Anche se non sono proprio skillata, non ghostingatevi!

neologismi, parole nuove, parole, linguistica, Accademia della Crusca

Nel suo “Frammenti di un discorso amoroso” Barthes scriveva che “le parole non sono mai pazze… è la sintassi che è pazza”; chissà cosa direbbe dei neologismi che spopolano tra i ‘gggiovani‘ – ma non solo tra loro!

Il mondo è in continuo cambiamento, gli intrecci linguistici sono, mi verrebbe da definire, liquidi quanto la società… e questo è logico e inevitabile.

Ecco quindi le ultimissime parole a cui l’Accademia della Crusca ha dedicato delle schede all’interno del suo portale:

  • Triggerare:

 Ambito d’uso: economia, elettronica, fisica, informatica, medicina, musica, psicologia, rete, social media

Definizione: 1. innescare, attivare, far scattare 2. attivare (in senso psicologico), far arrabbiare, pungere nel vivo, provocare, uscire di testa

Prima attestazione: 1976

  • Bralette

Ambito d’uso: moda

Definizione: modello di reggiseno caratterizzato dall’assenza di coppe preformate, ferretti e imbottiture, composto da due triangoli di stoffa ampiamente decorati che fasciano il seno e diventano bretelline.

Prima attestazione: 2011

  • Poliamore

Ambito d’uso: nuovi media, rete.

Definizione: possibilità o pratica di intrattenere più di una relazione intima (sessuale e/o sentimentale) contemporaneamente, con il consenso esplicito di tutte le persone coinvolte

Prima attestazione: 2016/2018

  • Skillato

Ambito d’uso: aziende, informatica, lavoro, scuola, sport, videogiochi

Ambito d’origine: mercato del lavoro

Definizione: competente, esperto, dotato di particolari abilità in un dato campo, qualificato o specializzato

Prima attestazione: 1995

Queste sono le parole inserite in questo nostro – fresco di nascita – 2020 e probabilmente qualcuna di queste parole appartiene già al vostro slang tecnico (mio marito, per esempio, trigga e skilla durante il suo lavoro – che dai… detta così fa ridere!).

Scorrendo l’elenco dei neologismi, sempre prendendo come fonte – ovviamente! – l’Accademia della Crusca, ne ho lette delle belle!

Per esempio, se vi sentite dare del Bufu attenti a non ringraziare, giacché non vi stanno rivolgendo un complimento proprio proprio carino… eh no, vi stanno dando della persona stupida e perdente. L’ambito di origine di questa parola è l’Ahimè svilente linguaggio del rapper, infatti, a voler essere diretta e poco elegante, in realtà se vi danno del Bufu vi stan dando del coglione… (che poi a me dia fastidio pure scrivere quest’ultima parola è un’altra cosa)!

E poi… poi io non sapevo che quando decoro una torta, dopo averla tolta dal forno, starei dressando!

Quando i miei amici mi dicono «Ci troviamo al solito posto, alla solita ora» non sapevo che annuendo potevo esclamare «Eskere

Eh… lo so, non ho tante primavere quante quelli che eskerano all’aria aperta, senza pudore, con scioltezza, impudici… non temono nemmeno il congiuntivo, loro! Loro eskerano, svapano, trappano, danno del bufu a cani e porci, poliamorizzano aggiustandosi le bralette, si impegnano a skillare in qualche cosa (e lo auguro loro di cuore!), comprano occhiali swag, si bitchizzano a vicenda – vabbeh, so’ vecchia! Io mi limito a chiamare la mia amica sis anzichè, ovviamente, bro‘ – poi loro stanno attenti ai bedos (i carabinieri) e non fanno la snic (la spia); abbozzano (nel senso che pomiciano), si abbuminano (fumano a tal punto da non riuscire a stare in piedi, un abbuminato è uno che è ‘troppo perso’) e se stanno riposando – al punto da sembrare larve comatose, stanno appallozzando; se appattano stanno facendo quadrare i conti e se attraccano significa che stanno conoscendo una ragazza e cominciando una storia; se hanno un balordone significa che sono in preda all’ansia e all’agitazione; se barano al gioco, banfano; la ‘bella storia!‘ è “una gran bazza!” e stanno sempre al bipper, il cellulare… ma adesso mi sono addentrata nello slang più che nei neologismi ufficiali e questo sarà sicuramente materiale per un prossimo articolo slanghizzato!

