“Storia di due anime” di Matilde Serao

Matilde Serao, Storia di due anime, romanzo, Napoli, letteratura, recensione,

Cara Matilde,

concedimi il “tono confidenziale” giacché, ormai, di leggere i tuoi romanzi m’è preso diletto! Ti ho conosciuta sul finire dell’anno scorso nonostante la tua fama sia grande… perché te ne stai lì in piedi? Vieni, siediti ancora su quella poltrona di broccato su cui già ti sedesti durante le precedenti – mie – letture degli altri tuoi libri: Il Ventre di Napoli e La Virtù di Checchina.

Gradisci una tisana? Sì, sì, lo so, sei stata la prima donna italiana ad aver fondato e diretto il  Il Corriere di Roma, Il Mattino e Il Giorno. In un precedente articolo avevo già parlato di te… sì, lo so, sei stata più volte candidata al Premio Nobel per la Letteratura ma non l’hai mai ottenuto… fosse stato per me, credimi, te lo avrei dato subito, eccome!

Trovo il tuo modo di narrare, bellissimo.

Bellissimo perché senza bisogno di scrivere tutto, tutto dici!

Parliamo un attimo di questo tuo romanzo, ti va?

Innanzitutto il protagonista: Domenico Maresca.

Un uomo del popolo, discendente da una razza antica di pittori di santi e – per usar parole tue – quest’arte singolare, poiché essa ne riassume tre o quattro, quella del plasmatore, dello stuccatore, del doratore e del pittore, quest’arte curiosa e pia, si trasmetteva di padre in figlio, con ostinazione ereditaria, da forse duecento anni. Un antenato Maresca, quello che sembrava il capostipite di questa famiglia popolana di artisti, aveva avuto bottega, in quel singolarissimo vicolo di San Biagio dei Librai, ove non si traffica, non si vende e non si compra, cioè, che di oggetti di santità, quadri, statue, presepi, ogni sorta d’immagini, argenteria e chincaglieria sacra.

Attraverso le tue parole ho respirato l’aria pregna di diluente e di pittura di quella bottega in cui avrei desiderato essermi potuta sedere sullo sgabellino sghembo, all’angolo. Me ne sarei stata zitta, spesso, incantata nel veder plasmare le meraviglie di cui mi hai narrato.

Zitta… zitta fino ad un certo punto dato che io e te lo sappiamo, lì dentro, che scempio s’è commesso!

La tua capacità di penetrare nell’animo umano dei protagonisti, descrivendone i tratti caratteriali con pochi aggettivi ma molti fatti, è certosina e mi ha permesso di provare le emozioni che tu volevi io provassi dinanzi ai vari personaggi che mi hai presentato.

I tuoi romanzi son sempre pura psicologia!

Due ceti diversi – un punto focale, questo tuo, di denuncia sociale – che si son cozzati, sfiorati, poco mischiati seppur uniti in infausto matrimonio.

La bontà.

La bontà che, ovviamente, hai donato all’uomo del popolo – ché poi, oggi, un artista che crea statue sacre, con tanto di vera foglia oro, che ha alle dipendenze uno stuccatore e un altro paio di aiutanti, che è molto richiesto e oberato dalle commissioni… uomo della strada, sempliciotto e povero di stile, ti garantisco, oggi non è! – Domenico Maresca, buono e ingenuo da qui all’infinito. Innamorato si rende cieco davanti all’evidenza. Si rende, ho scritto, poiché spesso ciò che si deve vedere si nasconde dentro l’ultimo cassetto dell’armadio in soffitta, si stacca la luce e si chiude la botola per potervici salire. Vedere è difficile, illudersi molto semplice, semplice come mantenersi aggrappati a piccolissime cose anche quando, queste piccole cose, neppure avvengono. Ce le si crea, con la propria forza dell’amore e a questo amore si concedono affronti che snaturano, stravolgono senza volgere a nulla se non alla disperazione. Perché i fatti, quelli macroscopici per cui non serve veder con gli occhi, quelli si archiviano in soffitta senza nemmeno concepirne a voce l’esistenza! Questo ha fatto il tuo buon Domenico, Matilde… sai che scossone gli avrei dato, da un certo punto in poi?!

Odore di zolfo, s’è spenta la candela della notte.

Ma al buio, fuori dal suo sé, Domenico, non sa stare… quasi divenisse troppa l’oscurità, a quel punto.

Anna colpiva, dalla sommità della sua signorilità, tutto ciò che per tanti anni era stato il fondo della vita di Mimì Maresca, fondo grezzo ma onesto, volgare, forse, ma bonario.

E Mimì cade dentro l’ardore di una ricerca subdola e spietata che gli ha rimosso il sangue, svegliandolo. Scendono le tenebre, le viuzze si alternano, alcune si svuotano altre si riempiono.

E poi Gelsomina, in tutte le sue sfumature…

Gelsomina, che avrei stretto dentro un abbraccio tenero.

Gelsomina, che quella vita mica se l’era meritata… lei così pia e devota!

