Una parola tira l’altra su: “Britt-Marie è stata qui” di Fredrik Backman

Fredrik Backman, Britt-Marie è stata qui, romanzo, recensione

Dopo aver letto “Mia nonna saluta e chiede scusa” (cliccate sul titolo per leggere la mia recensione) non potevo non leggere subito come era proseguita la vita “d’inchiostro” di Britt-Marie.

Britt-Marie è uno dei personaggi partoriti dalla geniale penna di Fredrik Backman, autore svedese contemporaneo (pure più giovane di me, mannaggia!) che ha all’attivo vari romanzi – tutti di successo; dal suo primo romanzo, L’uomo che metteva in ordine il mondo – che non ho ancora letto -, è stato tratto il film con lo stesso titolo originale del libro.

Ma ritorniamo a Britt Marie…

Con un linguaggio semplice che caratterizza una prosa limpida e lineare, per nulla ampollosa, Backman, grazie all’utilizzo di un idioma colloquiale che fa sembrare tutto leggero quasi fosse il frutto di una fiction televisiva, ci porta a Borg, un piccolo paesino costruito attorno a una strada.

Ogni tanto un camion attraversa Borg e tutto il centro ricreativo trema come se si trovasse in mezzo a due placche continentali convergenti. Capitano spesso nelle parole crociate, le placche continentali, quindi Britt-Marie lo sa. Sa anche che Borg è proprio quel tipo di posto che sua madre avrebbe descritto come “dimenticato da Dio e dagli uomini”, perché era così che la madre di Britt-Marie descriveva la campagna.

Come ci è finita in quel posto che pare dimenticato da Dio e dagli uomini, Britt Marie?

Mi ero “innamorata” di questa cocciuta e irriverente sessantatreenne perché nel precedente romanzo (questo non è una costola del precedente, può camminare benissimo in modo autonomo ma leggerli in sequenza offre sicuramente delle sfumature in più) era talmente bisbetica da lasciar trasparire un mondo interiore simile a una giara straripante. Avevo persino pianto durante un passaggio nella trama – e pensare che non era nemmeno la protagonista!

E insomma, senza far spoiler – che è cosa che non mi piace – ci ritroviamo prima in un centro di collocamento (ricordate l’età: 63 anni!) e poi in questo paesino in cui c’è tutto pur non essendoci niente.

Sconforto? Delusione? Ritirar di remi in barca? No, perché se hai il bicarbonato con te, puoi affrontare tutto lo sporco del mondo!

I vasi sembrano contenere solo terra, ma lì sotto riposano i fiori in attesa della primavera. L’inverno richiede che chi bagna la terra abbia fiducia nel fatto che ciò che sembra niente abbia in sé un grande potenziale. Britt-Marie non sa più se ha fiducia o solo speranza. Forse nessuna delle due.

Come fa una donna non più in giovanissima età a reinventare se stessa? Come può divenire il perno di un microcosmo se nemmeno lei si conosce a dovere? Se non ha il coraggio di uscire dagli schemi, di infrangere le regole che governano una sana ed elegante apparenza; se non ha mai guidato da sola, se non ha mai avuto il coraggio di guardare il mondo da una finestra sporca – e per “sporca” intendo sporca di giornata -; se non ha mai avuto il coraggio di mettere i piedi fuori dalle sbarre che la tengono prigioniera… come? Come può divenire importante per gli altri una donna che non si ritiene degna di importanza se non “Britt-Marie in funzione di…”?

Borg è un paese su una strada. Di fatto è la cosa più gentile che si possa dire di Borg. Non è un posto che si possa descrivere come uno su un milione, piuttosto come uno di un milione. Ci sono un campo da calcio chiuso, una scuola chiusa, una farmacia chiusa, un negozio di liquori chiuso, un ambulatorio chiuso, un negozio di alimentari chiuso, un centro affari chiuso e una strada che porta in due direzioni.
Naturalmente c’è un centro ricreativo che non è stato chiuso, ma questo dipende soltanto dal fatto che non ce n’è stato ancora il tempo. Ci vuole parecchio per chiudere un paese intero, ovvio, quindi il centro ricreativo deve aspettare il proprio turno. Per il resto, le uniche due cose apparentemente esistenti a Borg sono il calcio e una pizzeria, che sembrano essere le ultime ad abbandonare la gente.
Il primo contatto di Britt-Marie con la pizzeria e il centro ricreativo avviene in un giorno di gennaio, quando la sua macchina bianca si ferma nel parcheggio sterrato tra i due edifici. Il suo primo contatto con il calcio è la violenta pallonata che le arriva sulla testa. (…)

Fredrick Backman stila il profilo di ogni abitante di Borg attraverso il modo che ognuno di loro ha di vivere i propri giorni. Giorni che parrebbero esulare dal concetto di “dignitosa esistenza” eppure…

Eppure ognuno di loro tiene la schiena diritta, anche chi non può camminare, anche chi è su una sedia a rotelle, anche chi non ha i genitori, anche chi annega il passato dentro l’alcool, anche chi…

Perché Britt-Marie è brava con il bicarbonato, è brava a pulire le macchie e a profumare il frigo con le essenze di vaniglia, è brava a ridar luce agli ambienti.

Perché gli abitanti di Borg, però, hanno imparato a vivere “nonostante” la mancanza di limpidezza.

“In questo senso i paesi sono come le persone. Se non si fanno troppe domande e non si spostano mobili pesanti, non si vedono i lati peggiori.”

Questo è un bel romanzo, capace di far sorridere, di indignare e di far riflettere.

Ovviamente c’è una protagonista assoluta ma, attorno a lei, complice del suo evolversi, c’è un microcosmo vivo e pulsante; ogni satellite ha la sua storia e il suo passato – spesso drammatico – e tutto si legherà assieme come particelle di mercurio che si attraggono formando uno scudo con cui affrontare il mondo -ché al destino, cari, mica si può sfuggire!

Numerosi i temi sociali affrontati attraverso una patina ironica e vincente; la solitudine sul podio, il giudizio degli altri, l’insicurezza, il bisogno di fuga contrapposto alla consapevolezza delle proprie radici.

Quanto pesano le decisioni prese dagli altri? Quanto pesano le nostre decisioni? Qual è il momento giusto per decidere in autonomia? Lo si riconosce, questo momento?

Perché la vita è più di un paio di scarpe con cui si va in giro. Più della persona che si è. È affinità. Sono le parti di se stessi in qualcun altro. Ricordi e strade e armadi e cassetti con i portaposate dove si sa che si trova tutto. Una vita intera di adattamento per un’organizzazione perfetta, una presenza modellata sulla base di due personalità. Una vita in comune fatta di tutto ciò che è normale. Malta e pietra, telecomandi e cruciverba, camicie e bicarbonato, armadietti del bagno e rasoi nel terzo cassetto.

Ci vogliono anni per imparare a conoscere una persona. Una vita intera. È questo che rende una casa una casa. In un albergo si è soltanto visitatori. Gli alberghi non sanno quali fiori adora una persona.

Fredrick Backman, Britt-Marie è stata qui

Questo è un romanzo di paesi su una strada, di ratti e di gente che tiene il cappellino al chiuso. Di primi appuntamenti di ragazzini e maglie sulle pareti di una pizzeria. Di Faxin e tendine di bambù, di bottiglie di birra nel cellofan e mobili dell’Ikea. Di pistole e inserti con i cruciverba. Di poliziotti e imprenditori. Dell’idiota alla luce dei fari di un camion. Di portiere blu e vecchie partite di calcio. Di tulipani viola e whisky e sigarette e madri perse. Di influenza. Di lattine. Di 1-0 contro la squadra della città. Di una ragazzina che para un tiro di faccia. Dello spazio. Dell’amore, dell’amicizia, della diffidenza, della fiducia, del perdono, della rinuncia, della rivincita, dell’odio, della morte e del germogliare.

Tutto questo è Borg e Britt-Marie, beh, Britt-Marie è stata qui!

2 risposte a "Una parola tira l’altra su: “Britt-Marie è stata qui” di Fredrik Backman"

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