Un unico capoverso di 471 parole!

Proust e il suo “periodo complesso”.

Proust, periodo lungo, analisi grammaticale, esempio

Alla faccia del “periodo complesso”!

Lo scrittore francese Marcel Proust ci ha regalato, all’interno del suo romanzo “Dalla parte di Swann“, un capoverso composto da ben 471 parole, un solo punto ma 6 punti e virgola, un due punti e una cinquantina di virgole.

Non ho letto il libro (intendo però farlo) e a propormi la lettura di questo capoverso è stato Leonardo Luccone nel suo “Questione di virgole“; lui aggiunge, inoltre: «Provate a scrivere una frase così – in un romanzo, in un racconto, in un tema o in un documento ufficiale –, vedrete, chiameranno la polizia.»

Allora eccovi il “pezzo” sotto i riflettori, eccovi un meraviglioso virtuosismo stilistico:

Ma avendo rivisto un po’ l’una, un po’ l’altra delle camere dove avevo abitato nella mia vita, finivo per ricordarmele tutte durante le lunghe fantasticherie che seguivano il risveglio: camere d’inverno dove, quando si è coricati, si ficca la testa in un nido messo insieme con le cose più disparate, un angolo del guanciale, l’estremità delle coperte, il capo d’uno scialle, il bordo del letto e un numero dei «Débats roses», cementati infine tra loro con la tecnica degli uccelli, cioè posandovisi sopra un numero infinito di volte; dove, quando il tempo è glaciale, il piacere che si assapora è quello di sentirsi separati dall’esterno (come la rondine di mare che ha fatto il nido in fondo a un sotterraneo, nel calore della terra) e, poiché il fuoco è rimasto acceso tutta la notte nel camino, si dorme dentro un grande mantello d’aria calda e fumosa, attraversata dai bagliori dei tizzoni che si riaccendono, sorta d’impalpabile alcova, di calda caverna scavata all’interno della camera stessa, zona ardente e mobile nei suoi contorni termici, ventilata da soffi che ci rinfrescano il volto e vengono dagli angoli, dalle parti della stanza che, vicine alla finestra o lontane dal fuoco, si sono raffreddate; – camere d’estate dove è bello essere uniti alla notte tiepida, dove il chiaro di luna che si posa sulle imposte socchiuse getta fino ai piedi del letto la sua scala incantata, dove si dorme quasi all’aria aperta, come la cincia cullata dalla brezza sulla cima d’un raggio; – a volte la camera di Luigi XVI, così allegra che nemmeno la prima sera mi ci ero sentito troppo infelice, e dove le colonnine che sostenevano con leggerezza il soffitto s’allargavano con tanta grazia per mostrare e difendere lo spazio del letto; – a volte, invece, quella – piccola e col soffitto così alto, scavata in forma di piramide nello spessore di due piani e rivestita in parte di mogano – dove, fin dal primo istante, ero stato moralmente intossicato dall’odore sconosciuto della vetiveria, certissimo dell’ostilità delle cortine viola e dell’indifferenza insolente della pendola che schiamazzava a tutto spiano come se io non ci fossi stato; dove una strana e impietosa specchiera quadrangolare, sbarrando obliquamente uno degli angoli della stanza, si scavava a vivo nella dolce pienezza del mio assuefatto campo visivo un posto non previsto; dove il mio pensiero, sforzandosi per ore di slogarsi, di stirarsi in altezza per prendere esattamente la forma della camera e riempire così fino in cima il suo imbuto gigantesco, aveva sofferto molte dure nottate, mentre giacevo nel letto con gli occhi alzati, l’orecchio ansioso, la narice aggricciata, il cuore in subbuglio, aspettando il momento in cui l’abitudine avrebbe mutato il colore delle tende, azzittito la pendola, insegnato la pietà allo specchio obliquo e crudele, dissimulato, se non proprio dissolto, l’odore della vetiveria, e alquanto alleggerito lo spessore apparente del soffitto.

[M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto – Dalla parte di Swann, trad. it. di G. Raboni, Mondadori, Milano 2014, pp. 7-8]

Bellissimo! Tutto d’un fiato senza sentirsi annegare in un mare di parole.

2 risposte a "Un unico capoverso di 471 parole!"

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  1. Perché mi chiedo. Cioè quale é la ragione vera per esprimere un periodo così lungo e complesso ? Quale significato reca questa struttura sintattica ? E’ vanità intellettuale o cosa ? Perché un poco di punti invero ci starebbero, o no ? Certo é grande scrittura però.

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    1. È vero che ai giorni nostri, in molti, tendono a prediligere e frasi semplici e corte, pulite e dal ritmo veloce… ma siamo sicuri la qualità del prodotto finito sia poi quella ottimale?
      Certo che ci starebbero – i punti – ma non sono necessari… è questo il virtuosismo di Proust. Sì, per saper scrivere correttamente senza punti, usando una perfetta punteggiatura, serve vanità intellettuale e coraggio. Io ho trovato sublime questo paragrafo 😊🤗

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