Non di sole rose profuma Maria

“Madonna del roseto” Autore Stefano da Verona o Michelino da Besozzo, 1420-1430 circa

Sono completamente rapita da questo quadro la cui paternità è ancora materia di ricerca. Mi perdo dentro un mare di pigmento aureo in cui spiccano angeli in volo, angeli assorti in – immagino – sacre letture, petali mariani raccolti nei cestini ed eterni pavoni. Santa Caterina, con lo sguardo basso e l’espressione triste, ha un palmo della mano sollevato e l’altro teso nell’atto di prendere la palma del martirio. Sopra di lei Maria accoglie in grembo il suo Bambino. Una corona di rose recinta questo giardino incantato, bucolico, abbondante, pregno di simboli e figure. In questa tela, tutto è tanto: mille chiazze, mille sfiori di pennello e mescolanze cromatiche senza tregua. Eppure, più guardo l’immagine e più vedo emanarne leggerezza e armoniosa eleganza. Questo è il meraviglioso mondo dell’arte!

Maria però, come ho scritto nel titolo, non di sole Rose, nel tempo si è attorniata.

In uno dei capitoli del libro (che ho letto recentemente) “La Magia delle Erbe. Storia, folklore, incantesimi – la guida della strega moderna” l’autore, T. F. Thiselton-Dyer, me ne ha scritto parecchio, regalandomi sorrisi di tenera fantasia folkloristica.

(…) Così, sulla Vergine Maria è stata profusa una grande quantità di fiori, tutti bianchi, “considerati tipici della sua purezza e santità e consacrati alle sue feste.” Invero, non solo “erano i fiori più belli strappati a Giunone e
Diana e dalle Freyja e Bertha delle terre nordiche date a lei, ma amabili
boccioli di ogni colore venivano posti sui suoi altari.”
Per esempio, una
specie di felce capelvenere nota anche come “capelli di Nostra Signora”
viene chiamata in Islanda “capelli di Freyja” e la rosa spesso chiamata
“Frau rose” o “rosa della Madre”, il fiore prediletto di Hulda, venne
trasferito alla Vergine. D’altra parte, molte piante che portano il nome di
Nostra Signora vennero, scrive Mr. Folkard, nei tempi puritani “rimpiazzate con il nome di Venere, ritrovando quindi l’antica nomenclatura; il pettine di Nostra Signora divenne “il pettine di Venere”. Ma i due fiori che erano particolarmente collegati alla Vergine erano il giglio e la rosa. In accordo, nell’arte italiana vi è un vaso di gigli a lato della Vergine, con tre fiori che incoronano tre steli verdi. Il fiore è generalmente il giglio bianco dei nostri giardini, “i cui petali di un bianco puro simboleggiano il suo corpo senza macchia e le antere dorate interne la sua anima che sparge luce divina.”
La rosa, bianca o rossa, appare in un periodo antico come simbolo della
Vergine “e venne particolarmente riconosciuta come tale da San Domenico
quando istituì la devozione del rosario, con riferimento diretto a lei.”

Tra gli altri fiori collegati alla Vergine Maria possiamo citare la verga
fiorita
, secondo cui Giuseppe fu scelto come suo marito perché la sua verga si mutò in un fiore ed una colomba si posò sulla sua cima. In Toscana una leggenda simile è collegata all’oleandro ed altrove la campanula bianca è conosciuta come “il piccolo bastone di San Giuseppe”, mentre un nome tedesco per la giunchiglia grande bianca doppia è “bastone di Giuseppe”.
C’è quindi “la paglia da letto di Nostra Signora”, che riempiva la mangiatoia su cui venne posato Gesù Bambino, mentre in merito alla pianta che si dice abbia formato il letto della Vergine possiamo citare il timo, la
stellina odorosa ed il senecione. Le foglie verdi chiazzate di bianco del
cardo mariano furono causate da alcune gocce del suo latte che caddero su di esse ed in Cheshire troviamo la stessa idea collegata alla polmonaria, o “latte del suolo della signora”. Una tradizione germanica sostiene che la
comune felce ( Polypodium vulgare) sia nata dal latte della Vergine.
Numerosi fiori sono stati identificati con la sua veste, come il tagete,
chiamato da Shakespeare “bocciolo di Maria”, che ella portava in seno. Il
fiore del cuculo dei nostri prati è “la blusa di Nostra Signora”, cui
Shakespeare fa cenno in quelle affascinanti righe in “Love’s Labour’s Lost”
dove: “Quando le sparse margherite e le violette blu e la blusa della signora
sono tutte bianco argento ed i boccioli di fior del cuculo di una tinta gialla
dipingono i prati di delizia, allora il cuculo su ogni albero sbeffeggia gli
uomini sposati, perché così egli canta: cucù!”

