Oggi Mr. Poe strizza l’occhio alla bambola di ceramica… e la zucca ne è testimone!

Oggi volevo inserire qualche poesia che si adattasse a questo clima di zucche vuote, ceri accesi e ceroni in viso.

Poesia? Halloween?

Poesia? Terrore?

Mmm… cerco qualche verso di Baudelaire?

Poi mi è venuto in mente Edgar Allan Poe

La miseria è multiforme; la sventura sulla terra è molteplice. Mentre si incurvano sopra il vasto orizzonte come l’arcobaleno, i suoi colori sono vari e distinti come quelli dell’arco, eppure altrettanto intimamente fusi mentre si incurvano sopra il vasto orizzonte come l’arcobaleno! Com’è successo che da un esempio di bellezza ho potuto trarre un tipo di bruttezza? Come da un simbolo di pace, un’immagine di dolore? Ma come, in filosofia, il male è conseguenza del bene, così, anche nella realtà, dalla gioia nasce l’affanno, sia che la memoria della gioia passata formi l’angoscia del presente, sia che le angosce che esistono prendano origine dalle estasi che avrebbero potuto essere

E.A. Poe, Berenice, traduzione di Carla Apollonio, in “Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell’arabesco”, Orsa Maggiore ed., 1990

 

Una: Risuscitato?
Monos: Sì, bellissima ed amatissima Una, “risuscitato”. Questa era la parola, sul cui mistico significato avevo tanto a lungo meditato, rifiutando tutte le spiegazioni del clero, finché la stessa Morte ha risolto per me questo mistero.

E.A. Poe, Colloquio fra Monos e Una, traduzione di Carla Apollonio, in “Racconti. Il resoconto di Arturo Gordon Pym. I racconti del grottesco e dell’arabesco”, Orsa Maggiore ed., 1990

Lo so cosa state pensando: questi non sono incipit terrificanti.

Il fatto è che se dovessi pensare davvero a quello che mi spaventa, allora, dovrei cercare un incipit in cui, fin da subito, venga presentata una bambola di ceramica

P.s interno: in questo punto, per fluidificare l’articolo, tecnicamente, dovrei inserire un’immagine della bambola che mi spaventa, metterla in “titolo 6”, agganciarle un tag nel test alt… bla bla bla… ma io, quella malefica lì, nel mio blog non la voglio! OK?!

Quanta angoscia mi mette, addosso, quello stupido phard rosa su quella finta e candida pelle…

E quegli occhi che sembrano guardarti dentro, come mossi da pensieri provenienti da altri mondi? Sempre perfidi eh… quei pensieri non sono mai all’acqua di rose… io lo so. Lo so per certo vi dico! Come: come faccio a saperlo! Me l’ha detto la signora Paura, era sicura di quello che mi diceva, sogghignando dal fondo del corridoio.

Solo scriverne mi fa sentire uno stuzzichio in gola… ecco, che espressione ho usato, ora?

Uno stuzzichio in gola?!

Pensando a quelle bambole malefiche mi è scappato, dalla testa, il neurone funzionante.

Rimettiamole lassù, là in cima, sulla più alta mensola della libreria in mansarda.

Ritiriamo le fila della lucidità, o presunta tale.

Guardo fuori dalla finestra.

Vicino al cancello dei suoi nonni, mia nipote ha messo la zucca che ieri ha intagliato con suo padre.

Ha suonato il campanello di casa mia, mi ha preso per mano, ho chiuso gli occhi e l’ho ascoltata mentre mi diceva, euforica:

Devo farti vedere una cosa bellissima…

Quando ho aperto gli occhi, fingendo stupore misto a paura, ho visto le fiamme infernali di un lumino che, di rimanere indifferente, proprio non aveva intenzione.

Halloween non è una festa italiana, ma vedere le espressioni di ilarità e magia, nei volti dei bambini, accomuna ogni angolo di mondo.

Io, dentro di me, ho una zucca intagliata nel cui cuore arde una fiamma di vita.

Halloween

Discendo da una stirpe nota per il vigore della fantasia e l’ardore della passione. Gli uomini mi hanno definito pazzo, sebbene non risulti ancora chiaro se la pazzia sia, o no, il grado più alto dell’intelletto, e se molto di quanto dàgloria e tutto ciò che rende profondi non nasca da una malattia della mente, da stati di esaltazione dello spirito, a spese dell’intelletto in genere. Coloro che sognano ad occhi aperti conoscono molte cose che sfuggono a quanti sognano solo dormendo.

E.A. Poe, Eleonora, traduzione di Franco Della Pergola, De Agostini, 1985

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