Recensione: “Nubi in transito” di Marcello Mazzoleni

Nubi in transito, Marcello Mazzoleni, recensione

“Nubi in transito” di Marcello Mazzoleni, La Memoria del Mondo Editore, è un libro in cui l’autore si mette a nudo parlandoci della sua ansia invalidante.

Il sopstantivo “Panico“, come giustamente riporta anche l’autore all’interno di queste pagine, deriva dal dio Pan, divinità mitologica greca, metà uomo e metà caprone (questo aspetto gli valse poi la visibilità in cielo, per riconoscenza di Zeus nei suoi confronti, che lo fece “diventare” Capricorno… ma qui sto divagando un po’) e la sua caratteristica principale era quella di comparire all’improvviso davanti alle persone (e non solo!) causando terrore e poi di scomparire lasciando le persone vittime di un’angoscia fulminea. Panico, appunto.

Panico,  Pan

Mazzoleni parla dell’unico attacco di panico che è precipitato nella sua vita a ciel sereno; parla di quanto questo fatto imprevedibile – e quindi capace di coglierlo indifeso – gli abbia, comprensibilmente, mutato i giorni che ne sono susseguiti.

“Si può davvero morire di paura? Direi che, evidentemente, di paura non si muore: di paura, infatti, ci si ammala solamente.”

Non vorrei addentrarmi nei meandri della mia psiche ma evitarlo mi risulta impossibile scrivendo di questo libro. Conosco il problema, conosco la patologia e, probabilmente proprio per questa mia sensibilità all’argomento, ho preso questo libro… perché è così che si affrontano le cose: analizzando, in modo incessante, il proprio cammino e analizzando le esperienze altrui per carpirne similitudini e divergenze. Non l’ho acquistato pensando fosse il Sacro Graal degli attacchi di panico e quindi non ne sono rimasta affatto delusa. Chi si espone narrando il proprio dolore, qualunque esso sia, si espone alla luce del sole, togliendo dall’ombra le sue fragilità e ponendole su un tavolo sacrificale. Così mi sono approcciata a questa lettura: piano e portando rispetto per una metabolizzazione altrui.

“(…) le mie quindici chiacchierate mi hanno aiutato a conoscere meglio il mio disturbo, a non temerlo e a capire che il Marcello è una cosa, la sua mente è un’altra e la realtà che circonda il Marcello è un’altra ancora.”

Ogni esperienza di vita è unica, propria, mai paragonabile – o quantificabile – per entità e impatto emotivo e questo è, per me, assodato.

L’autore ha avuto la sfortuna di avere un unico attacco di panico che gli ha condizionato la vita. Io ho avuto la sfortuna di averne svariati (dall’adolescenza a oggi).

Uno basta? Purtroppo sì. Uno solo può bastare per rovinarti la certezza dei tuoi passi. Ti manca l’aria nonostante tu sia in iperventilazione. Diventi distopica nell’arco di una manciata di secondi. Sudi. Gli altri lo vedono? Vedono che stai sudando in modo imbarazzante? Da fuori… da fuori si vede? Sono rossa? Si vede? Dio, le dita si informicolano, le gambe perdono forza, la vista si appanna. Svengo? Cado? Non qui. Non qui ché qui mi vedono. Potrei proseguire per ancora molte righe – sì, potrei anche scriverne un libro se solo mi decidessi ad analizzarmi su carta. Creare personaggi che si sentono la reincarnazione di Madame Bovary (Voglio soltanto un sorriso) o che devono metabolizzare un lutto improvviso subito in età tardo-adolescenziale (Un secondo lungo una vita), beh, mi risulta sicuramente più facile! – ma sto scrivendo quattro righe su questo libro di cui la protaginista non sono io e quindi lascio i paragoni con il mio vissuto, fuori in giardino, all’ombra dell’oleandro che sta sfiorendo.

“L’ansia è un sentimento, come la gioia o la rabbia, e come tale, si manifesta attraverso una propria sintomatologia.”

Queste sono pagine autobiografiche in cui l’autore – e la sua ammirevole e paziente compagna – hanno raccontato gli anni più bui che Marcello ha vissuto in binomio con “Sua Maestà L’Ansia”.

