Emily Dickinson, Alfons Mucha e io.

Alfons Mucha, Art Nouveau, autunno, le quattro stagioni

Mentre l’estate ci sta volgendo le spalle, ho scelto una poesia di Emily Dickinson per guardare l’autunno de visu.

La bravura della Dickinson poteva, di certo, bastarmi ma no, dovevo cercare qualche cosa che potesse spalleggiarla – lo sapete: amo accostare pennellate e inchiostro, parole e colori, scritti e tele; amo intrecciare qualsiasi cosa, trama e ordito costante– così ho scelto un pannello decorativo, in stile Art Nouveau, di Alfons Mucha (esponente di spicco di questa corrente artistica meravigliosa!). Il pannello che ho scelto appartiene alla serie “Le quattro stagioni” (Mucha Museum Praga, mucha.cz).

Come spesso mi accade, mi sono lasciata intrappolare dalle pennellate dell’artista e ho provato a giocare un po’, dando, con la mia immaginazione, voce alla vista.

L’ESTATE È FINITA

Emily Dickinson

Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L’acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.

Alfons Mucha, Art Nouveau, stagioni, autunno
Alfons Mucha, Autunno (1896)

“Sono soave, sono immortale; sono incastonata dentro una tela, come un rubino incastonato al centro di un anello.

Io, io sono una Ninfa.

Non guardarmi troppo, potrei rapirti.

Perché vedi, guardami… non ti sembro io stessa un fiore?

Si muovono i miei ramati capelli, si avvinghiano ai tralicci di una vite in vigore.

Arriva l’autunno e l’aria vorrebbe farsi fresca e liberarsi della fretta portata dal sole, io pure. Io posso concedermi il lusso, dentro questa tela, di sfiorare l’orizzonte con uno sguardo trasognante e sicuro, per sempre.

Beata, mi sento. Mi sento beata. Per sempre.

Lui mi ha donato piedi scalzi e vesti neoclassiche, stoffe adornate con gioielli bizantini. Sono elegantemente libera e circondata dalle sfumature – e dalle preziosità – che meglio a me si addicono.

Sono una Ninfa, te l’ho già detto.

Con le dita sfioro gli acini di Dionisio… ma no, io non intendo lasciarmi da lui ingannare. Io sono libera. Libera sotto i deboli raggi di un sole che colora di porpora foglie e gote. Libera di farmi accarezzare i capelli da foglie che iniziano a tingersi d’ambra, ora, ora che l’estate se ne sta andando a riposare.

Un’opulenta ghirlanda di crisantemi bianchi, sui miei capelli, simbolo di silente attesa e di immortalità dell’anima.

I miei capelli, lingue di fuoco che non bruciano la candida innocenza.

Indosso la grazia della natura, il mondo vegetale che asseconda un rinnovarsi costante.

Resto qui, quasi immobile, in ascolto di un silenzio che mi cullerà in eterno.”

Lisa.

6 risposte a "Emily Dickinson, Alfons Mucha e io."

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  1. Che meraviglia, Lisa! Mucha mi piace molto, e le poesie di Emily Dickinson sono bellissime! Poi ci sei tu, che con le tue parole, e la tua eleganza nel disporle in maniera appropriata, susciti nella mia testa e nel mio animo, sensazioni bellissime. Grazie! ❤

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