Una parola tira l’altra su: “Il male” di Edoardo Boncinelli

Edoardo Boncinelli (Rodi, 1941) è uno dei più importanti genetisti italiani, un fisico, un biologo, un filosofo e accademico e questo suo libro “Il male” è il primo saggio che leggo di quest’autore ma, ne son certa, non resterà l’unico.

Il male, Edoardo Boncinelli, Il Saggiatore, libro, recensione, genetica, storia naturale della sofferenza

Se c’è una cosa che mi piace, è quella di non averne mai abbastanza di domande e risposte, di spunti su cui riflettere, di essere curiosa insomma; andare a incontri e conferenze mi affascina sempre proprio perché, se il relatore è competente, ha un bagaglio culturale notevole e un ritmo narrativo ben cadenzato… beh, ecco che allora le parole si inanellano tra di loro, inglobandomi dentro alle loro spirali.

Questo capita, ovviamente, anche durante le letture di saggistica; questo mi è capitato anche durante “Il male” di Edoardo Boncinelli.

Quando un professionista (sia egli artigiano, accademico o che altro si voglia 😉 ) è mosso da una radicata e sincera passione per il proprio lavoro, la partecipazione traspare nell’operato, operato che si offre, come donato con palmi rivolti verso l’alto, al ricevente. Ricevente che son io, in questo caso lettrice, dinanzi a un saggio che non cela minimamente la passione dell’Autore, passione di vivere, di capire, di analizzare, di scrostare strati di opacità per liberare noccioli di sapere brillante.

Ed io che raramente – per esser sincera 😉 – sono restia, mantenendo l’equilibrio grazie alla sua abilità espositiva mi sono ho vista scorrere sotto ai piedi strati di riflessioni, di nozioni, di analisi e incentrature ora focalizzate e ora, invece, a volo di gabbiano.

Ed è stato bello – bello davvero! – vedere il mondo da prospettive ora microscopiche e ora cosmiche.

Il soggetto del saggio è, com’è intuibile, Il male.

Il problema del male, nella teologia occidentale, nasce dalla necessità di spiegare il paradosso del male come “prodotto” di una divinità buona e onnipotente: se Dio esiste, perché permette il male?

Edoardo Boncinelli da uomo di scienza qual è, per rispondere a questa – ma anche a numerose altre – domande, affronta questo problema “scomodando” la genetica, la biologia, la filosofia, la spiritualità, la Storia, la Fede e la concretezza; il materiale e l’immateriale; il visibile e l’invisibile – agli occhi e non solo.

 Innanzitutto non è un caso se titolo e sottotitolo hanno la parola male e la parola sofferenza una, praticamente, vicina all’altra: il male è quello che non ci piace e che prima o poi ci nuocerà fisicamente o psicologicamente, quindi la percezione che noi avremo, alla fine, del male finirà sempre in sofferenza.

Interessante il fatto che Boncinelli, laico dichiarato, faccia partire il saggio citando la Genesi:

Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti. – Genesi 2,17

Genesi, bene e male, albero della conoscenza,
Foto di Enrique Meseguer da Pixabay

L’autore ha suddiviso il saggio in tre sezioni distinte concettualmente in base all’individuazione della responsabilità: il male delle disgrazie non riconducibili all’uomo – eruzioni vulcaniche, terremoti -; il male causatoci dal prossimo e, infine, quello purtroppo intrinseco all’essere umano, ingabbiato dentro noi stessi.

Lo scrivo subito che non ho trovato una parte meno interessante dell’altra anzi: tutte ben approfondite, argomentate (ma non mi aspettavo diversamente) in modo chiaro, lineare e accattivante. Spesso mi ritrovavo a rileggere un pezzo, una citazione, un concetto, per fissarmelo nei pensieri e rifletterci sopra.

Boncinelli è laico ma tratta temi di spiritualità con eleganza, rispetto e delicatezza. Mi ha sempre affascinato ascoltare chi confuta argomentando, chi non mi sbatte in faccia le sue convinzioni (anche se oggettivate) con arroganza ed eccessiva presupponenza, mi piace chi sa sedersi alla tavola rotonda e aprire discussioni in circolo, offrendomi spunti di riflessioni.

Come scrivevo sopra, i punti di partenza sono svariati, perché svariate sono le origini del male.

Il male, per esempio, non si trova in natura… o meglio, il leone che si ciba della gazzella non lo fa perché è cattivo o perché prova odio nei confronti dell’altro animale ma seguendo un istinto predatorio volto alla nutrizione e quindi alla sopravvivenza della sua specie.

Come il dolore, anche l’emozione ha un cuore antico. La reazione di un lombrico che, urtato, si appallottola o quella di una Aplisia, una lumaca di mare molto studiata, che, spaventata, ritira il suo sifone e schizza inchiostro, hanno già tutti i caratteri di un’emozione, anche se ammetterlo ci va decisamente poco a genio. L’emozione è parte di uno schema comportamentale innato finalizzato alla gestione ottimale dell’esistenza di un organismo.

