Recensione: “Mia nonna saluta e chiede scusa” di Fredrik Backman

Fredrik Backman, Mia nonna saluta e chiede scusa, libro, Mondadori

“Mia nonna saluta e chiede scusa”, edito con Mondadori nel 2016, è il secondo romanzo di Fredrik Backman, scrittore, giornalista e blogger
di successo (cliccando sopra il suo nome potrete accedere al suo blog). Dal suo primo libro “L’uomo che metteva in ordine il mondo” (Mondadori,
2014) è stato tratto un film. In seguito ha pubblicato i romanzi “Mia nonna saluta e chiede scusa” (2016), “Britt-Marie è stata qui” (2017), “Cose che mio figlio deve sapere sul mondo” (2017) e “La città degli orsi“(2018), tutti bestseller.

Mi è capitato di leggere una citazione – riportata da mia cugina sui social – tratta da questo libro e, subito, la musicalità di questo titolo si è fatta per me miele. Non convenite con me? Non è uno dei più bei titoli che vi siano mai capitati sotto gli occhi?

Mia nonna (e già la mia mente corre alle mie, di nonne… ) saluta e chiede scusa (quanta delicata gentilezza in quattro parole!).

Una bambina girata di schiena, una sciarpa a righe colorate, una busta di carta tra le mani e stivali di un arancio che sembra sfidare l’azzurro del cielo e il verde dell’erba fresca. Questa copertina mi fa pensare che la bambina sia scesa in strada durante una fredda giornata a cavallo tra l’inverno e la primavera.

Leggendo questo romanzo (una delle letture più belle di quest’anno ma non solo) ho scoperto che si tratta di partenze e dipartite, unite insieme dalla magia più potente: quella dell’amore.

Amore non mellifluo o sdolcinato bensì folle e assetato di vita e giustizia.

” Elsa ha sette anni, ma non le riesce granché bene avere sette anni. A scuola dicono che è “molto matura per la sua età” e lei sa che significa “parecchio disturbata per la sua età”. Sua nonna ha settantasette anni, e neanche a lei riesce granché bene avere la sua età. Dicono che è “arzilla”, ma Elsa sa che vogliono dire “pazza”. La nonna è anche il suo miglior amico, il solo, e insieme loro due hanno inventato un mondo alternativo dove non ci sono genitori che si separano, compagni di classe che fanno scherzi cattivi, un luogo dove tutti possono essere diversi e non c’è bisogno di essere normali. Ma un rivolgimento del destino sorprende Elsa lasciandola da sola con una lunga serie di lettere in cui la nonna chiede scusa a molte persone della sua vita. Elsa ha un compito, consegnare ciascuna lettera al suo destinatario. E l’inizio di una grande avventura: lettera dopo lettera, facendo la conoscenza di vicini di casa alcolizzati e vecchietti innamorati e cani isterici, Elsa conoscerà la vera (e sorprendente) vita di sua nonna. Una storia sul più importante dei diritti umani: il diritto di essere diversi, a tutte le età. “

Il romanzo è ambientato ai giorni nostri, Elsa ha una passione smodata per Harry Potter e si affida a Wikipedia ogni qual volta abbia bisogno di risposte; ha un barattolo in cui inserisce le “parole difficili” (n.d.a: ora che ho letto il libro, anche mia nipote di otto anni ha un barattolo in cui inserisce le parole difficili che trova durante le sue letture!) e non si separa mai dalla sua sciarpa grifondoro (la sta indossando anche in copertina!). Dovete sapere che io sono, forse, l’unica al mondo a non aver mai letto Harry Potter… ecco, in queste pagine un po’ di cultura, in tal senso, me la sono fatta; ora so, per esempio, cosa sia una sciarpa grifondoro e, cercando su internet, ho scoperto persino che esistono dei tutorial per farsela da soli.

