Il “Pacjuc” di mame Lieta, piatto tipico friulano

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Da che ne ho ricordo, mia madre talvolta prepara il Pacjuc, piatto unico, tipico della cucina friulana.

Non chiedetemene il motivo ma io lo snobbavo un po’, lo ammetto. Vedere quel pastone verdognolo e molliccio sul tavolo non mi ha mai attirata; era poco fine, poco bellino; ho sempre pensato fosse “cibo per persone molto adulte”, diciamo così!

Ma ci si può atteggiare a radical chic davanti ai piatti? Ha senso avere pregiudizi anche circa gli assaggi?

E fu così che, con gli anni, un pizzico di saggezza mi venne 😉 e provai questo piatto.

Che dirvi? Da un annetto circa, ogni volta che mia madre lo prepara sono ben pronta a portarmene una buona porzione a casa: buonissimo!

Insieme ai suoi corregionali più Vip ed elegantemente composti – Cjarsons, Frico, Salame nell’aceto, Bruade e Muset (Brovada e Cotechino), biscotti a forma di S ma potrei proseguire parecchio 😉 – il Pacjuc è una tipicità culinaria del popolo friulano.

Si tratta di un piatto povero che, immagino ai tempi dei miei nonni, serviva per ottenere “molta resa con poca spesa“.

Cercando sul web non ho trovato granché ma chiedendo informazioni nel gruppo fb Friulani in Italia e nel mondo ho scoperto che se nel mio comune viene chiamato, appunto, Pacjuc, nel comune di Alesso lo chiamano “Il “fràp“, vi riporto ciò che mi ha scritto un utente del gruppo:

(…) Me mari lu faseve cusi bon da ribaltasi dal bon gust.

N.d.R: Mia madre lo faceva così buono da “ribaltarsi” per il buon gusto

A Nimis, altro comune della provincia di Udine, viene chiamato “Paston“, altri lo chiamano Pesturiol e ho scoperto che nelle valli del Natisone c’è una variante che viene chiamata Stakanje.

Ho scoperto anche che il guanciale, in friulano, non si chiama “guanciâl” ma “barbonsâl“… se ne impara ogni giorno una! 🙂

Fatto sta che ieri sera ho mangiato il Pacjuc di mia madre e, oggi, mi sono fatta dare la sua ricetta – tramandatale attraverso la letteratura orale – e me lo sono fatta da sola, per la prima volta!

Eccovi la ricetta:

Pacjuc di Mame Lieta (che poi si chiama Antonietta ed è, appunto, mia madre 😉 ):

Ingredienti:

  • Patate
  • Tegoline larghe oppure Taccole
  • Cipolla
  • Guanciale (meglio se ben stagionato)

Nota: patate e tegoline viaggiano a pari quantità. Io per esempio, oggi ho fatto 250gr di Patate e 250gr di Tegoline larghe

  • Sbucciare le patate, metterle in una pentola capiente coprendole “a filo” con l’acqua, mettere il tappo alla pentola e portare l’acqua all’ebollizione.
  • Quando l’acqua bolle, aggiungere nella pentola le taccole o le tegoline larghe e lasciare cuocere il tutto, aggiungendoci pure un pizzico di sale, per circa 20 minuti. Il tempo dipende dalla qualità delle vostre patate. Dovranno risultare ben cotte, io faccio sempre la prova con la forchetta: se entra ed esce senza trovare resistenza, significa che la cottura è ultimata)
  • Nel frattempo affettate sottilmente la cipolla (ricordandovi di bagnare la lama del coltello e la cipolla intera sotto l’acqua fredda corrente, così disinibirete l’allinasi cioè quel malefico enzima che vi fa piangere!
  • Tagliate a striscioline, o a cubetti, del buon guanciale. Lo so, lo so… con questo passaggio la ricetta perde in veganità ma senza sarebbe un’altra storia! Comunque più ne metterete e più la pietanza sarà gustosa.
  • Fate rosolare con un filo di olio (un filo solo eh?!) il guanciale.
  • Quando il guanciale è quasi rosolato, aggiungeteci la cipolla affettata e terminate la rosolatura del tutto. Poi cercate di resistere e di non mangiare tutto direttamente dalla pentola!
  • Quando le patate – assieme alle Tegoline – sono ben cotte, scolatele dall’acqua di cottura e mettete il una ciotola capiente
  • Unite il guanciale e la cipolla ben caldi e mescolate, senza troppa delicatezza, l’insieme. Io ho usato un mestolo di legno, così… tanto per sentirmi romantica e nostalgica!
  • Ah: io ho aggiunto anche del grana padano grattugiato mentre mescolavo.

Qualcuno suggerisce di mangiarlo caldo assieme a una bella fetta di formaggio e accompagnandolo con un buon calice di vino rosso.

Et voilà, la ricetta è servita e il piatto è in tavola!

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Buon appetito!

Le ricette di cucina sono un bene universale estremamente democratico, un tesoro che appartiene a tutti e che come le sette note può essere combinato in migliaia e migliaia di modi e diventare personale, a volte unico – Paola Maugeri

Ho dei gusti semplicissimi; mi accontento sempre del meglio – Oscar Wilde

8 risposte a "Il “Pacjuc” di mame Lieta, piatto tipico friulano"

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  1. Il Friuli è un posto stupendo. Udine in particolare è il posto più bello d’Italia insieme a Isernia, lo dico da toscano e da viaggiatore che conosce l’Italia come le sue tasche.

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    1. Io non so se sia tra i più bei posti d’Italia… l’Italia è talmente bella tutta!😊
      Di certo Udine è “ordinato” e “composto”.
      Da dove abito in un’ora di macchina sono ai laghi o in qualche malga montana oppure, nello stesso tempo in macchina sono in laguna (posso scegliere quale 😊) o in qualche spiaggia.
      Andarmene non è mai stato preso in considerazione perché il Friuli è davvero uno scrigno “a misura d’uomo”.
      Certo che tu: Toscana!!! Parliamone!
      Davvero io credo che noi Italiani, tutti, abbiamo una patrimonio sotto gli occhi. Ogni regione ha, davvero, bellezze e specialità culinarie, folkloristiche, artistiche.
      P.s: il tuo commento mi ha fatto molto piacere, in molti nemmeno sanno che il Friuli esista 😂 ma, forse, la nostra fortuna è proprio questa.

      "Mi piace"

  2. Anche io ho iniziato tardi con certi piatti: ho buttato 12 anni della mia vita senza mangiare tortelli di zucca! 😱😭

    "Mi piace"

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