Istinto, riflesso, emozione, cuore antico, razionalità…

Nelle Leggi Platone paragona gli uomini a marionette «costruite dagli dei o per gioco o per uno scopo serio, questo non lo sappiamo,» e mosse da una varietà di cordicelle, che sarebbero nient’altro che le passioni, assegnabili a due motivi principali: la ricerca del piacere e la fuga dal dolore. Oltre a queste corde emotive che tirano l’uomo in tutte le direzioni, sballottandolo di qua e di là, c’è poi la corda d’oro della ragione che «mite e non violenta qual è» ha la funzione di controllare, quando riesce, la nostra risposta a tutte le altre.

E poi le malattie fisiche, l’ineluttibilità biologica, le pandemie.

In queste manifestazioni epidemiche ha giocato e gioca un ruolo rilevante una circostanza che in passato era ben presente alla mente di chi si occupava di malattie infettive: la promiscuità tra uomini e animali, ancora oggi all’ordine del giorno in alcune parti del globo. La stretta vicinanza di forme di vita diverse favorisce la circolazione da un organismo all’altro di forme virali che mutando possono valicare le barriere di specie e rappresenta un serbatoio permanente di potenziali agenti infettanti. Questo vale tanto di più quanto più alta è la densità locale di tali forme di vita

Ho trovato particolarmente interessante anche – tra le altre innumerevoli argomentazioni proposte da Boncinelli – il paragone del comportamento di un maschio di scimpanzé impegnato in un’azione di difesa, con la postura umana durante un atteggiamento di sfida:

«Il tono di tutta la muscolatura striata trasversale si eleva, il portamento del corpo si estende, le braccia vengono un po’ allontanate dal corpo in direzione laterale e ruotate verso l’interno in modo che i gomiti siano volti un po’ in fuori. La testa viene eretta superbamente, il mento proteso e la muscolatura facciale produce una mimica molto caratteristica che noi tutti conosciamo dai film come il “volto dell’eroe”. Sulla schiena e lungo il lato esterno delle braccia si rizzano i peli. Questo è il lato obiettivamente osservabile dei brividi».

Lo scimpanzé adotta la stessa postura per ingrandire i contorni del suo corpo visto dal davanti, aumentando così l’intento intimidatorio verso l’avversario. Inevitabilmente la mente mi ha riproposto alcuni dei miei amici che camminano così in modo quasi abituale, mi è venuto da sorridere perché mi han fatto quasi tenerezza giacché come è noto, chi ha bisogno di sembrare più grande ricorrendo ad artifici, in realtà ha pochissima autostima e teme che la sua piccolezza trapeli… penso anche a Napoleone, ma adesso sto divagando, come al mio solito!

Ritorniamo al libro…

Boncinelli non divaga quanto me, non si perde in meandri indimostrabili, e mi cita l’Heilinger Schauer, il sacro brivido, la sacra sfuriata, l’impronta  di una reazione vegetativa preumana. Certo, noi abbiamo una corteccia cerebrale che ci distingue dal resto degli abitanti del pianeta, infatti a essa l’autore dedica molti approfondimenti.

Come spazio, giustamente, l’Autore dedica al concetto di bene e di male, al pregiudizio che attorno a loro alberga, alla ritrosia nell’usare la ragione quando ci risulta più facile prendere per vero ciò che ci viene detto dai media, alla facilità con cui, del male, ci lasciamo contaminare. Estremamente attuale, purtroppo, la parte dedicata alle pandemie, di cui sopra ho citato un passaggio.

Interessanti anche i passaggi concernenti la famiglia quale regno dell’ambivalenza, del non- detto e del represso.

Perché il male può essere una lingua di fuoco che ci avviluppa entrando in casa dalla finestra, può essere tremendamente veloce a giungere o lambirci piano piano, consumandoci dall’età della riproduzione in poi, ma può anche essere – come serpe in seno – generato dalla cenere messa sotto il tappeto del salotto, quella che credevamo fredda ma che, invece, silenziosamente, ha iniziato prima a bruciacchiare le frange e poi ha creato buchi di

Il male scotta.

Il male cancella.

Il male crea una vuota pienezza.

Vuoto.

Il concetto di morte, per l’autore ma non solo.

E poi Sant’Agostino e l’annosa distinzione tra male fisico, male morale e male ontologico.

Il male ci salva quando si fa spia attraverso il dolore di qualche cosa che non va nel nostro corpo. Il male obbliga la ricerca medica (e tecnologica) a spostare sempre più i limiti della conoscenza.

Il male ci pone davanti allinevitabile assunto della non onnipotenza umana.

Boncinelli tratta, nel libro, di malattie genetiche e di altre – non cadute dal cielo -, tratta di male oscuro di psiche disturbata; scrive di geni impazziti, pandemie; scrive di atti di male partoriti dalla follia di attimi che hanno allentato i freni inibitori.

Parla delle persone che mentre camminiamo per strada ci sembrano tutte buone e ingenue e che poi ritroviamo ferme al semaforo, iraconde per un nonnulla. Questo è male? O risultanza animale?

Bellissime e svariate le riflessioni filosofiche che da questo saggio possono seguire, ma questo me lo aspettavo visto che l’Autore è anche un filosofo!