“Ogni volta che la mamma e la nonna iniziano a litigare, Elsa si mette le cuffie e alza il volume della musica facendo finta che la mamma e la nonna siano attrici di un film muto. Elsa è quel tipo di bambina cha ha imparato presto nella vita che ti è più facile cavartela se puoi scegliere la colonna sonora.”

Fredrik Backman, però, non ci apre le porte SOLO di mondi incantanti che si intrecciano tra loro; dovete immaginare questo romanzo come un labirinto di storie reali tenute insieme – o scoperte – attraverso mondi di fantasia che provano a offrire una chiave di lettura per accadimenti lontanissimi dal quotidiano di una bambina di sette anni.

Principesse e cavalieri, come pezze di cotone unte di balsamo lenitivo.

Perché la realtà troppo spesso la fantasia la supera e le guerre che possono scatenarsi nei mondi incantati possono avere per vittime – o per protagonisti – bambini orfani di guerre reali.

“Una persona che sa dare vita a un racconto può diventare più potente di un re”.

Perché ciò che accade nel proprio vissuto, segna i giorni a venire, scavando rigagnoli capaci di diventare solchi profondi o voragini.

Profumi di biscotti appena sfornati, profumi di coccole mai date ma che sempre si vorrebbero dare, aromi che riempiono l’androne del palazzo e che salgono, salgono su per le scale, bussando alle porte di solitudini diverse.

Una nonna che par matta ma che di folle, però, non ha che la saggezza e un amore smisurato per la nipote.

«Solo le persone diverse cambiano il mondo. Nessuna persona normale ha mai cambiato un accidente» diceva la nonna.

La nonna di Elsa viveva a una velocità diversa dagli altri. Funzionava in modo diverso. Nel mondo reale crolla, quando tutto diventa caos, a volte le persone come la nonna possono essere le uniche che funzionano. Era il suo superpotere. Quando la nonna cercava di andare in un posto nel mondo, si poteva stare certi di una cosa sola: era il tipo di posto da cui tutti gli altri cercavano di scappare. E se qualcuno le chiedeva perché lo facesse, lei rispondeva: «Perché sono un medico, porca miseria, e quando lo sono diventato ho rinunciato al lusso di scegliere a chi devo salvare la vita».

Tra i personaggi del romanzo c’è quella che cammina ostentando sicurezza, che indossa sempre abiti neri e che vuol dare l’immagine di donna in carriera – con l’auricolare che penzola sempre da un orecchio – ma che Elsa ha beccato in situazioni imbarazzanti; c’è Cuore di Lupocosì simile a quella foto del bambino che la nonna di Elsa tiene appesa sul soffitto – prigioniero di manie ossessivo compulsive, che teme gli starnuti del prossimo e le contaminazioni batteriche, che rifugge il contatto per non sentirsi in collegamento con se stesso; ci sono Maud e Lennard, la prima e la seconda persona più gentili al mondo, che curano tutto con caffè, abbracci e biscotti a forma di sogni. E poi c’è Alf, tassista irascibile e scorbutico che a casa sta sempre in vestaglia e beve sempre caffè in continuazione.

Vuoi qualcosa?”
“Tipo?”
“Non saprei…un caffè?”
“Ho 7 anni!”
“E questo che diavolo c’entra?”
“Conosci molti bambini di 7 anni che bevono caffè?”
“Non conosco molti bambini di 7 anni…”
“Si vede”

C’è la donna con il bambino con la sindrome.

C’è Ulrica, la mamma di Elsa.

“Una volta la nonna aveva detto a Elsa che per la mamma fare il capo era solo una forma di ribellione adolescenziale e il massimo della ribellione adolescenziale che la mamma arrivava a sognare era “fare l’economista”. Elsa non ha mai capito bene cosa significasse ma più tardi quella sera, quando credevano che lei dormisse, Elsa aveva sentito la mamma sbottare: «Cosa ne sai tu della mia adolescenza? Non c’eri mai!» È stata l’unica volta che Elsa ha sentito la mamma dire qualcosa con il pianto in gola. La nonna era rimasta in silenzio e non aveva più parlato di ribellione adolescenziale con Elsa.

