Tre libri a cavallo d’anno.

letture libri

Nella clessidra dell’anno, la sabbia non ha fatto in tempo a starsene ferma un attimo, che subito si è risentita capovolta e ha ricominciato a scorrere… per fortuna, ovviamente!

Le occasioni conviviali sono state moltissime, molte le cene, le colazioni e i pranzi in allegria.

Molti i baci, gli abbracci e le calorose e decise strette di mano.

In tutto questo cincinnare, però, ho anche trovato del prezioso tempo per starmene comodamente sul divano a guardare film o a leggere bei libri.

Chi legge a capodanno, legge tutto l’anno? Nel dubbio…!

E così, quando il 2017 arrivava alla penultima curva prima del traguardo, mi sono letta il delicatissimo libro scritto da Antonia Romagnoli “La Dama in bianco”

Antonia Romagnoli

Un romanzo storico in cui le spade e le guerriglie belliche cedono il posto ai palpiti d’amore e agli imprevisti.

Un romanzo d’amore, sì, la copertina lo fa ben intuire… ma non pensiate si tratti di giuggioline e caramelle alla fragola o di semplici frasi sbrodolanti banalità e cose trite e ritrite alla Harmony, per capirci!

Niente di tutto questo!

Non è il primo romanzo della Romagnoli che leggo e vi ho ritrovato lo stile elegante, morbido e colto, dei precedenti.

Un viaggio all’indietro nel tempo, quando tutto poteva essere tremendamente convenzionale ed educato.

Una donna che si contende, davanti a me lettrice, il ruolo da protagonista, con un uomo distinto, raffinato, sagace e… forse (ma non ci ho mai creduto!) anziano.

Una Lady che non ha mai vacillato davanti alla certezza di un amore idealizzato, davanti ai salotti del ton, circondata da regole che le calzavano come un paio di scarpette su misura.

Eppure…

Eppure la neve inizia a fioccare e la bruma dell’onda fatica a scivolare sullo scoglio.

Tutto può succedere, le carte possono mescolarsi e la pelle impallidire al punto da parere esangue.

Una cantilena rompe il silenzio della sera, fa freddo. Da dove arriva la voce? Entrare o no, dentro la porta coperta dall’arazzo?

Un romanzo a cui, per vari motivi, sono affezionata.

È stata poi la volta, come per proseguire sulla scia delle parole, raffinate, usate con sapienza, affinché potessero emanare il profumo delle cose antiche e belle della Marchesa Colombi e del suo “La gente per bene”.

Un insieme di regole, non stilate ad elenco bensì quasi narrate, pubblicate nel 1877;

un Galateo moderno o, come sostiene l’autrice nella prefazione «Agli editori» contenuta nell’edizione del 1891, un insieme di «leggi di cortesia messe giù alla buona in meno di un mese», che ebbero subito un notevole successo.

La Marchesa l’avevo già incontrata, ricordate? Ne avevo scritto qui.

Subito avevo capito che il suo modo di scrivere non poteva passare inosservato, talmente pieno di svolazzi di spirito da non poter lasciar indifferenti durante la lettura dei suoi scritti.

In prevalenza rivolto al cuore di donna – lungo tutta la curva della propria vita, dall’infanzia in poi, trovano spazio anche dei consigli di vita rivolti ai maschi che voglion apparir Signori, al di là dell’età o del contesto sociale in cui abitano.

Oltre al portafogli, diritto nella coscienza. Perché val niente se hai i gemelli d’oro, quando non fai sedere alla tua destra la donna a cui rivolgi maggior stima.

Si fa per dire…

Saranno cambiati i tempi, le convenzioni, le carte d’invito alle feste non saranno più su cartoncino lucido e le toelette non saranno le stesse di allora… ma l’educazione e il rispetto per il prossimo, quelli, non dovrebbero esser mutati!

Marchesa Colombi

In tutte le leggi umane, ad ogni diritto fa riscontro un dovere. Ma il bimbo, piccino, inconsapevole, fragile come il vetro, ed imperioso come un sultano, fa eccezione alla legge generale.
Per lui tutto è diritto, nulla è dovere.
Gli inglesi, più serî, più freddi di noi, malgrado le loro esclamazioni continue sulla famiglia, sull’Home, passano metà dell’anno girovagando in paesi stranieri, e pel poco tempo che rimangono at home, hanno provato il bisogno di inventare la nursery, una camera a parte, dove relegano i bambini colle nutrici e le bambinaie.

Ed eccoci giunti a ciò che ho letto negli ultimi due giorni:

Gaarder

Una lacrima scende dalla pianta.

Plin…

scivola su foglie, ramoscelli e fiori… alla fine, pare una perla.

Una favola per bambini, dai dieci anni in su, pare…

Una favola per bambini, secondo me, al di là dell’età anagrafica.

Che nell’età adulta si sia persa, o meno, la scintilla fanciullesca con cui guardare il mondo, che si indossino stivali in pelle o scarpette di panno verde… non c’è limite per immergersi dentro questa storia narrataci da Gaarder, scrittore famoso e professore di filosofia.

C’è limite alla paura? Perché ciò che non si conosce, spaventa? Perché ciò che spaventa va, per forza, contrastato con le azioni belliche e lo schieramento militare? Perché non siamo capaci di guardare oltre le stelle? Perché abbiamo perso la capacità di sognare e di usare la fantasia? E tu? Tu hai l’ombelico?

Silenzio. Un uovo si rompe.

Mille e mille formiche escono in fretta… formiche, case, uomini, alberi e animali…

Il tempo esiste. Il tempo non esiste.

Pliin… è caduta un’altra lacrima. Un altro anno è passato, lassù, oltre le stelle.

 

 

 

Una risposta a "Tre libri a cavallo d’anno."

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  1. Che belli questi libri, Lisa! Non ho mai letto i primi due; del terzo ti posso dire che conosco Gaarder, dopo aver letto il suo Mondo di Sofia, ma forse non ho letto il testo di cui parli; o almeno, non me lo ricordo. Ad ogni modo recupererò: talvolta ho bisogno di immergermi anche io in un mare fanciullesco… Buona serata! 😉

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