E Domenico… nemmeno lui tutto questo se l’è meritato, Matilde! Hai preso a sberle in faccia la beltà dei sentimenti più buoni e puri.

Mi hai raccontato la storia di più persone ma di due anime in particolar modo giacché in loro mi hai portata!

Dentro.

Dentro i loro sospiri, le loro speranze, i loro sogni inespressi, le loro dita bagnate d’olio santo, profumanti ulivo benedetto o sconsacrato.

Non sempre vince la bontà, lo so.

Può perdere, vinta dalla realtà inclemente, dalla cattiveria umana che s’intrufola dentro il tempo che scorre e lacera i sentimenti candidi come filigrana di carta graffiata dalle unghie, lunghe, di donna, stavolta.

Delle volte si riesce a recuperare la propria dignità, a riprendersene possesso raccogliendo briciole di anima sparsa al suolo… delle volte. Altre volte, invece, si giunge tardi e l’anima resta sola, al lume spento di una bottega polverosa.

Avranno versato lacrime le Statue di putti, Vergini e Santi? Saran sfioriti i gigli bianchi?

E si guardarono in viso. Il destino li aveva avvicinati un tempo, ed essi tenevano nelle loro mani, la quiete e la dolcezza della loro vita, e l’avevano lasciata sfuggire, per ignoranza, per cecità, per timidezza, per debolezza: sovra loro, sovra le loro fragili anime, sovra le loro caduche compagini, era sorto un essere forte e crudele, una donna imperiosa e malvagia che li aveva combattuti, in nome dei suoi istinti di dominazione, di cupidigia, di potenza, li aveva combattuti, debellati, distrutti. E travolti dal turbine, sempre più, essi dovevano incontrarsi, ogni volta, per compiangersi, per piangere insieme, per esalare i lagni del loro dolore, ma incapaci, nella loro fiacchezza, di salvarsi, l’un l’altro, ma inetti ad agire, inetti a lottare, inetti a vivere, destinati, infine, ad aspettare che Iddio li liberasse dai triboli, ad aspettare la morte pacificatrice, solo quando il giorno della liberazione fosse venuto.

Un libro meraviglioso, Matilde, meraviglioso!

Lisa.

Potete trovare il libro anche sulla piattaforma Liber Liber, legalmente scaricabile.

10 risposte a "“Storia di due anime” di Matilde Serao"

Add yours

    1. Cosa ti interdice riguardo alla Serao? Cosa, di Lei, temi non possa piacerti?
      Io ho iniziato a leggerla proprio a partire da questo libro. Donna con carattere, donna colta, donna che ha sfidato voci molto più potenti della sua; sfidando a “suon di penna”. Già questo mi bastava per iniziare a leggerla.
      Della sua scrittura, fin dalle prime righe, mi sono innamorata! Così reale, corretta e veritiera all’estremo, poetica seppur scrivendo di lezzi e miseria. Meravigliosa! Non sono mai stata a Napoli ma grazie ai libri – questo su tutti – ci sono stata a piè pari 🙂 quindi alla tua domanda rispondo in modo assoluto:lo straconsiglio!

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      1. L’ho sempre vista come una giornalista (e mi è capitato di leggere alcuni suoi articoli). Ho una certa prevenzione nel leggere giornalisti che poi diventano scrittori o romanzieri (credo siano due cose molto diverse), ciò non toglie che ci siano delle brillantissime eccezioni (la Serao potrebbe essere tra queste). Ho notato poi nei suoi articolo una certa retorica da “bella penna”, come la etichettava uno dei più grandi scrittori napoletani (Raffaele La Capria) di cui condivisi l’affermazione quando lessi questo suo appunto. Certo è vero che anche La Capria può dire cose non sempre esatte o condivisibili da tutti. È mio intenzione comunque iniziare a leggere qualcosa di suo.

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        1. Bungiorno, bella argomentazione. In effetti, i tagli giornalistici dovrebbero essere improntati sull’oggettività mentre il romanzo su tutt’altro. Lei fa un’inchiesta “de core e de panza” nel libro “il ventre di napoli” ma io ti consiglierei, comunque, di iniziare da quello. Se invece vorrai immergerti subito in un romanzo, allora opta per questo che è arte, tradizione e psiche pura!

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  1. Sembra proprio interessante! Anch’io mi sono avvicinata solo di recente a Matilde Serao, ho infatto appena finito di leggere “Il ventre di Napoli”

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    1. “Il ventre di Napoli” 😍 trovi una mia recensione qui, se vuoi. Un libro bellissimo, importante sia come “storia” che lo ha partorito sia come tematiche e, infine, sia per la potenza dello stile esposotivo della Serao! Leggendo sembrava di essere lì a sentire il chiacchiericcio per le vie, le urla scivolate giù dai balconi, i panni, le lotterie, i cibi, la miseria, il nulla che diventa molto. La vita, insomma, con tutte le sue sfumature di grigio e giallo.

      Piace a 1 persona

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