Ed una delle nostre orchidee più belle è “la pantofola di Nostra Signora”.
L’erba canaria è “la giarrettiera di Nostra Signora” e la cuscuta fornisce i
suoi “pizzi”. Allo stesso modo molti fiori sono associati con la Vergine
stessa. Vi è quindi “le trecce di Nostra Signora” ed un nome popolare per la
felce capelvenere è capelli della Vergine”. I mughetti sono le sue lacrime
ed un soprannome tedesco per la polmonaria è “l’erba del latte di Nostra
Signora”
. La Anthlyllis vulneraria è “le dita di Nostra Signora” e la
vulneraria è stata chiamata ombelico della signora”. Certe orchidee, a
causa della forma caratteristica di mano delle loro radici, sono state
chiamate popolarmente mani di Nostra Signora”, un nome dato in Francia
all’ortica bianca.
Tra le molte altre piante dedicate alla Vergine potremmo citare il bucaneve, conosciuto popolarmente come “la bella fanciulla di febbraio”, che apre i suoi fiori al tempo della Candelora. Secondo un‟antica tradizione monacale, esso fiorisce in questo periodo in ricordo di quando la Vergine portò Gesù al tempio e là presentò la sua offerta. Un’altra ragione per cui il bucaneve è stato associato alla Vergine ha origine nell’usanza di rimuovere la sua immagine dall’altare il giorno della Purificazione e di spazzare il posto vuoto con questi simboli di purezza. La “suora sanguinante” ( Cyclamen europoeum) era consacrata alla Vergine ed in Francia la menta verde viene chiamata “menta di Nostra Signora”. In Germania la Costaminta vulgaris è “il balsamo di Nostra Signora”, l’assenzio dai fiori bianchi “la camicia di Nostra Signora” e nei tempi antichi l‘iris, o fiordaliso, veniva considerato particolarmente sacro. Il garofanino è “il cuscino della signora” e la campanula i suoi occhiali da
vista. C’è quindi il pettine di Nostra Signora”, con i suoi lunghi e fragili
baccelli di semi che assomigliano ai denti di un pettine, mentre la primula
odorosa
è “il mazzo di chiavi di Nostra Signora”. In Francia, la digitale le
fornisce i guanti e nei tempi andati la Convallaria polygonatum era “il
sigillo della Signora”
. Secondo alcuni scrittori antichi, la brionia nera ebbe
questo nome ed Hare fornisce questa spiegazione: “Il sigillo di Nostra
Signora ( Sigillum mariae) è uno dei nomi della brionia nera, dovuto
all’efficacia delle sue radici quando vengono sparse in un cataplasma ed
applicate dove c’è da guarire un graffio o una bruciatura.”
Un tempo una
specie di primula era conosciuta come portacandela della signora” ed un
soprannome dello Wiltshire per il comune convolvolo è berretto da notte della signora”. Le campane di Canterbury suppliscono in alcuni posti a questo bisogno. La campanula è “il ditale della signora” e la pianta che le
garantisce un mantello è la Alchemilla vulgaris, le cui foglie di un verde
grigio sono ricoperte di una soffice e setosa peluria. Questa è la “Maria
Stakker” islandese, che induce il sonno quando viene posta sotto il cuscino.
Ed ancora: la fragola è uno dei frutti a lei dedicati ed una specie di noce,
conosciuta comunemente come “fagiolo molluka”, viene chiamata in molti
posti “noce della Vergine Maria”. Anche il ciliegio è stato consacrato da
molto tempo alla Vergine dalla seguente tradizione: desiderando un giorno
rinfrescarsi con alcune ciliegie che aveva visto appese ad un albero, ella
chiese a Giuseppe di raccoglierne qualcuna. Ma egli esitava e, in tono
derisorio, disse: “Che sia il padre di tuo figlio a portartele.” Non appena ebbe pronunciato queste parole, il ramo del ciliegio si piegò spontaneamente fino alla mano della Vergine. Vi sono molte altre piante
associate alla Vergine in un modo o nell’altro, ma gli esempi qui forniti
sono rappresentativi di questa vasta materia.

Guardo il meraviglioso dipinto che ho “usato” per la copertina dell’articolo e ora mi immagino un giardino fiorito, circondato da rose, con all’interno noci, ciliege, fragole, bucaneve, campanule, convolvoli etc… immagino le varie – e diverse – sfumature odorose che si fondono al passaggio delle pennellate di colore. Immagino la magia di un luogo utopico, in cui per pettine si usano rami fioriti. Immagino, ascolto, assorbo.

E sorriso.

Beatamente.

7 risposte a "Non di sole rose profuma Maria"

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  1. Ciao Lisa, gran bell’articoo, anche questa volta! Resto sempre colpito quando leggo le tue recensioni, sai? A maggior ragione questa volta, perché hai toccato i tre pilastri dell’Ordine dei Frati Predicatori (i Domenicani): la Vergine Maria, San Domenico e Santa Caterina da Siena. Grazie, buon fine settimana! 😉

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      1. Direi proprio di no, Lisa! 😉 Nella mia wish list su Amazon ho almeno un testo da te presentato qui, e che (prima o poi) acquisterò; si tratta di “Le più antiche storie del mondo” 😉

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