le fa conoscere le sue mille sfaccettature.

Come se fosse nell’Ade, traghettata da Caronte, Bianca percorre un viaggio assurdo dentro i meandri di se stessa.

La_barca_de_Caront,_Josep_Benlliure_Gil,_Museu_de_Belles_Arts_de_València

Quadro di Josep Benlliure Gil, “La barca de Caront”; olio su tela.

Quanto mi piacciano questi temi, lo so solo io, ma scremare un romanzo, ben scritto, mettendo nel serbatoio solamente i rimandi danteschi, o freudiani, non è corretto.

Non se il libro è molto particolare e merita più attenzione.

Infatti, ecco che il mio limite, mi si para dinanzi: io e la fantascienza non ci amiamo.

Quando sono intrappolata dentro un romanzo, è perché l’empatia è scattata.

Vivo vite lontanissime dalla mia, o talmente vicine da confondersi…

ma le vivo, le vivo, le vivo!

Tatto, olfatto, vista, udito, gusto… tutto!

Assaporo ciò che stuzzica le papille gustative dei protagonisti.

Ammiro – o temo – ciò che il loro sguardo abbraccia.

Annuso l’aria che li circonda, i profumi che li rapiscono o gli olezzi che fanno loro storcere il naso.

I miei polpastrelli diventano i loro e, anziché sfiorare la carta del libro, o del monitor, accarezzano tessuti, si scottano con il ferro rovente, sfiorano la morbidezza del petalo della camelia rosa, striata di bianco.

Sento, attraverso loro, il pianto del neonato che giunge dalla camera padronale, odo il cinguettio degli usignoli o il latrare del cane, sento i segreti svelati e il fruscio delle foglie giungere dal vialetto.

Vivo, attraverso loro, molte realtà.

Ecco la parola chiave: realtà.

Come faccio a immaginarmi dei cavi, seppur magistralmente descritti, uscire dalla mia schiena? Come faccio a fingermi capace di reggermi in groppa a un cervo di ferro mentre, per di più, sfida la potenza del vento durante una corsa impossibile? Come faccio a guardare occhi fatti con delle viti?

A quale sensazione, o esperienza personale, dovrei attingere per calarmi nel ruolo?

Il libro mi piaceva, o meglio, mi piace il messaggio che, credo, veicoli.

Ero curiosa di continuare ad assistere ai dialoghi tra Bianca e Cogito… eppure…

eppure mi ritrovo a chiudere il libro prima ancora di averne letta la metà.

Sono certa che i lettori amanti del genere lo apprezzeranno e sapranno parlarne, poi, meglio di quanto farei io

perché è solo quando un libro riesce a rapirti l’anima che ne puoi cogliere tutte le sfumature.

Ergo: cogito che la fantascienza mi allontana troppo dall’immedesimarmi con i personaggi.

Non me ne voglia Asimov.

Lisa.

 

3 risposte a "Io, Cogito, Biancaneve e la fantascienza."

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