“Narrazione ed esperienza. Intorno a una semiotica della vita quotidiana” – di Marrone, Dusi, Lo Feudo

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Una parola tira l’altra – ora che ho terminato di leggerlo – su “Narrazione ed esperienza. Intorno a una semiotica della vita quotidiana saggio a cura di Gianfranco Marrone, Nicola Dusi e Giorgio Lo Feudo; edito con Booklet Milano e facente parte della collana Meltemi.edu.

Esordisco con un’interiezione che narra il mio primo pensiero dopo aver chiuso il libro: wow! E già da questo potrei partire, seguendo un assist che mi sono regalata senza rifletterci: ho usato un interiezione, parola onomatopeica, parola che “suona” facendo vedere al lettore un’entusiasmo esplicitato. Una piccolissima parola, quindi, ha narrato il mio “sentire”.

Sono un po’ in difficoltà, lo ammetto, nello scrivere di questo saggio e lo sono giacché in esso, di carne sul fuoco, ce n’è molta, anzi: moltissima! Come posso sintetizzare tutto quello che ho studiato (perché di questo si è trattato: di uno studio interessantissimo e, spesso, ricco di spunti su cui riflettere) attraverso queste pagine che, sorpresa mia, sono meno di 200! Davvero, non leggendone il progressivo numerale – perché non ci facevo attenzione – e rendendomi conto della mole del “materiale” che mi scorreva sotto agli occhi, beh, credevo che il tomo constasse di 500 pagine, tipo.

Spettacolare!

Affido alla sinossi ufficiale la pulita descrizione del libro, così “parto facile!” 😉 e poi sarò libera di scrivere una riga suggerita da questo, da quello, dal centro, dalla fine o non so come farò… ma farò!

Al di là della sua doppia anima linguistica e filosofica, la semiotica s’è spesso occupata dei meccanismi interni, dei valori sociali, degli effetti estetici e delle conseguenze pragmatiche della narrazione. La scienza del segno e della significazione ha ripreso con forza l’eredità della “Poetica” aristotelica, integrandola con gli studi folklorici ed etnologici, le ricerche sui mass media, il comparativismo linguistico e religioso, l’analisi letteraria, la teoria dell’arte e l’iconologia, la pragmatica linguistica, gli studi strategici, non solo contribuendo alla costruzione di una narratologia coerente ed efficace, ma addirittura proponendo la nozione di “narratività” come ipotesi interpretativa dei sistemi culturali. Da qui l’idea che le strutture narrative contribuiscono all’articolazione semantica dei testi e dei discorsi, narrativi e non, ma anche delle pratiche sociali concrete e delle esperienze vissute. Idea che è poi transitata in campi limitrofi di ricerca, dalla filosofia ermeneutica alla sociologia delle tecniche, dalle pratiche psicologiche e psicanalitiche alle riflessioni pedagogiche, dalle ricerche sociali alla semantica cognitiva e così via. Questo libro propone un riesame collettivo di queste tematiche, ridiscutendo in particolare la relazione tra narrazione ed esperienza in vista della fondazione scientifica di una semiotica della quotidianità.

All’interno del libro, saggi di (li riporto tutti): Denis Bertrand, Pierluigi Basso, Antonino Buttitta, Guido Di Fraia, Guido Ferraro, Ugo Volli, Eric Landowski, Francesco Marsciani, Maria Pia Pozzato, Isabella Pezzini, Peter Fröhlicher.

Come ho scritto sopra – o avrete evinto dalla sinossi – in questo saggio c’è davvero di tutto – o quasi – c’è psicologia, letteratura, semiotica, analisi, riferimenti, immagini, spunti, arte… c’è tutto questo e il motivo è facilmente intuibile: la narratività – o narrazione? 😉 – si arzigogola, quasi giocando, attraverso i mezzi più disparati.

Ci sono dei capitoli di cui ho sottolineato quasi tutto, altri che sono scorsi un po’ più lievi; conoscenze – le mie – che si confermavano assodandosi, altre che si implementavano evolvendosi.

Questo deve fare un buon saggio: far riflettere chi ne legge le pagine.

Ed ecco che mi son ritrovata ad analizzare oggetti di valore come una proiezione di qualche cosa che sta dentro il soggetto. Volgendo lo sguardo nello stesso contenitore – il libro – ho potuto comparare velocemente il pensiero di Greimas con quello di Courtés o di altri semiotici strutturali.

“L’Oggetto di valore sta nella capacità del suo obiettivo di tradurre il mondo in un’immagine vendibile, in uno spettacolo, e reciprocamente di dimostrare che quello che incontriamo là fuori nel mondo è solo la manifestazione oggettivata delle fantasie e delle paure che nascono al nostro interno. Non parleremo dunque di “congiunzione” bensì di una forma raffinata e quanto mai complessa di embrayage: un abbraccio con fusivo fra il piano del Soggetto e quello dell’Oggetto, fra il costruire i valori e il farne esperienza, fra la scrittura e la lettura del mondo.” Guido Ferraro

“L’amore è forse un fatto in buona misura semiotico, uno scambio felice di interpretazioni reciproche… ” Guido Ferraro

Vari sono i modelli attanziali presi in analisi in questo saggio, varie le diramazioni, vari i punti di vista.

Quanto, per esempio, incidono le forme di eterodirezione sul percepire – e sul percepito – un senso comune? Quanto siamo, quindi, influenzati dai mezzi di comunicazione di massa circa un reale percepito, collettivo? Quanto è importante un’articolazione sintattica strumentale? Quanto è importante riconoscere una correlazione tra il piano dell’espressione e quello del contenuto, gli intrecci che si fondono nella costruzione di un senso? E gli studi degli psicologi, circa i bambini che imparano a costruirsi – ad architettare – la propria percezione del sé collocandosi all’interno di una società, facendosi soggetto attivo nel rapporto con il mondo che li circonda, non rappresentano, forse, questi studi una forma di narrazione?

