“Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto” di Leonardo G. Luccone

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Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto” di Leonardo G. Luccone, Editori Laterza, ha vinto il Premio Dosi 2018 per la divulgazione scientifica, sezione Scienze dell’uomo, storiche e letterarie.

Si può leggere un libro – il quale, badate bene, non si propone come un manuale di grammatica – che parla di punteggiatura, senza annoiarsi o perdersi nei meandri di regole e sotto-regole, quasi esse fossero dei labirinti capaci di farci sentire Teseo senza, però, il filo di Arianna? Sì, se questo è il libro!

Facciamo un respiro; attenti: un respiro che non necessita di virgole!

Come molti di voi sapranno, mi piace scrivere e per farlo bene – o almeno questo è quello che mi propongo – credo sia fondamentale leggere anche testi come questo. Leggere articoli o libri capaci di far riflettere su aspetti che potrebbero scivolare nell’anonimato di un frettoloso ritmo, da tastiera, compulsivo. Non è il primo libro sui generis che leggo, ovviamente, e spesso i punti di partenza sono diversi. Tempo fa, per esempio, lessi un libro (di linguistica antica) che elogiava la virgola, ergendola su un podio con una corona di alloro profumato in testa.

Questo mi piace: che persone competenti – molto competenti – e qualificate mi facciano riflettere su un utilizzo piuttosto che un altro.

A proposito della inutilità della virgola, non la pensava così il poeta e scrittore argentino Julio Cortázar che scrisse: «La virgola è la porta girevole del pensiero». E fece questo esempio: «Se l’uomo sapesse realmente il valore che ha la donna andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca». Se sei donna, certamente metteresti la virgola dopo la parola «donna»; se sei uomo, la metteresti dopo la parola «ha»
(Umberto Maccioni)

Punti di vista validi che mi mettano dinanzi a esempi diversificati, solo così si può implementare il proprio bauletto degli attrezzi e, sempre solo così, si può definire il proprio stile; cesellando parole, ornando la punteggiatura, miniando frasi e creando un insieme armonico capace di esprimere nettamente ciò che si intendeva veicolare.

Luccone (tra le altre illustri cose, è il fondatore di Oblique, studio editoriale e agenzia letteraria) sottolinea l’importanza delle regole ma al fine di farle divenire argilla modellabile con la propria creatività.

Praticamente l’inflazionata “licenza poetica” rapportata in senso lato; una licenza che, se usata con cognizione di causa e non a casaccio, può risultare identificante e geniale.

Libero sfogo alla creatività espressiva, quindi, usando l’effetto del corretto utilizzo della grammatica.

Sentite questa storiella: c’è uno scrittore di grande talento visivo ma del tutto incapace di usare la punteggiatura. Appena ha finito il suo romanzo, chiama il suo editor e gli dice: «Senti, l’ho scritto sul tablet, tutto in minuscolo, e la punteggiatura non l’ho proprio messa, pensaci tu». L’editor gli risponde: «Sarebbe più facile se mi avessi mandato solo la punteggiatura corretta, senza le parole».
Questo per dire che nelle scritture che funzionano la punteggiatura è incastonata nel contenuto e, naturalmente, che una cattiva punteggiatura corrode il contenuto.

Come in un gioco di specchi affabulatori, magistralmente disposti, mi sono sentita rimbalzare di capitolo in capitolo; regole, esempi, spiegazioni e citazioni mi si paravano, armoniosamente, dinanzi.