Ognuno, scrivevo prima, la approccia a suo modo. Marcello si è lasciato catturare dall’Ansia, l’ha resa unica regista delle sue giornate. Lei decideva sempre, sempre, sempre. Un unico attacco di panico e il resto è stato abbandono alla paura e staticità ingestibile.

Un unico attacco di panico, mi ripeto, unico eppure generatore di quella che è la vera ansia invalidante: la paura della paura.

Al di là dei vari storici personali, una cosa accomuna tutti quelli che vogliono lenire questa sensazione: la consapevolezza di doverci convivere.

Fondamentale è, infatti, studiarsi nei minimi dettagli, ammettere di avere dei limiti, riconoscerli ma provare a spostare l’asticella ogni volta più in là, anche fosse solo per un benedetto millimetro.

Questo libro parla, dettagliatamente, delle paure di Marcello, ce lo fa sentire amico e spesso avrei voluto dargli uno scossone di quelli potenti, quelli che lasciano i segni dei polpastrelli sui bicipidi degli scossi… non giudicatemi violenta eh? È che so quanto serva sia la dolcezza sia la determinazione, per vivere! Io mi sento dire spesso “Eh, ma tu sei forte!” ma no, se sono così è perché so quanto mi è indispensabile non mollare, perché non posso permettere alle mie fragilità, quelle che sono sempre lì, sotto quell’albero in ombra, di prendere la lavagnetta e dare il “Ciak, si gira!”. Io, io solo devo poterlo fare!

Ci vuole un lungo, e senza fine, percorso di autoanalisi e questo troviamo in queste pagine “di abbandono” scritte dall’autore.

I capitoli che mi sono piaciuti maggiormente – non me ne voglia l’autore ma lo devo proprio scrivere – sono quelli scritti dalla sua compagna. Una donna che non ha mai mollato, non ha mai smesso di sostenere il suo compagno… nemmeno quando, nel farlo, sarebbe stata più che giustificata (e lo dico da ansiosa, il ché è tutto un dire!). La forza delle donne, eccola qui, esposta tra pagine di nuvole in transito.

In molti scriviamo (e tutte le testimonianze, anche questa dell’autore, sono importantissime) di ansia e di turbe psicologiche, ma in pochi libri ho trovato il punto di vista di chi sta accanto al sofferente. Il vedente che si sente cieco davanti al dolore altri nonostante aguzzi la vista spinto dall’amore più puro e sincero!

“Aiutare è sicuramente bello, sopratutto quando vuoi bene alla persona da assistere, ma ciò non toglie che costi fatica e che ti ponga dinnanzi a numerose scelte che fanno chiudere alcune porte e io ormai non credo più alla questione della porta che si chiude per far aprire un portone!”

Monadi, siamo monadi che si incontrano e che determinano mutazioni reciproche. Faccio i complimenti a questa donna per la tenacia con cui ha difeso il suo sentimento d’amore.

Faccio i complimenti anche all’autore – è logico!- per la forza dimostrata nello scrivere questo libro. Guidare in autostrada, caro amico sconosciuto, richiede molto meno coraggio!

“Le nubi in transito, nel cielo della mia mente, stavano lasciando qualche piccolo pertugio: da un cervello totalmente coperto dall’ansia, ero passato ad una mente molto nuvolosa, tecnicamente sette ottavi. Il segreto stava ora nel cullare e nel proteggere quell’ottavo di cielo sgombro da nubi, dove filtrava uno spiraglio di luce che si stava facendo strada in me, con l’obbiettivo precipuo di far risplendere completamente o, comunque prevalentemente, il sole, lungo quel non certo agevole percorso interiore (…)”

“Incominciavo davvero a capire che non potevo impedire al mio corpo di mostrarmi segnali fisici, dovevo soltanto imparare a non temerli, a non invocarli e ad accettarli come parte di me, qualora si presentassero.

Un libro, una testimonianza che sicuramente è stata molto utile all’Autore e che può far sentire meno soli chi sta imparando ad affrontare questa patologia.

Socrate: O caro Pan, e voi altre
divinità di questo luogo, datemi
la bellezza interiore dell’anima e,
quanto all’esterno, che esso s’accordi
con ciò che è nel mio interno.
” – Platone, Fedro

Pan affresco, panico
Affresco allegorico con la figura di Pan e il Flauto, Reggia di Caserta.

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