“Copia originale” – di Marielle Heller

Copia originale. Marielle Heller, potrai mai dimenticarmi?. film, biografia, film biografico, tratto dal libro, Lee Israel, recensione film, una parola tira l'altra

“Copia originale”… e già un ossimoro per titolo non può che catturare l’attenzione. Aggiungiamoci poi una locandina che ritrae una donna quasi sommersa da macchine da scrivere vintage, con al fianco un bicchiere di Whisky on-the-rocks e un gatto ed è logico che leggere la trama e poi iniziarne la visione è un tutt’uno!

Innanzitutto – altro ingrediente, per i miei gusti, sempre vincente – si tratta di un biopic. Questo film di Marielle Heller, infatti, è tratto dall’autobiografia “Can You Ever Forgive Me?” in cui la scrittrice Lee Israel racconta la storia della truffa letteraria che ha messo in atto nella New York degli anni ’90.

Lee Israel, autobiografia, Memoirs , lettere, falsi, copie originali, libro, scrittrice
Can you ever forget me?Editore: Simon & Schuster; Media Tie In edizione (5 agosto 2008)

Sinossi del film e poi ne parliamo “a ruota random” 😉 :

Nella New York degli anni Novanta, Lee Israel è una scrittrice frustrata e dedita all’alcol che a malapena può permettersi di pagare l’affitto e le bollette. Alla disperata ricerca di denaro, la donna idea un piano per falsificare lettere di scrittori famosi e venderle a biblioteche e collezionisti. Il successo dell’iniziativa, però, attiva un ciclo autodistruttivo di inganni.

Siamo nella New York degli anni ’90, ma ben lontani dalle atmosfere luminose e germoglianti vita di Central Park o dalle giovani donne glamour che civettano indossando gonne di tulle rosa cipria con ai piedi le  décolleté “Something Blue”di Manolo Blahnik… il mondo di Carrie Bradshaw e quello di Lee Israel, per capirci, è quasi agli antipodi e non solo per quanto riguarda il mondo della scrittura (se una utilizza macchine da scrivere vintage l’altra è una blogger dal “portatile facile”.

In “Copia originale” la New York è quella fumosa dei pub dal grande bancone di legno massiccio, quella con il barista muscoloso che non fa mai troppe domande perché una è poco e due son troppe; si limita a riempirti il bicchiere senza maleducazione.

Atmosfere uggiose, sole non pervenuto. Vestiti di lana grossa, cardigan informi, dalle tinte autunnali. Un dandy elegante, con confini labili.

Com’era quella frase famosa di quel colonnello del Kentucky di cui non ricordo il nome?

Per fare colazione ho bisogno di tre cose: il cane, una bistecca e una bottiglia di whiskey; la bistecca la mangia il cane”. 

Lee Israel è una scrittrice che nonostante un iniziale successo non è mai riuscita a star comoda nei salotti degli intellettuali… perché alle sue, di feste, i cappotti degli ospiti si gettavano sul letto e non si davano al guardarobiere. Lei non sa fare la voce melliflua (se non per qualche scherzo telefonico impertinente) pur di ottenere un incontro con la sua agente; non sa stare davanti al pubblico a magnificare il suo libro; non vuole indossare camicette profumate alla lavanda o andare dal parrucchiere per apparire più femminile. Lei a braccetto con le convenzioni non vuole proprio camminare. Lei ama le donne, il suo nuovo – e quasi unico amico – ama gli uomini… “ama”… che gran parolone!

scena film, Copia originale, Lee Israel, Melissa McCarthy

Lei è schietta, diretta, irriverente, sfatta. Centrata in se stessa anche se, da se stessa, in fondo, fugge. Rendendo la sua persona un manifesto sulla libertà di espressione… dovrebbe rappresentare, per logica, la verità.

Invece…

Invece il talento non basta quasi mai, anzi: il talento non basta mai, senza il quasi!

Ci si mette il destino a smuovere le carte del mazzo. Dalla prima carta in poi tutto rotola in modo, praticamente, automatico.

Magistrali le interpretazioni di Melissa McCarthy Richard E. Grant. Magistrali le inquadrature, i primi piani, le gestualità, le posture.

Magistrale il ritmo di sguardi e respiri. A tratti ho respirato tensione, euforia, libertà, prigione, dolore.

Qual è il confine nell’ossimoro “Copia originale”? La risposta parrebbe scontata ma così, chiuso l’occhio rivolto alla Legge, può non essere.

Lee Israel fa dei “falsi” che danno spessore agli originali, impregnandosi dell’anima del reale scrivente, dandogli voci oltre l’età arrestata nell’ultimo battito di vita. Lei imbrunisce la carta nel forno, studia i caratteri delle varie macchine da scrivere, usa una televisione come lavagna luminosa…

Lee Israel, concedetemelo, è stata un genio! Ha dato credibilità a se stessa, lei per prima, mai dubitando delle proprie capacità di scrittrice, certo… davanti a “Vostro Onore” la voce un pizzico trema ma la dignità le rimane alta – a proposito: gran bella sua arringa difensiva! – anche mentre si dichiara pronta ad accettare qualsiasi decisione le venga “imposta”. Nella realtà, da quel che ho poi letto, la Lee pare aver accettato tutto tranne il percorso di riabilitazione dall’alcolismo.