Il male ha infinite facce e infinite sfaccettature; per guardarlo in faccia bisogna abbia un nome, delle caratteristiche, delle specificità… additarlo frettolosamente, spesso può sembrare la via più breve ma non è detto sia la più edificabile.

Grazie alla genetica, alla scienza, alla biologia, alla medicina – ma potrei proseguire ancora – molti mali sono affrontabili in modo diverso rispetto ai tempi andati, tempi che però sono stati impronta durante l’avanzare del cammino; molte disfunzioni – fisiche e psicologiche – hanno trovato spiegazione… altre no. Non per tutto si possono avere delle spiegazioni.

Io studio, leggo libri, leggo articoli, vado ai TEDx, ascolto parlare neurologi, psicologi, medici e, come scrivevo sopra, bevo le conoscenze altrui infilandomele ai piedi come scarpe tecnologiche utili a camminare sugli scogli.

Cammino, ma alzo anche gli occhi al cielo immergendomi in un’immensità che mi toglie il fiato perché dona un senso di riempimento. Come la Terra che sento sotto i piedi. Come quel fuoco sacro che brucia al suo centro.

Penso al Lucifero – incorporea personificazione del male – di Dante Alighieri, imprigionato dentro le lastre di ghiaccio…

A questo punto, è inutile dire, si porrà un dilemma di dimensioni epiche: modificare o non modificare questo o quel gene del nostro genoma? Vale a dire: modificare o non modificare il nostro stesso genoma? Non credo che un dilemma di tale portata si sia mai posto nella storia. È la prima volta che una specie ha raggiunto un livello tale di conoscenza tecnica e di capacità d’intervento da pensare di modificare il proprio genoma. L’evoluzione biologica ci ha messo in condizione di sviluppare un’evoluzione culturale che ci può portare, se lo vorremo, a intervenire sul nostro genoma e incidere così direttamente sull’operato dell’evoluzione biologica stessa. Sarebbe la chiusura di un grande cerchio e nello stesso tempo un gesto di hybris senza precedenti.

Scindere il bene dal male… penso al Tao, penso alle due forze contrapposte eppure dipendenti le une dalle altre. Penso a un mondo privo di “male” e penso che sì: sarebbe hybris a livello cosmico!

Chiudo con una citazione, tratta dal libro, potente e riassuntiva:

La vita insomma è un’isola di ordine, anche se provvisorio, in un oceano di disordine.

Un libro da leggere, senza ombra di dubbio.

Lisa.

cervello, cuore, bene, male, saggio
Foto di ElisaRiva da Pixabay

5 risposte a "Una parola tira l’altra su: “Il male” di Edoardo Boncinelli"

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  1. Mi piace la citazione del passo della genesi dell’albero della conoscenza, perchè la trova interessante e sfiziosa ancora oggi.(Infatti è anche uno spunto del libro a cui sto lavorando e che chissà se terminerà mai, ma questa è un’altra storia, ciò per tenerti aggiornata). E a qusto proposito, tra l’altro, mi fa venire in mente l’infallibilità del papa o del papato. Secondo te, chiaramente anche secondo Boncinelli, il primo errore in assoluto di Dio non è stato proprio quello di porre un divieto e che divieto a quei due figli dei fiori?Mò dico io, Adamo ed Eva già erano ignoranti e analfabeti in proprio, infatti non avevano frequentato nè le elentari figuriamoci la terza media. E poi Dio, il Padre per eccellenza, che vieta alle sue prime due creature umane fare la conoscenza del bene e del male e quindi anche di istruirsi visto che in giro non c’erano nè scuole nè imaestri e insegnanti e nemmeno bidelli bravo o cattivi che fossero. E l’evasione scolastica dove la mettiamo? E cosa paghiamo a fare gli assistenti sociali che se una famiglia non manda un bambino a scuola lì denunciano? Bene, anzi male, ma questi nostri antenati, o Signore per te erano due emeriti cretini che non solo dovevano rimanere sempre a casa e quindi ignoranti come capre, che poi non ho mai capito perchè le capre sono ostinatamente ignoranti, forse perchè li loro genitori non le mandano a scuola, invece di imparare a usare la testa e a capire e discernere e a scegliere e a rifiutare una cosa invece di un’altra.

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  2. Argomento rilassante, oggi! 😛
    Avevo già letto qualche tempo fa una recensione su questo stesso libro (non chiedermi dove, ma mi pare proprio su WP), ma la tua analisi è stata decisamente più approfondita e interessante.

    … che poi mi venga voglia di leggerlo, quello è un altro discorso! 😉

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    1. 😛 lettura easy :-D, ironicamente parlando! Saltello da un genere all’altro (saltando a piè pari sopra alcuni di loro) ma gira uno, gira due… poi alla saggistica ci ritorno sempre, quasi fosse una copertina di Linus. In effetti mi rendo conto che, ciclicamente, devo leggere un classico e un saggio (ma vanno bene anche i manuali). Questo è stato interessante perché analizzava il concetto di “male” sotto ogni punto di vista, genetico in modo particolare ma, a cascata, lo spettro si allargava in modo stimolante. Davvero si è trattato di una lettura molto scorrevole e piacevole.

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