Storie e leggende sul Fiore di latte e neve: il Bucaneve

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Rubando le parole allo scrittore e giornalista Giovanni Domenico Stuparich, detto Giani (Trieste, 4 aprile 1891 – Roma, 7 aprile 1961):

“I bucaneve nascono tra l’ultimo brivido dell’inverno e il primo bacio della primavera”.

Trovo quest’espressione bellissima, vedendo il loro chino capo muoversi sotto le carezze di una brezza mattutina immagino davvero sia un brivido di freddo, come un tremolio improvviso che fa danzare piccole campane, piccoli fiocchi di neve; campanelle che poi magari si quietano perché rasserenate dal bacio di un timido raggio di sole primaverile. Quanta dolcezza nelle parole di Stuparich!

Ma torniamo a noi… sapete perché nel titolo ho scritto: Fiore di latte e neve?

Se da alcuni vien chiamato Stella di neve, Lacrima di neve, Lacrima bianca, Stella del mattino, Galatino, Fior di neve, tutti lo riconosciamo di certo indicandolo come Bucaneve e il suo nome scientifico è “Galanthus nivalis”, nome greco composto da “Galathus = lattefiore + Nivalis = di neve”.

Bucaneve, stella del mattino, leggenda, inverno, primavera
I Bucaneve sono simbolo di vita e di speranza.

Assieme a ellebori, primule e violette è uno dei primi fiori a ornare il suolo durante il disgelo, durante lo stiracchiamento che alla Terra serve per scrollarsi di dosso un po’ di rigidità invernale – rigidità invernale, rigidità articolare, un po’ come me quando mi alzo dal divano o dal letto, insomma, si germoglia ogni volta! Ritorniamo seri và…

Bucaneve e tradizione Cristiana…

Associato alla giornata del 2 Febbraio dalla tradizione cristiana, il bucaneve è stato soprannominato “La bella signora di febbraio” proprio perché, infatti, fiorisce pressappoco in questo periodo dell’anno, quando era usanza che le giovani donzelle si vestissero in bianco e camminassero in processione alla Festa della Purificazione della Beata Vergine Maria, Giorno della Candelora, “il bucaneve veste nel bianco più puro, per primo fa spuntare il suo capo il giorno di Candlemas.”

Secondo un‟antica tradizione monacale, esso fiorisce in questo periodo in ricordo di quando la Vergine portò Gesù al tempio e là presentò la sua offerta. Un’altra ragione per cui il bucaneve è stato associato alla Vergine ha origine nell’usanza di rimuovere la sua immagine dall’altare il giorno della Purificazione e di spazzare il posto vuoto con questi simboli di purezza” – Tratto dal libro di T. F. Thiselton-Dyer sotto citato.

Bucaneve e rituale d’amore…

Tempo addietro, nei paesi europei, le ragazze si portavano appresso i fiori del Bucaneve come simbolo di purezza e c’è persino un rituale (di cui ho letto anche all’interno del meraviglioso saggio La Magia delle Erbe. Storia, folklore, incantesimi – la guida della strega moderna” di T. F. Thiselton-Dyer) un rituale d’amore, dicevo, affascinante e magico che doveva compiere chi voleva legare a sé la persona amata. Bisognava recarsi all’alba a raccogliere un mazzolino di Bucaneve ancora pregni di brina e gettare poi il raccolto, odoroso di mattino, in un ruscello. Se il mazzolino fosse scomparso dalla vista, trasportato dalle acque altrove, la persona amata avrebbe di certo ricevuto il messaggio floreale rimanendo fedele per sempre mentre se il mazzolino, malauguratamente, fosse ritornato a riva, le speranze era perse e l’amore sarebbe stato destinato al fallimento.

