“La nonna” poesia di Gabriele D’Annunzio

nonna, Gabriele D'Annunzio, poesia

D’inverno ti mettevi una cuffietta
coi nastri bianchi come il tuo visino,
e facevi ogni sera la calzetta,
seduta al lume accanto al tavolino.

Io imparavo la Storia Sacra in fretta
e poi m’accoccolavo a te vicino,
per sentir narrar la favoletta
del Drago azzurro e del Guerrin Meschino.

E quando il sonno proprio mi vincea
m’accompagnavi fino alla mia stanza,
e m’addormivi al suono dei tuoi baci.

Allora agli occhi chiusi m’arridea
in mezzo ai fiori, una gioconda danza
di fantasime splendide e fugaci.

Oltre che con la madre – Luisetta De Benedictis, con cui aveva un rapporto quasi simbiotico – Gabriele D’Annunzio aveva un rapporto speciale anche con sua nonna paterna, Anna Giuseppa Lolli , l’unica nonna che il destino gli concesse di conoscere giacché la nonna materna lasciò orfana di madre la figlia quando ella ancora era una bambina.

Anna Giuseppa Lolli, nonna, Gabriele D'Annunzio
Marchiani Francesco Paolo, 1800 – 1849

“La donna, ritratta a mezzo busto, è da identificare con Anna Giuseppa Lolli, moglie di Antonio e madre adottante di F.P. d’Annunzio; indossa un semplice abito adorno da una lunga catena d’oro. La testa è coperta da una cuffia ricamata annodata sotto al colloed arricchita da merletti. – fonte: Museid Italia

Un dipinto in cui le tonalità cupe, tipiche di quel periodo, non riescono sfumare la bontà che pare trasparire dagli occhi neri di una donna forse stanca, forse triste o, forse, semplicemente ritrosa nel farsi ritrarre – questi però sono miei voli di interpretazione suppositiva – una bontà che pare strabordare, invece, da questa poesia scritta da un nipote adorante; una poesia che non può che accarezzarmi il cuore, lievemente, come fosse una piuma. Tutta la potenza di un amore, straripa da questi versi che paiono profumare di violette e petali di rose sparsi a terra. Dita premurose che accarezzano, rassicuranti, i capelli di un bambino. Favolette e giri ai ferri, maglie che si legano insieme a costruir ricordi.

I nonni, le nonne…

Forse domani vi parlerò un po’ delle mie…

Adesso rileggo i versi di D’Annunzio, lasciandomi trasportare indietro nei miei ricordi, seguendo il ritmo di un lento e rassicurante cullare del cuore.

Buona notte.

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