Recensione “Guardarsi dentro rende ciechi” di Watzlawick Paul

Paul Watzlawick, G. Nardone; Guardarsi dentro rende ciechi, T.E.A. Tascabili Editore

Questo libro (curato da Giorgio Nardone – psicologo e psicoterapeuta italiano – e da Wendel A. Ray – ricercatore e – tra le altre cose non meno importanti – direttore dell’Archivio Don D.Jackson del Mental Research Institute di Palo Alto) è la summa del pensiero di Paul Watzlawick.

Paul Watzlawick è stato uno psicanalista di formazione junghiana che poi ha sviluppato – e definito – un approccio sistemico nella terapia del paziente.

Io ho sempre ritenuto importantissima l’analisi, l’autoanalisi e la ricerca, dentro di sè, delle soluzioni utili al muovere correttamente i propri passi. Ho sempre amato scavare, anche quando ciò implica dolore e lacerazione. Ho sempre sostenuto l’importanza del porsi domande, dell’accendere lampadine là dove gli angoli sembrano più bui.

Ho sempre sostenuto l’importanza di un percorso atto a guardare in volto eventuali mostri che albergano in noi, ancorati alle nostre viscere o liberi di camminarci dentro, tra pensieri e cuore.

Paul Watzlawick è noto per la chiarezza espositiva con cui esponeva le sue teorie e i curatori di questo libro hanno fatto altrettanto, diversamente non poteva però essere dato il fatto che entrambi lo hanno avuto per mentore e collaboratore.

Recentemente sono andata a una conferenza tenuta dal Dott. Gianluigi Giacconi (tra le altre svariate cose, docente di Tecniche di Integrazione Somato-Psichica – Scienze della Comunicazione presso la Scuola di Naturopatia H.Q.I. Human Quality Improvement) e spesso è stato citato il pensiero di Watzlawick.

Insomma, sia nel libro sia nelle conferenze a cui ho recentemente assistito mi sono ritrovata davanti l’elogio alla terapia breve!

Un passaggio del libro mi ha fatto particolarmente riflettere:

Spesso i pazienti commettono degli errori logici nella soluzione dei problemi, proprio come l’uomo proverbialmente intrappolato nelle sabbie mobili, il quale più lotta per uscirne più affonda e più affonda più cerca di liberarsi.

Se vi trovate con i piedi nelle sabbie mobili, quanto è utile, al fine di uscirne, interrogarvi sui motivi che vi hanno portato in quella infausta situazione? Zero.

Se vi trovate con i piedi nelle sabbie mobili le connessioni devono mettersi in azione, sfavillando quasi, per risolvere, nell’immediato, il problema. Altrimenti, oltre a non riuscire a camminare si rischia di aggiungere pensieri ad altri pensieri.

Giacconi ha fatto lo stesso esempio ma portando a esempio (scusate la ripetizione della parola) un camminatore che, improvvisamente, sente un malefico dolore dentro la scarpa. Che farà nell’immediato? Beh, si toglierà la scarpa e, se magari si tratta di un piccolo sassolino, lo rimuoverà e con esso rimuoverà, nell’immediato, il problema. Sottolinea il fatto dell’ascoltare le informazioni che, nel qui e ora, il nostro cervello – il nostro corpo – ci “passa”.

Certo, pare facile!

Il focus di questo libro è il cambiare l’immagine del mondo che produce dolore nel paziente. Di primaria importanza, ovviamente la teoria della pragmatica della comunicazione.

Un essere umano è coinvolto fin dall’inizio della sua esistenza in un complesso processo di acquisizione delle regole della comunicazione, ma di tale corpo di regole, di tale calcolo della comunicazione è consapevole solo in minima parte.

tratto da “Pragmatica della comunicazione umana” di P. Watzlawick, J. H. Beavin, D. D. Jackson

Lo studio della comunicazione umana si può dividere in tre settori: sintassi, semantica e pragmatica; la sintassi è la logica matematica, la semantica è la filosofia o la filosofia della scienza, e la pragmatica è la psicologia, ma in realtà, percepirne i contorni in modo netto e dettagliato è impossibile.

La comunicazione è un rapporto di ingresso e uscita, capirne il meccanismo è fondamentale e può essere salvifico.

