Sai perché si chiamano “gattini”? Te lo spiega una leggenda polacca

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La settimana scorsa ho accompagnato una mia carissima amica nella ricerca dei gattini del salice. Li abbiamo trovati e ho scattato più di qualche foto ma sono rientrata a casa con una curiosità:

Perché si chiamano “gattini”? C’è un motivo particolare o sono solamente nomi “nati un po’ così” e diventati popolari a suon di passaggio orale?

Io li chiamo “Gattini”, la mia amica li chiama Miu Miu, mio marito li chiama Mao, gli inglesi li chiamano pussy willow insomma, seppur il dialetto si sfumi a seconda del luogo, il riferimento ai felini domestici è assodato.

Perché?

Ci tocca andare in Polonia!

Un’antica leggenda polacca, infatti, narra di una gatta che, angosciata per la fine che avrebbero fatto i propri cuccioli, da poco gettati nel fiume da un uomo che voleva sbarazzarsene, stava manifestando tutto il suo dolore con strazianti miagolii. I Salici, presenti sulla sponda del fiume, si impietosirono dinanzi al dolore materno e tesero i loro rami verso il fiume per permettere ai gattini di aggrapparvisi, garantendo così loro la salvezza da un affogamento certo. Da allora, ogni primavera, i Salici non fioriscono ma, in ricordo di quanto accaduto, si ricoprono di una morbidissima infiorescenza lanuginosa di colore grigio chiaro – quasi cerulea – simile appunto al soffice pelo dei piccoli gattini; ed ecco spiegato perché, romanticamente, li chiamiamo così!

A me questi gattini del salix piacciono molto; durante la passeggiata ne ho trovati di due tipi: dei salici arbustivi ne avevano di belli gonfi e altri, invece, avevano i rami decorati da gattini piccolissimi, delicati, grandi quanto un chicco di mais! Mi sono emozionata, scorgendoli fra le fronde di altra vegetazione.

Simili a lacrime appoggiate, con tenera finezza, sui loro rami.

Tutti in fila, tutti vicini… ma alla perfetta distanza. Così simili alla vera fratellanza, alla bellezza di una natura perfetta; scrivendo queste righe, di getto mi vien da pensare alla natura geometrica euclidea “cose uguali a una medesima cosa sono uguali anche tra loro”

o al pensiero di Berkeley circa il rapporto estetico con la natura; le sue parole che descrivono sguardi estasiati, rapiti, davanti a una natura che da materiale sconfina nell’immateriale… perché questo fa l’equilibrio del percepito e perché questo ho provato io, scorgendo le piccole infiorescenze – saranno poi tali? non lo so… so solo che sono gattini!- di questa specie di salice.

La bellezza non fa rumore…

Poi penso alla leggenda, alle fronde dei rami intente in un gesto dolcissimo, protese come braccia in soccorso di chi sta affogando; penso all’importanza di allungare i nostri rami verso chi chiede aiuto, offrendo appoggio e forza per uscire dall’acqua; offrendo possibilità di respiro, quiete salvifica.

Penso alla differenza data da un attimo di attenzione, quella vera, quella donata a “cuore aperto”!

Se i rami del salix non si fossero protesi ora, forse, leggeremmo una leggenda dal sapore più triste e amaro, quella di qualche fiore nato dalle lacrime di una mamma che ha visto morire i suoi cuccioli senza riuscire a salvarli.

E niente, come al solito io parto da A ma prima di arrivare a B (la fine del discorso) passo per altre lettere dell’alfabeto; divago e contamino pensieri con altri pensieri e altri pensieri e altri pensieri…

Ma forse, in fondo, sono solo leggende: questi sono solo rami selvatici che graffiano un po’ la pelle se ti avvicini troppo e i punti cerulei non hanno nessun sentore romantico ma sono lì semplicemente perché così è, forse.

Forse la vista ha sempre più punti di vista…

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Sta di fatto che io, prima di scattare queste foto, mi sono sentita felice!
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11 risposte a "Sai perché si chiamano “gattini”? Te lo spiega una leggenda polacca"

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