Stiamo vivendo l’epoca della post-verità… quanto ne siamo consapevoli?

Stiamo vivendo l’epoca della post-verità… quanto ne siamo consapevoli? Quanto ne siamo partecipativi? Quanto fautori e quanto deterrenti?

“Con l’espansione dei social network e lo sviluppo dell’ecosistema digitale, la duplicazione e la trasmissione dei memi nella cultura di una società sono sempre più efficaci e rapide, al punto di assomigliare, in casi estremi, a una trasmissione virale, a una vera epidemia. Gossip e fatti alternativi si diffondono a tempo di record. Nell’epoca della post-verità, le statistiche mostrano che controverità, per non dire menzogne spudorate e martellanti sui social network e nella blogosfera, finiscono per essere percepite come verità. Soprattutto quando coloro che le ritrasmettono si fidano di quelli che le emettono (istituzioni, personalità mediatiche o politiche, giornalisti). Come Oscar Wilde amava dire: «La verità è raramente pura e mai semplice».
Per la cronaca, l’espressione “post-verità” si è diffusa a tutta velocità in pochi mesi, il che le è valso il titolo di parola dell’anno per il dizionario Oxford del 2016, che ne dà la definizione seguente:

«Che fa riferimento a circostanze nelle quali i fatti oggettivi hanno meno influenza nel forgiare l’opinione pubblica che il richiamo all’emozione e alle opinioni personali».


La trasmissione dei memi attraverso i social network come Twitter, Facebook o altri mezzi di comunicazione istantanea assicura una forma di riproduzione e di stoccaggio, giocando contemporaneamente un ruolo di cassa di risonanza e di amplificazione. Perché utenti molto diversi gli uni dagli altri ripetono quei messaggi, copiano certe frasi, imitano certi comportamenti o anche certe azioni violente?
Sembra che una categoria di neuroni nella corteccia cerebrale identificati negli anni Novanta da Giacomo Rizzolatti, neuroscienziato direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma, e da Corrado Sinigaglia, professore di filosofia della scienza all’Università di Milano, incoraggino questa propensione a diffondere le notizie più eccitanti o scioccanti.” – Tratto dal libro che ho terminato di leggere durante la notte scorsa: La sinfonia del vivente: Come l’epigenetica cambierà la vostra vita di Joel De Rosnay, Neri Pozza Editore.  

Siamo vivendo immersi nella post- verità… se a primo acchito può stranire, beh, in realtà non fa una piega, purtroppo. Abbiamo tra le mani uno strumento potentissimo che potrebbe essere maggiormente volto al bene, alla messa in circolo di messaggi positivi o comunque edificanti il bene lenitivo per molti aspetti del nostro vivere. Invece siamo vacillanti in questo nostro essere una democrazia partecipativa digitale.

3 risposte a "Stiamo vivendo l’epoca della post-verità… quanto ne siamo consapevoli?"

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  1. Verissimo e molto pericoloso, soprattutto perchè chi gestisce i SN, in particolare Facebook, non ha interesse a smentire le notizie non vere. Nessuno si informa sul serio, a cominciare da chi dovrebbe essere più informato di tutti

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  2. questo era il senso dello scritto…
    triste ma vero: le notizie belle non attirano e non creano interazione tra noi neuroni digitali! Beh… però noi scansiamoci un attimo dalla mischia, concediamoci pure un passetto laterali, dal momento che nei nostri loft virtuali non “giochiamo facile” inneggiando alla violenza, alla “ribellione a prescindere”o a critiche a pioggia et similia! C’è bisogno di verità (o veridicità 😉 ) e matura consapevolezza nel non ergerla a verità assoluta. Essere positivi, non catastrofici, non significa sempre uscire da un mondo profumato di borotalco come non è indice di difetto d’intelletto (anche se da molti, l’intelligenza pare albergare solo in chi pone critiche più o meno sterili. Incentivare un sano dibattito è giusto, bello, partecipativo, edificante… ma non a discapito della soggettiva e reale opinione personale… non cioè con il mero scopo del lucrare o del “fare followers”.

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  3. Il problema del post-verità è che ha preso esempio dal pre-verità, in cui le notizie bomba erano quelle che facevano ascolto e quindi si è da sempre trascurato il fatto di divultare messaggi positivi che non creerebbero risonanza. L’unica maniera per difendersi, secondo me, è la consapevolezza di quel che si sta leggendo/vedendo/ascoltando e la possibilità di informarsi prima di ri-divulgarla.

    Piace a 2 people

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