Ogni famiglia ha i suoi miti, i suoi punti di vista, i suoi scherzi, un proprio sistema di valori e alcune distorsioni della realtà condivise dai suoi membri; di conseguenza parla un proprio «linguaggio», arricchito da «dialetti» individuali. Se vogliamo cambiare un tale sistema dobbiamo imparare quel linguaggio e i suoi dialetti.

Questo libro non intende essere un detrattore categorico verso le terapie tradizionali, anche se il pensiero degli autori, al riguardo, è palese, ma intende piuttosto focalizzarsi sul problem solving, sul Qui e ora.

Tuttavia, già Aristotele nella sua Retorica scrisse che occorreva mandare a vuoto la resistenza, suggerendone l’accettazione e l’utilizzo per la sua stessa risoluzione. Questa tecnica rispecchia la filosofia che è alla base del judo: invece di opporsi alla spinta del rivale, il lottatore di judo non solo vi cede ma addirittura la incrementa e il risultato è che l’energia si esaurisce nel vuoto e sbilancia l’avversario

Certo, se mi trovassi con i piedi nelle sabbie mobili non andrei alla ricerca di traumi infantili… ma dipende da che natura abbia, metaforicamente parlando, la sabbia che mi pietrifica i piedi.

Lavorare sui disturbi del presente utilizzando la comunicazione non forzata come mezzo per raggiungere il fine, è un pronto intervento importante che viene evidenziato a tinte fluorescenti nelle pagine di questo libro. Non credo questo escluda in modo netto l’introspezione e la “scivolata” all’indietro, nel nostro passato. Non credo che l’una cosa debba escludere l’altra… ma che si debbano valutare tutti gli “strumenti” di volta in volta utili al benessere di chi chiede aiuto.

Le parole possono far guarire in fretta, possono essere un balsamo guaritore per molti problemi. Le parole, i piccoli gesti di attenzione verso il prossimo, tutto può fare la differenza. L’attenzione – anche e sopratutto – verso se stessi è altrettanto importante.

Sfruttando le enormi potenzialità della comunicazione umana è possibile dare fiducia a chi è in difficoltà. Una volta abolite le etichette che condannano per sempre un paziente alla sua malattia sarà possibile costruire una realtà migliore.

340 pagine che catturano l’attenzione del lettore e che, in modo chiaro e fluido, espongono le varie teorie.

I capitoli raccolti in questo libro sono apparsi in riviste e saggi, li abbiamo selezionati per descrivere l’evoluzione del pensiero di Paul Watzlawick nell’arco di quarantacinque anni, abbiamo cercato di rispettare un ordine cronologico e li abbiamo suddivisi in tre sezioni; una più direttamente concernente la pragmatica della comunicazione e i suoi effetti nel campo della psicologia e della psichiatria; la seconda presenta il modello di psicoterapia breve evolutosi presso il Mental Research Institute di Palo Alto; alla terza presenta i brani più sintetici del suo pensiero.

Quindi Guardarsi dentro ciechi?

Non lo so, certo sarebbe limitante cercare delle risposte di causa effetto a ritroso nel tempo personale, senza prendere in considerazione i circuiti relazioni nel quale siamo costantemente immersi.  Insistere troppo sulla ricerca delle cause dei problemi potrebbe portare a una paralisi che impedisce di agire e quindi creare dei nuovi blocchi alla persona che necessita di trovare il proprio equilibrio.

Come dire: guardarsi dentro è importante ma non dimenticare che, più spesso di quanto immagini, la soluzione potrebbe essere davanti ai tuoi occhi… devi solo avere il coraggio di guardarla (che detta così, sembra cosa da nulla! 😉 )

(…) il terapeuta breve è interessato al modo in cui il problema insorge, a come questo si mantiene e a cosa, come requisito minimo, è necessario per risolverlo.
Secondo questa prospettiva, i pazienti sono semplicemente imprigionati in un ciclo relazionale chiuso piuttosto che essere affetti da un qualche disturbo o deficit. Spesso i pazienti commettono degli errori logici nella soluzione dei problemi, proprio come l’uomo proverbialmente intrappolato nelle sabbie mobili, il quale più lotta per uscirne più affonda e più affonda più cerca di liberarsi.

Insomma, di spunti su cui riflettere questo libro me ne ha dati parecchi…

Ne consiglio, senza ombra di dubbio, la lettura.

Lisa.

9 risposte a "Recensione “Guardarsi dentro rende ciechi” di Watzlawick Paul"

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