Però ehi, io dentro un personale millennium bug non ci voglio finire! Conficco le unghie sulle pareti lisce e per resistere twitto, mi selfizzo, seguo le/gli influencer che mi parlano delle cose che mi interessano (book, per esempio), faccio in modo di avere sempre almeno un amico hipster e comunque minimo un paio di loro devono essere Indi, non sopporto le pancine, spero di non cadere nelle trappole degli hater, uso l’hashtag quando mi va, sono incappata in qualche episodio di ghosting negli ultimi due anni e uso gli emoji perché non sempre voglio essere prolissa.

C’est la vie!

Nuoterò in questa liquida società Baumaniana e… che aggiungere

speriamo che me la cavo!

Lisa.

P.S: “Le parole son l’ombra de le cose, / e le cose il model de le parole.” Pietro Aretino, L’Orazia

nerd, parole, neologismo, emoji

14 risposte a "Anche se non sono proprio skillata, non ghostingatevi!"

Add yours

  1. Skillato è cacofonico all’ennesimo potenza. Di solito lo usano gli HR (che non sono dei mostri in trasparenza e sinpatia). Una volta uno di loro, parlandomi di un candidato usò questo termine. Da quel momento in poi anche se ero fisicamente presente, avevo immediatamente spento il cervello. Triggerare se l’avessi usato 25 anni fa, mi avrebbero preso per un nerd (senza sbagliare). Ora vedo essere stata sdoganata.

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    1. Anche io avrei spento il cervello, o meglio, avrei iniziato a cercare attorno a me conigli parlanti, fiori ridenti e gatti stregati :-D.
      Per quanto riguarda “triggerare” forse ancora attualmente ti prenderebbero un po’ per nerd 😀
      La lingua si evolve, si sfuma con altri idiomi, si colora di forme dialettali – o settoriali – si mescola con l’intento, per alcuni inconsapevole, di globalizzarci dentro una codifica unica… ma è sempre un bene questa omologazione, questa quasi spersonalizzazione sociale composta da soggetti individuali? Io non sono anacronistica (anche se, per certi versi, potrebbe sembrarlo) e seguo con interesse e curiosità il divenire seguendo il flusso, però mi chiedo se non si stia rischiando di togliere troppo sfumature…

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      1. Le lingue sono degli organismi viventi. Entrano in contatto con gli altri, si contaminano, si arricchiscono, si evolvono, ma allo stesso tempo, come tutti gli organismi viventi possono anche ammalarsi o prendere brutte involuzioni. Non mi spaventa molto l’ingresso di termini anglofoni, tecnici per estremo anche i dialettali, ma l’impoverimento di una lingua. Se leggo un articolo di giornale oggi, trovo che ci siano molti meno termini rispetto ad un articolo della Serao per esempio. Ma anche leggendo un libro di un autore contemporaneo trovo facilmente che sia molto meno ricco da un punto di vista lessicale di un romanzo di Svevo, Pirandello o Deledda. L’omologazione è un processo ineludibile, ma ciò non toglie che difendere la propria lingua dal suo impoverimento sia una cosa altrettanto lodevole. Trattano molto meglio il francese i belgi francofoni (parlo perché qui ci vivo) degli italiani l’italiano (e non mi riferisco ai problemi di analfabetismo funzionale o di ritorno) ma anche a chi con l’italiano ci lavora quotidianamente e vive in aree metropolitane e molto sviluppate. Scusa per il commento troppo lungo.