Ulrica che in grembo porta il fratellino di Elsa; Ulrica, incinta del suo nuovo compagno George, un uomo che Elsa, per rispetto verso suo padre, vorrebbe riuscire a detestare ma l’affabilità di lui rende la “cosa” impossibile.

E ancora, c’è l’ombra generata da Maud e Lennard.

C’è un cane speciale, un gigante buono che scoprirete leggendo la storia.

Ci sono bambini che fanno bullismo, presidi che sputano sentenze con troppa faciloneria, scimmie che sbrindellano sciarpe, poliziotte che con un occhio redarguiscono e con l’altro fanno l’occhiolino.

Poi… poi devo citare lei: Britt Marie, una donna che all’inizio vuol farsi detestare dal lettore distratto ma che, sin da subito, ha brillato sotto ai miei occhi. Lei, con la sua ostinata necessità di perfezione e ordine; lei che toglie il pelucco – invisibile – dai vestiti altrui; lei che brontola e fa polemiche degne dei più rompiscatole dei vicini di casa. Lei. Lei che mi ha commossa – e non è un modo di dire – fino alla lacrime. Lei che, mentre le fondamenta del suo amore crollano, pulisce il pulviscolo con il piumino della polvere. (Presto leggerò “Britt-Marie è stata qui” e non vedo l’ora!)

«”Non lottare con i mostri, perché potresti diventare un mostro. Se guarderai a lungo in un abisso, l’abisso guarderà dentro di te.”»

Un libro che con la leggerezza dei mondi di fantasia tocca le piaghe più nere delle anime sofferenti.

Un libro che alterna passaggi buffi e ricchi di ironia ad altri con tsunami per protagonisti, accadimenti capaci di partorire morte e devastazione umana.

Non tutti i mostri sono mostri fin dall’inizio e non tutti i mostri sembrano mostri.
C’è qualcuno che i propri mostri se li porta dentro e altri sono mostri per il dolore che hanno dentro.

Una regina ha potere solo finché tutti i suoi sudditi hanno paura dei conflitti.

Una bambina che credeva di essere senza amici al mondo che si riscopre perno di – e per – nuovi rapporti umani.

La diffidenza cede il passo alla fiducia, perché se si ha la voglia e l’intelligenza di andare oltre la “muraglia del diverso”, se si scavalcano le staccionate dei pregiudizi e si prova ad ascoltare con il cuore, con le orecchie e con gli occhi, beh, ecco che allora si scoprono mani tese – e tenderle a propria volta – diventa un gioco da ragazzi! Se si ascolta davvero, avviene un incantesimo alla Harry Potter, mi verrebbe da dire… ma non amo il fantasy (certi capitolo li avrei pure leggermente accorciati) e no: la sciarpa grifondoro proprio non ho intenzione di comperarla!

Consiglio questa lettura a tutti, perché è vero ciò che in molti scrivono: si tratta di un balsamo per l’anima, di un biscotto fatto di sogni, come un orsetto gommoso, ché mentre lo mangi non puoi proprio essere triste, perché no, proprio non puoi, nemmeno se lo stai mangiando per tristezza.

Ogni cosa deve diventare più oscura e più terribile per potersi sistemare nel finale.
Perché tutte le fiabe migliori funzionano così.

“A volte è complicato essere adulti”
“Beh,nemmeno essere bambini è proprio una passeggiata”

Titolo: Mia nonna saluta e chiede scusa
Autore: Fredrik Backman
Traduttore: Andrea Stringhetti
Pagine: 401
Anno di pubblicazione: 2016
Editore: Mondadori

6 risposte a "Recensione: “Mia nonna saluta e chiede scusa” di Fredrik Backman"

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  1. Si precepisce molto il tuo amore per le storie e le parole oltre che per i personaggi ben caretterizzati. Sei brava nell’invitare a sedersi tra gli scrittori e i libri in carne e ossa. Una compagnia assai corposa.

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