Recensione: “Panta rei” di Luciano De Crescenzo

Luciano De Crescenzo, Panta rei

Luciano De Crescenzo è stato un grande nome del panorama italiano e dopo la sua triste dipartita ho sentito il bisogno di leggere qualche cosa di suo, qualche cosa di non recente, qualche cosa di importante. Altri suoi libri sono sullo scaffale della mia libreria ma “Panta rei” mi è sembrato il più adatto al momento.

Tutto scorre.

Tutto scorre, anche la vita.

Panta rei” è stato scritto nel 1994 ed è il frutto di un lavoro, o per meglio scrivere, di un collage che l’autore ha fatto, in modo tanto certosino quanto esilarante, miscelando le citazioni di Eraclito al suo pensiero… e non solo a quello.

Eraclito, il grande filosofo greco di Efeso (535 a.C – 475 a.C) del quale ci rimangono solo 129 frammenti e 82 testimonianze, per un totale di 211 piccole frasi o frammenti di esse; frammenti che Luciano De Crescenzo, con la complicità di una narrata attività onirica, ha unito insieme creando romanzando un discorso di senso compiuto, contemporaneo e assolutamente plausibile. E questo è il bello!

Già l’inizio del libro mi aveva avvinta, portandomi a sorridere e a concordare con lo scrittore: “eh già, Luciano, tutto scorre troppo in fretta. Sono nata nel 1977 e anche io, come te, mi chiedo in che luogo sia finito il tempo che ho vissuto… chi se lo è messo, velocemente, in tasca?”

Guardo una foto di quando avevo sedici anni e ne guardo una d’oggi.
Dio, come sono cambiato! Poi mi chiedo: ma quando è successo? Di
notte? Mentre dormivo? E come mai il mattino dopo non me ne sono accorto? La verità è che cambiamo al rallentatore, attimo dopo attimo, cellula dopo cellula, come le lancette dell’orologio che si muovono anche se nessuno le vede muoversi.

“Panta rei” diceva Eraclito, tutto scorre, e con il tutto anche la vita passa senza che si possa far nulla per trattenerla. Sono voci e immagini che vengono dal passato.
Si accavallano, si mischiano, si confondono, si spintonano l’un l’altra per paura di sparire per sempre in un blob senza capo né coda.
Un po’ di pazienza, prego: una alla volta per carità, e riuscirete
tutte a parlare

Com’è logico immaginarsi, questo libro – saggio? – è pregno di filosofia. L’autore dialoga con uno stranito e anacronistico Eraclito, illuminandolo circa il nostro vivere odierno e lasciandosi illuminare, a sua volta, dal suo “sapere”.

Proprio a questo punto mi viene da starnutire, ed Eraclito ne
approfitta per dirmi:
«E anche tu, piccolo uomo, altro non sei che un campo di battaglia. In
questo momento, dentro il tuo lurido corpo, stanno combattendo germi del male e i soldati del bene. Gli uni desiderano distruggerti e gli
altri proteggerti, per farti sopravvivere il più a lungo possibile.»
Non mi parla di virus e di anticorpi, ma è come lo facesse.
«D’accordo,» convengo io «ma ci sarà pure nell’universo un angolino
tranquillo. Uno spazio, magari modesto, dove però la Natura,
finalmente pacificata, riposa?»
«Neanche per idea: la Natura desidera i contrari. Si eccita quando li
vede.» E, così dicendo, sembra che anche lui provi un sottile brivido
di piacere. «I punti più seducenti sono rappresentati dall’intero e
dal non intero, dal convergente e dal divergente, dal consonante e dal
dissonante. Più distanza c’è tra gli opposti, più è il godimento,
giacché da tutte le cose ne deriva una sola, e da una sola derivano
tutte. »
«Come mai?»
«Perché ciò che si concatena è nel medesimo tempo principio e fine.»
«Ma dove?»
«Nel cerchio.»

Luciano De Crescenzo ci tratteggia, con intelligente ironia, Eraclito l’Oscuro, colui che in cima a tutto mette l’immenso potere generatore del fuoco, colui che sostiene fermamente la mutabilità delle cose in divenire, colui che non parla ma sentenzia, perché non va risparmiato nulla a nessuno.

Eraclito il saccente, colui che, in modo geniale, Luciano De Crescenzo mi fa immaginare seduto in un salotto che, nella mia testa, era simile a quello del Maurizio Costanzo Show, a boffonchiare, borbottare, fare facce contrariate mentre gli altri illustri nomi rispondevano al moderatore della serata.

Chi erano gli altri presenti alla serata? Talete, Anassimandro, Anassimene, Pitagora, Archita, Empedocle, Anassagora e Democrito… ospiti qualunque, insomma!

E così tra “quello del fuoco”, “quello dell’acqua”, “quello dell’infinito”, “quello dell’aria”, “quello dell’armonia numerica” e quello del vuoto e degli atomi, ecco che il dibattito, è il caso di scriverlo, prende fuoco senza far acqua da nessuna parte!

Il mio amato Socrate non era in sala e, forse, questa è stata una fortuna dal momento che Eraclito, al solo sentirlo nominare da Luciano De Crescenzo, pareva avere attacchi di orticaria. D’altra parte, per lui, Platone non fu altro che uno sceneggiatore e nulla più

«I suoi “Dialoghi” valgono poco di più delle sceneggiate di
Aristofane.»
«Ma come si fa a paragonare Platone ad Aristofane! A parte che sono
entrambi dotati di saggezza…»
«Essere saggi non vuol dire essere intelligenti, altrimenti sarebbero
intelligenti anche Esiodo, Pitagora, Ecateo e Senofane!»
«Ma Senofane, non è stato uno dei tuoi maestri?»
«Senofane? Mio maestro? Non lo dire nemmeno per scherzo!» protesta
Eraclito con una smorfia di disgusto. «Io non ho avuto altri maestri
al di fuori di me stesso, ed è per questo motivo che, di tanto in
tanto, sono costretto a isolarmi.»

Questo è stato il registro narrativo in cui mi sono lasciata immergere con facilità, ops… ho appena utilizzato il termine “immergere”, così, scrivendo in modo istintivo, eppure non avrei potuto usarne un altro migliore se avessi usato la razionalità cara a “Scoteinòs”…

Il lògos, lo sappiamo, è forse il più importante termine dell’intero vocabolario filosofico; non può essere tradotto in italiano poiché al suo interno molti sono i concetti che esso stesso racchiude. Di base, comunque, significa che la razionalità non può essere una peculiarità dell’essere umano, ma la sostanza stessa dell’intera realtà.

Luciano De Crescenzo mescola realtà e fantasia, ricerche e creatività, e lo fa nel modo che lo ha sempre distinto da molti: con ironia e leggerezza.

Pagine di cultura filosofica, queste, simili a un romanzo scorrevole e fluido.

Pagine di un divenire storico pregno di “amore” per il sapere e per il “disquisire”.

“La vita è un fanciullo che gioca, che sposta i pezzi della scacchiera.”

E allora giochiamo, leggendo queste pagine, a spostare i grandi filosofi sulla linea spaziotemporale!

Eraclito, Raffaello, Michelangelo Buonarroti, "La scuola di Atene"

Scorcio di un quadro, meraviglioso, che ho avuto la fortuna di vedere, recentemente, di persona; si tratta di uno zoom su Eraclito ne “La scuola di Atene” ritratto da Raffaello con le fattezze di Michelangelo Buonarroti.

Buona lettura,

Lisa.

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