Il Bucaneve e Adamo ed Eva…

Un’altra dolcissima leggenda ci narra di un angelo che venne inviato a consolare Eva quando pianse sulla terra sterile su cui si ritrovò dopo essere stata cacciata dal Paradiso terrestre. Eva era circondata dal gelo, dal buio, dall’oscurità. Era stremata dal viaggio, senza forze, affamata, spossata. Ora nell’Eden non germogliava alcun fiore e la gelida neve continuava a scendere, formando un manto che sarebbe servito per il prematuro funerale della terra dopo la caduta dell’uomo. Eva si sedette e pianse e l’Angelo scese a consolarla ma Eva continuò ad essere scettica. Allora l’Angelo, senza smettere di parlarle, raccolse fra le mani qualche fiocco di neve cadente e vi alitò sopra, chiedendo loro di mutarsi in boccioli; quando i fiocchi toccare il terreno si trasformarono in germogli e fiorirono in Bucaneve, fiore che Eva amò più di tutte le altre belle piante del Paradiso! E l’Angelo le disse: “Questo fiore, Eva, è una promessa, un pegno che presto giungeranno il Sole e l’estate.” La missione dell’Angelo terminò, egli se ne andò altrove ma dov’era stato, accanto a Eva, rimase un profumatissimo cerchio di Bucaneve. Ecco il Bucaneve quale simbolo della speranza.

Il Bucaneve nella mitologia greca…

Stavolta entrando in campo, a dir loro su fiori e mitologia, Dedalo e Icaro. Come sappiamo, Dedalo, stanco della prigionia e desideroso di tornarsene ad Atene, costruì delle ali composte da piume e cera per sé e suo figlio Icaro. Ma i figli, si sa, raramente ascoltano i consigli e le raccomandazioni dei genitori e durante il volo, Icaro, si avvicinò troppo al Sole, le sue ali di cera si sciolsero e lui, rimasto senz’ali, cadde in mare e morì. Suo padre Dedalo, ovviamente disperato, aspettò il corpo del figlio che gli venne restituito dalle onde del mare sulla spiaggia e quindi lo seppellì. Pare che da allora, sul punto in cui Icaro fu messo a dimora eterna, al giungere dei primi giorni miti, un vento triste e piangente sparga lacrime che posandosi a terra si trasformano nei fiori bianchi, simili a lacrime di neve, che conosciamo come Bucaneve.

Il Bucaneve nella mitologia celtica…

Simile alla tradizione cristiana di cui ho scritto sopra ma durante il giorno precedente, in Irlanda il 1 giorno di febbraio si festeggia l’Imbolc omaggiando il culmino dell’inverno. Chissà se si tratta di una festa antica o se questa festa si tiene ancora? Ad ogni modo leggo che questa festa celebrava il colore bianco che rappresentava non la Beata Vergine in questo caso ma la Dea Brigid (divenuta poi Santa Brigida), protettrice dei poeti, dei guaritori, dei druidi, dei combattenti e degli artigiani, in particolare dei fabbri; e celebrava il colore bianco del latte, il nutrimento importantissimo quanto prezioso perché alimento principale degli agnelli. Una festa di buon auspicio quindi, di fertilità, di cibo e protezione.

Chissà se il grande Renoir, assieme alla corposa – calpestata, tormentata – neve ha immaginato qualche piccola stella mattutina caduta a terra, germogliata, come fiocco di speranza dal suono campanellino. Stella di neve tra fiocchi di gelo.

Renoir – Paesaggio di neve, olio su tela

“È l’ora fredda, questa: prima che scattino le luci. Qualche bucaneve in giardino. Sì, pensavo: viviamo senza futuro. Questa è la cosa strana: coi nasi schiacciati contro una porta chiusa”
Virginia Woolf

“La stagione del tuo amore
Non è più la primavera
Ma nei giorni del tuo autunno
Hai la dolcezza della sera
Se un mattino fra I capelli
Troverai un po’ di neve
Nel giardino del tuo amore
Verrò a raccogliere il bucaneve”
Fabrizio De André

E intanto io continuo a camminare a sogni aperti… ah no, era ‘continuo a sognare camminando’!

Alla prossima,

Lisa.

6 risposte a "Storie e leggende sul Fiore di latte e neve: il Bucaneve"

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