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        1. Innanzitutto mi piacciono i commenti lunghi, scritto ciò…
          Questo impoverimento è proprio quello a cui alludevo con “perdita di sfumature”.
          Tutto oggi è sempre più asettico (e non solo per il gran utilizzo di amuchina et similia), tutto subito fruibile, tutto immediato, stringato giacché non c’è il tempo per attivare troppe sinapsi.
          Mi spaventa? Molto.
          Ogni cosa è indicativa, anche lo slang o le trending word.
          I francesi? Altro mondo! In stazione o capisci subito ciò che dicono al megafono o… non capisci e resti alla panchina, attendendo un messaggio in inglese che, ahimè, non arriva 😂
          Patriottici fino all’osso.

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        2. Buongiorno Lisa, credo siamo in sintonia, più di quello che ci si potesse aspettare. Condivido tutta la prima parte del tuo commento sulla lingua italiana e sulla importanza delle sfumature e sulla “perdita” di sinapsi. Anche se sono un “povero” ingegnere, ho sempre dato molta importanza alla lingua e alle sue (in)evoluzioni. Tempo fa, avevo scritto un post un pò irriverente sul “neoitaliano”, questo non per fare delle ineleganti autocitazioni, ma per dar prova di quanto il tema mi “preoccupi”. Tu citi i francesi (io vivo nella zona francofona del Belgio; comunque ci sono delle differenze profonde tra Vallonia e Francia al di là della lingua, qui la gente conosce abbastanza bene almeno altre due lingue oltre al francese, e non è cosi sciovinista, ciò nonostante si parla un francese ricco, pieno di sfumature e non tanto intaccato da anglismi), ebbene, qualche mese fa in una TV francse ho ascoltato un’intervista ad un’attrice italiana (non faccio nomi) che vive in Francia da più di 20 anni. Al di là della questione accenti (una delle tiritere italiche, francamente anche stucchevole) si era espressa con un vocabolario ricchissimo, e con delle sfumature incredibili per un non nativo. Ad un certo punto, mi sono detto: “Si esprime molto meglio in francese che in italiano”. Ripeto, se facciamo un parallelo tra pari livello, e prendiamo non il caso di un’attrice, ma di un manager francese, parigino, e lo confrontiamo con un manager italiano, residente a Milano (non necessariamente milanese di nascita), aventi ambedue il medesimo retroterra scolastico ed accademico, oltre che lavorativo, io noto subito delle differenza profonde tra i due. Il primo parla in maniera dettagliata e piena di sfumature nella propria lingua (con un ventaglio limitato e consono di anglismi, legati per lo più alla sfera del campo economico), il secondo crede di avere quelle sfumature di cui tu parli, solo perchè sta infarcendo ogni tre per due le sue frasi con inutili anglismi (oltre quello strettamente necessari). Queste purtroppo non sono mie fantasie o supposizioni, ma episodi riscontrati nella realtà in quasi 20 anni di lavoro. Ho scritto un altro papiro. Grazie per i tuoi spunti. Buona giornata. Fritz ,-)

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  2. Triggerare lo uso anch’io nel quotidiano. Ad esempio chiedendo “Sei triggered?”. Adesso si sta relativamente diffondendo anche “Fra” come equivalente di “Bro”. 😅

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  3. Skillato lo conoscevo; di trigger sapevo in ambito fotografico, quindi l’avrei capito. Tutto il resto, buio totale, ma per fortuna hai acceso la luce! 🙂

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  4. A cavartela te la cavi benissimo. E poi ci tieni informati sui cambiamenti del linguaggio. E poi non si può mai sapere. Può capiatre che una sera(tra due settimane, tre mesi, un anno?)ti ritrovi fuori una pizzeria e ne senti più d’una e rispondi a colpi di selfizzi e gli emoji consigliati dalla maggior bonazza di influencer. Efortunatamente senza incappare in qualche episodio secondario di ghosting.

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