Lancioni e Marciani mi hanno poi scritto di etnosemiotica, la prospettiva disciplinare che coniuga la concettualità semiotica e la metodologia etnografica e da amante della filosofia in tutte le sue accezioni, non ho potuto far altro che sottolineare quasi tutto il loro “capitolo“. Ancora dibattiti, ancora comparazioni tra Greimas e Ricoeur sullo statuto delle strutture narrative e sul loro, inevitabile, rapporto con il “mondo della vita“. E via di empirismo, di filosofia platonica o aristotelica e di ermeneutica!

Molto interessante anche il saggio di Maria Pia Pozzato sul “qui pro quo” significativo: narratività o narrazione? Sulle differenze – non sottili – tra langue e parole

Aggettivi e verbi non corrispondono, necessariamente, a livello profondo, a qualificazioni e ad azioni.

Attenzione!

Accidenti, non posso continuare citando ogni singolo saggio contenuto in questo libro, rischio di perdere quella parvenza di sintesi che già poco conosco di mio! Come faccio? Come faccio a selezionare passaggi importanti se quasi tutto il libro ne è pregno?

Vado di elenco di parole – o piccole frasi – chiave, espediente a cui spesso ricorro 😉

In questo libro, oltre al già sopra citato, trovate, tra gli altri:

Proust, Hannah Arendt, Walter Benjamin, Adorno, ritorno del soggetto a se stesso, Victor Turner, processo esperienziale, atrofizzarsi della modernità, analisi del saggio “Il Narratore” – L’arte di narrare si avvia al tramonto? – critica letteraria, sociologia, materialismo storico, libri antichi, artigiani come prototici di narratori, Gèrard Genette, valore della letteratura orale, Bichsel, poesia, Auden, Propp, ciascuno di noi è una moltitudine, Pessoa, Jorge Semprun, la scrittura o la vita, metonimia, la vita delle forme e la vita nelle forme, Rastier, il latino è la lingua della religione, appartenenza linguistica, genere, l’incredulità di San Tommaso (questo capitolo/saggio è meraviglioso!), Caravaccio, potere evocativo dell’arte, scelte stilistiche come imprinting comunicativo, La Fontaine, Il matto che vende la sapienza, geroglifi, interpretazioni multisensoriali, pattern emotivi per una semiotica del destino, Leopold Szondi, Peter Szondi, terapia psicologica del destino Vs. tragicità di pensiero, Giano bifronte del destino irride e arride contemporaneamente, Heideggerpoteva forse mancare? – anancastia, il destino è una vertigine di senso, Peirce, Baudrillard, le cose vanno a caso e il caso le riunisce, Shakespeare, Otello, Giulio Cesare, potere evocativo delle foto, narrazione iconografica, sfumature, grammature diverse, primo piano, piano sfocato, blogger, blog-grafie, blog personali, blog giornalistico, bisogno di esternare, affermazione del sé, collocazione e permanenza in uno spazio temporale dilatato, tracce, orme, segni, firme.

E penso, dal momento che questo mio blog NON è inteso come diario personale canonico bensì come diario di letture, di argomenti che da me possono esulare…

di narrazioni miei scaturite da narrazioni altrui

si trasforma in un far a voi conoscere me attraverso le mie letture, attraverso la mia soggettività di pensiero e, interagendo con voi, conoscervi a mia volta, attraverso le vostre parole.

Siamo le nostre scritture.

Siamo romanzi accostati sulle mensole di un gigante palazzo: wordpress, edificio locato in internet.

Siamo particelle che narrano sfiorandosi.

Fusione di senso, il percepito con il non percepito, l’oggetto con il soggetto, l’eroe con il drago.

Siamo storia narrata e narrante, lingue di fuoco e acqua gelata.

Siamo destinante e destinatario.

Beh, l’ho ben contestualizzato mi pare: questa non è una lettura “pizza e fichi” da farsi stravaccati sul divano mentre si ascolta musica a pieno volume; questo è un saggio di quelli seri, corposi, ricchi; questa è una lettura che, per gli amanti della parola scritta – e non

s’ha da fare!

Alla prossima,

Lisa.

12 risposte a "“Narrazione ed esperienza. Intorno a una semiotica della vita quotidiana” – di Marrone, Dusi, Lo Feudo"

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  1. … però me lo devo rileggere, questo articolo, perché penso di aver ingarbugliato un po’ troppo le frasi in esso contenute! 😀

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      1. No, no: è che ci sono passaggi molto “tecnici” e forse ho sovrapposto mie interpretazioni ai reali contenuti. Non essendo così preparato sull’argomento (e non conoscendo il saggio in questione) sicuramente ho fatto confusione. 🙂

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        1. Non erri, mi piace parecchio… e ieri ne ho approfittato con la superluna 😛

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        2. ti chiedevo perché, in questo libro, trova ampio respiro anche il potere evocativo delle fotografie. Credo potrebbe piacerti! La superluna… immagino che foto belle tu abbia fatto. Ne ho viste alcune, scattate da amiche, meravigliose! Con il cellulare vengono scherzi della natura 😀 Mio padre ha una reflex ma io non l’ho mai usata.

          Piace a 1 persona

        3. Sembra una lettura interessante, non c’è dire: mischia molte forme di comunicazione, che, alla fin fine, hanno delle affinità.

          Ecco il link alle due immagini che ho scattato!

          "Mi piace"

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