  • Le virgole cannibali
  • Prime tre regolette sulla virgola
  • La virgola a tutto tondo
  • Virgola nelle enumerazioni
  • Virgola per collegare più frasi
  • Virgola con le apposizioni
  • Virgola prima o dopo un vocativo
  • Virgola con le interiezioni
  • Virgola con il gerundio
  • Virgola nelle dislocazioni
  • Virgola dopo costrutti impliciti
  • Il resto della virgola
  • Concessive
  • Ipotetiche
  • Prima o dopo avverbi a inizio frase o in mezzo
  • Virgola prima delle congiunzioni
  • Virgola obbligatoria davanti a e
  • Virgola prima e dopo una e
  • Incisi dopo la e
  • Virgola prima di ma
  • Virgola davanti alla o
  • Virgola nelle correlative
  • Virgola tra né… né
  • Virgola tra sia… sia
  • Forma disgiuntiva o… o
  • Virgole obbligatorie perché disambiguanti
  • Virgole stilistiche
  • Le virgole magiche
  • Il punto è virgola:
  • quando il punto schiaccia la virgola
  • La virgola e il punto che si travestono da due punti
  • Incisi
  • Criteri per creare gli incisi: perché usare un segno o un altro
  • Inciso con virgole
  • Inciso con trattini
  • Inciso cieco con trattino
  • Inciso con parentesi
  • Uso teatrale delle parentesi
  • Parentesi e punteggiatura
  • Incisetti funzionali
  • Incisi complessi per annidamento e architettura delle frasi
  • Le virgole virtuose
  • FOCUS. Subordinate temporali
  • FOCUS. Virgole, lunghezza e contenuto del periodo
  • FOCUS. Il proliferare di E e Ma a inizio frase
  • FOCUS. La scrittura accumulativa
  • FOCUS. I due punti
  • FOCUS. Gli incisi anglosassoni
  • FOCUS. Il burocratese: la lingua che si perde dentro sé stessa
  • FOCUS. La punteggiatura redazionale
  • Il punto e virgola
  • Il signor punto e virgola
  • Lunga vita al punto e virgola
  • Periodi in cui è presente un cambio di soggetto
  • Il soggetto rimane lo stesso ma c’è un cambiamento del contesto o della prospettiva
  • Creare parallelismi
  • Costruzione di un quadro articolato di elementi afferenti allo stesso soggetto o oggetto
  • Per unire frasi grammaticalmente identiche
  • Legame causa-effetto non esplicitato
  • Congiunzione e
  • Congiunzione ma
  • Congiunzione o
  • Usi anomali del punto e virgola
  • Punto e virgola davanti a relativa
  • Due punti mascherati da punto e virgola
  • Punto e virgola per delineare una frase che sembra un inciso
  • Punti e virgola belli e virtuosi
  • La fine del punto e virgola
  • FOCUS. La bella lingua. Antiburocratese per costituzione
  • Quello che scrivete è la vostra musica

264 pagine che sono “volate via” sotto ai miei occhi, occhi rapiti da scritti altrui!

Sul podio, credo Luccone voglia far salire il “Signor Punto e virgola”, me lo ha decantato con leggerezza e ironia, facendomelo quasi immaginare come un ometto che si sente trascurato e frustrato, all’angolo di una stanza diroccata, con la calce viva, a bolle, sulla parete di un palazzo che si tiene in piene grazie alle forze di emoticons giovani e aiutanti che lo vogliono spodestare da casa!

Ho sorriso spesso, leggendo queste pagine.

Ho sorriso quando Luccone mi ha “dolcemente parlato” – leggete il “dolcemente” con tono ironico! – del burocratese.

Perché scrivere in modo difficile,
se si può essere incomprensibili?
J.M. Keynes (attribuita)


Il linguaggio burocratico è tortuoso. Il burocrate si compiace delle sue stratificazioni. «Ci ho lavorato tanto. Fila benissimo. È un’opera d’arte» è quello che mio padre, per una vita funzionario dello Stato, diceva tutto soddisfatto quando finiva una delle sue intricate relazioni. «Perché non dai una letta?» Meglio di no. Per anni le mie proposte di semplificazione, i miei innocenti suggerimenti di rendere più chiaro un passaggio sono finiti nel nulla. La risposta alle mie osservazioni (all’inizio era un tentativo di editing) era sempre la stessa: «È così che va scritto. È uno stile. Se lo scrivo come dici tu non si capisce». «Come non si capisce?» «No, voglio dire, se lo scrivo come dici tu non sta bene. Direbbero che non so scrivere.» «Ah, è un codice?» «Una specie.»
Capito? Quella lingua arzigogolata, funesta, respingente che ci ha lasciato attoniti quando dovevamo compilare un modulo o semplicemente capire come si iscrive un bambino all’asilo o si richiede un certificato è un codice fatto apposta per non essere capito. Eppure lo Stato ha speso milioni di euro per la semplificazione. In rete trovate decine di manuali che aiutano a svecchiare un modo di esprimersi che sembra un residuo borbonico. Ditelo al vostro avvocato di scrivere in modo che si capisca; oppure al notaio, o ai medici quando vi consegnano i referti che, al di là degli aspetti tecnici, sono scritti per non essere penetrati se non da loro stessi.

Ecco! Allora non sono l’unica a immaginarmi sopra un unicorno che saltella, beato, di prato fiorito in prato fiorito, evadendo con la fantasia mentre qualche burocrate mi parla o “mi scrive”.

Certi pezzi vanno letto come se la ritmica fosse quella di un pezzo dei Metallica, o dei Muse, altri come se a cullarci fosse il ritmo di un dondolio conciliante. Lo scrittore competente questo fa: decide il ritmo, le note, dentro cui immergerci mentre leggiamo il suo “spartito”.

La tecnologia con una mano ci aiuta e con l’altra ci fa lo sgambetto; oggi tutti scrivono, sui social network, sulle applicazioni di messaggistica, ma scrivono. La fretta è sempre tanta e bisogna, sempre, rispondere in fretta altrimenti chi è dall’altra parte si scoccia e malpensa… ecco, cosa ne direbbe Oscar Wilde? Lui che su una virgola da inserire – o togliere – nel suo poema, ha riflettuto un giorno intero?

La punteggiatura in crisi? No, almeno se ci fermiamo alla quantità. Basta leggere un sms del cellulare, un post lasciato su Facebook o un tweet cinguettato nel web per imbattersi in una “manna” di segni. Puntini di sospensione a iosa; punti esclamativi ovunque; punti interrogativi che si moltiplicano a ogni piè sospinto. Al contempo, però, il pianeta digitale ha come espulso altri “simboli”: il punto e virgola è ormai inesistente; i due punti vengono impiegati con una parsimonia che rasenta l’oblio; la virgola è inserita in modo talmente casuale da far pensare che se ne abbia una manciata da lasciare cadere sul testo a mo’ di acquazzone fortuito
(Giacomo Gianbasso)

In conclusione:

Ho sottolineato gran parte del libro; ho deciso che mi dedicherò del tempo in più per spostare le virgole e vedere l’effetto che fa il risultato; credevo di dover limare il mio essere prolissa con un utilizzo maggiore di frasi semplici al fine di velocizzare il ritmo di lettura del lettore, dando swing… e invece rimarrò sulla mia strada, interpellando spesso Il Signor Punto e Virgola e i miei, da sempre adorati, incisi! Continuerò ad attaccare virgole ai vari infatti, tuttavia e quindi; anche se me ne è stato spiegato l’utilizzo, non userò il trattino lungo o lunghissimo (questo qui —, da non confondere con quello medio – e quello breve -) ma il problema non mi si pone dal momento che nella nostra grammatica non è presente, al contrario della letteratura anglosassone in cui prospera; difficilmente utilizzerò anche la punteggiatura a cannocchiale – almeno adesso, però, so di che si tratta! – .

Insomma, per quanto io possa scrivere, in questo libro c’è davvero molto!

Sotto la lente di Luccone sono passati gran parte dei nomi del panorama della letteratura – ma non solo -, di molti è stata evidenziata la genialità, la personificazione dello stile di scrittura (Proust, Baricco… ) di altri, beh, di altri:

Che dire? Sono esempi di scrittura povera, piena di enfasi ed effetti facili (come l’uso massiccio di frasi assertive brevissime), senza sfumature, sempre uguale a sé stessa. Potremmo scambiare a caso gli autori degli estratti, difficilmente ce ne accorgeremmo.

Ehi, l’ha scritto lui! Non io. Io ora vado a farmi una chiacchierata con il cardinale Pietro Brembo sul punto e virgola e sul suo Petrarca.

La punteggiatura va domata, solo così potremo lasciar fluire il nostro stile personale; quando la punteggiatura è corretta si cela, quasi magicamente, allo sguardo, divenendo invisibile; nemmeno ci si accorge che tutto sta scorrendo in modo fluido.

La punteggiatura è un’arma bellica!

  • Copertina flessibile: 264 pagine
  • Editore: Laterza; 5 edizione (7 giugno 2018)
  • Collana: I Robinson. Letture
  • Lingua: Italiano

9 risposte a "“Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto” di Leonardo G. Luccone"

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  1. Lo sai che mi ha intrigato tantissimo, questa tua recensione, Lisa? Grazie dei dati, provvederò in questi giorni a spulciare un po’ la sinossi, e man mano ci farò un pensierino. Garantito! 😉

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  2. “La virgola è inserita in modo talmente casuale da far pensare che se ne abbia una manciata da lasciare cadere sul testo a mo’ di acquazzone fortuito”. Questa frase mi ha fatto spanciare dalle risate! 🙂

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