Un film di giustizie e ingiustizie; di amori mai sbocciati e amori passati; una donna single, un gatto, la casa disordinata, il blocco dello scrittore, il ghiaccio nel bicchiere… stereotipi? Non sempre!

Un vivier britannico, esagerato in tutto ma onesto nel sentimento di amicizia, che zoppica con stile e indossa anche il declino fisico con eleganza… toccante il primo piano sui suoi azzurrissimi occhi – occhi giovani e brillanti nonostante la malattia incipiente, credo HIV dati gli anni e lo stile di vita, toccante al punto da meritare un premio per intensità!

Un film sfrontato, senza edulcorazioni, senza perbenismi, senza convenzioni… una sberla in faccia a chi crede nelle persone, a chi si fida di una donna che pare sempliciotta nell’aspetto e di un uomo sin troppo prodigo di sorrisi… un attore, verrebbe da dire!

Un film sulla solitudine, sul bisogno di rivincita, di rivalsa e di rispetto.

Lee Israel ha commesso reato falsificando – o creando ex novo – circa 400 lettere d’autore e su questo non c’è dubbio alcuno, questo non è giudicabile… ma se penso a tutti i saccenti esperti che hanno rilasciato ai suoi “falsi” copia di autenticazione perché sullo stile non c’erano proprio dubbi, beh, un sorriso mi vien proprio da dedicarglielo!

Penso alla trilogia di Ocean’s (se poi penso anche alla bellezza degli attori del cast, divago… ) e a quanta classe ha avuto quella manciata di ladruncoli che hanno messo in atto, praticamente, piece teatrali per ogni colpo! Penso alla realtà contemporanea e a chi era riuscito nell’impresa di rubare il quadro “Ritratto di signora” di Gustav Klimt, nel febbraio del 1997 dalla Galleria d’arte moderna Ricci Oddi di Piacenza, quadro che è stato poi ritrovato da alcuni giardinieri proprio nel loco del furto, in “un’intercapedine chiusa da uno sportello, all’interno della quale c’era un sacco, con dentro il quadro”, come avevano riportato i giornali. Io non ho il coraggio di rubare una golia bianca a mia nipote… figuriamoci il furto di un’opera, all’interno di un Museo! Ci vuole fegato, ci vuole un piano geniale, ci vuole sfrontatezza!

Sia chiaro: non sto elogiando truffatori, falsificatori e delinquenti in genere… il punto è un altro e credo mi abbiate ben capito!

Il rispetto va sempre messo tra i più importanti fondamenti delle relazioni e della convivenza; indicatore di sostanza più che di forma e chi delinque vien meno al rispetto verso se stesso, verso il vicino prossimo e verso la società… questo è un punto cardine. Eppure dopo aver visto questo film, nonostante tutto, io a Lee Israel non posso che fare

Chapeau, complimenti, gran bella figura, colpo di genio, genio, eleganza

Ovviamente un “chapeau” va fatto anche alla regista di questo film e a tutto il cast.

E anche stavolta quindi:

consigli, recensioni film, recensioni libri, una parola tira l'altra

Per chi ha Amazon prime, il film è disponibile qui

Citazioni sul plagio:

“1. Non disegnare quello che puoi copiare.
2. Non copiare quello che puoi ricalcare.
3. Non ricalcare quello che puoi ritagliare e incollare.” – ( tra i consigli di Wallace Wood agli ingegneri) Arthur Bloch

“Quando vivrò di quello che ho pensato ieri, comincerò ad avere paura di chi mi copia.” Fortunato Depero

“Il plagio è la base di tutte le letterature, eccettuata la prima, peraltro ignota.” Jean Giraudoux

La prossima volta, per par condicio, un po’ di citazioni sull’onestà intellettuale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

vibrisse, bollettino

di letture e scritture a cura di giulio mozzi

un blog malin-comico

ho detto sì all'amore ma non avevo capito la domanda

Manuel Chiacchiararelli

Scrittore, Fotografo, Guida Naturalistica, Girovago / Writer, Photographer, Naturalist Guide, Wanderer

friulimosaicodilingue

*più lingue conosci più vali*

Sindrome di Stendhal

"Tutte le arti si assomigliano - un tentativo per riempire gli spazi vuoti." Samuel Beckett

Libri vagabondi

Un viaggio infinito tra le pagine magiche dei libri

Amabililettureblog

" La Vita inizia dove finisce la Paura". cit. OSHO

THE SECRET BOOKREADER

Il Blog del Lettore Segreto

LA GAZZETTA DEL SOLE

Solo notizie positive

BiblioBuscate

Il blog della biblioteca di Buscate

Metis Magazine

NEWS IS ALL YOU NEED

Vally's Bookshelf

Non riesco a dormire se non sono circondata da libri

libreria La Vispa Teresa

libreria per ragazzi

Babe, Val Resia

Pratiche, saperi, credenze, rituali e folklore in Val Resia (Udine) Friuli Venezia Giulia

La poltrona gialla

Racconto storie di libri, cibi, luoghi, viaggi, persone, fantasia

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: