“La sinfonia del vivente” di Joël de Rosnay

La sinfonia del vivente come l'epigenetica cambierà la nostra vita. Joël de Rosnay Neri Pozza

La sinfonia del vivente. Come l’epigenetica cambierà la nostra vita“, pubblicato dalla Casa Editrice – che adoro perché, per me, è sempre una garanziaNeri Pozza ad aprile dello scorso anno, è il saggio scritto dallo scienziato francese Joël de Rosnay.

Joël de Rosnay è consulente del presidente dell’Universcience e presidente esecutivo del Biotics International. Ex ricercatore e professore al Massachusetts Institute of Technology (MIT) nel campo della biologia e
dell’informatica, ha diretto il dipartimento di Applicazioni della ricerca presso l’Institut Pasteur. Nel 1990 ha vinto il Premio di informazione scientifica dell’Accademia delle scienze e della personalità del Digital Economy.

Potete leggere sinossi ed estratto

qui

Bene, ora che ho presentato libro e autore diamo il via alle mie “Una parola tira l’altra” 😉

Se la genetica (dal greco antico ghenetikós, «relativo alla nascita», da ghénesis, «genesi, origine») è la branca della biologia che studia i geni, l’ereditarietà e la variabilità genetica negli organismi viventi, l’epigenetica (dal greco epì, «sopra» e gennetikòs, «relativo all’eredità familiare», termine coniato dall’epistemologo britannico Conrad H. Waddington nel 1942) è una più recente branca della genetica che si occupa dei cambiamenti fenotipici ereditabili da una cellula o un organismo, in cui non si osserva una variazione del genotipo. Il fenotipo è l’insieme di tutte le caratteristiche manifestate da un organismo vivente, quindi la sua morfologia, il suo sviluppo, le sue proprietà biochimiche e fisiologiche comprensive del comportamento…ossia il “come l’essere vivente appare”.

In questo libro, dentro il quale ci sono numerosissimi spunti di dialogo e riflessione, il filo conduttore è, a mio umile parere, la plasticità fenotipica.

L’epigenetica sta entrando a gamba tesa tra le ricerche e gli studi di molti biologi evoluzionistici i quali volgono a indebolire il pensiero che nei processi adattativi le mutazioni meramente genetiche non sempre ne rappresentano il motore primario.

La scienza ha consentito di andare oltre al contrasto tra innato e acquisito (e alle implicazioni politiche e ideologiche a esso soggiacenti), ponendo alcuni punti fermi. Come abbiamo visto, se nasciamo con un patrimonio genetico, i nostri comportamenti non sono totalmente “determinati” dall’eredità trasmessa dai nostri genitori. Ma quale parte della nostra personalità e dei nostri comportamenti deriva dall’innato, e quale parte dall’ambiente sociale? Come spiegare le differenze significative o, al contrario, i caratteri comuni, per esempio tra i vostri figli? Sono dovuti almeno in parte a fattori biologici innati, trasmessi senza modificazioni (ereditabili) dai genitori ai figli? Abbiamo tutti le stesse possibilità di essere biologicamente predisposti a sviluppare certe capacità intellettuali o artistiche? – tratto dal capitolo “Lamarck e Darwin, la riconciliazione” del libro.

Queste sono alcune delle domande a cui l’autore offre delle risposte o, quantomeno, del materiale su cui riflettere.

Tra le pagine trovano respiro nomi come, appunto, Lamarck, Darwin Waddington, Dawkins, Edward O. Wilson e, ovviamente, Mendel ma anche la “nostraRita Levi Montalcini, una delle più grandi scienziate del XX secolo, orgoglio italiano.

Rita Levi Montalcini viene citata in quanto pioniera di una disciplina – che non smetterà mai di appassionarmi – quale la psiconeuroimmunologia, o PNEI, cioè lo studio delle relazioni tra i macro sistemi di regolazione del nostro organismo – sistema nervoso, endocrino e immunitario – e tra questi e la psiche ossia l’identità emozionale e cognitiva che ci differenzia gli uni dagli altri.

“Il grande progresso scientifico e medico che dobbiamo a Rita Levi Montalcini sta nell’avere dimostrato come e perché una cattiva comunicazione tra queste tre reti può far insorgere malattie nell’adulto o difetti dello sviluppo nel bambino. Nel 1952 la scienziata ha così isolato il fattore di crescita nervoso nelle cellule cancerose” – tratto dal capitolo Come cambiare la propria vita. L’epigenetica messa in pratica

La competenza dell’autore è indiscussa e di certo non devo scriverlo io che “è uno che ne sa!”, basta infatti una rapida occhiata alle sue schede biografiche per capire che questo libro non è uno dei tanti manuali di self-help per chi vuole amorevolmente mettersi in contatto con il mondo auspicandosi una propria pace interiore da espandere – attraverso un sorriso beato e un tono di voce flebile – al mondo, magari inneggiando poteri cosmici in eterno circolo. Che poi io abbia letto anche libri di questo genere (non troppo easy, però 😉 ) apprezzandone alcuni, è un altro discorso.

Per tutto c’è una spiegazione, anche per quello che pare non averne e, di questo, sono assolutamente certa.

Ma torniamo al libro…

Ne “La sinfonia del vivente” c’è tanto, appunto. Forse c’è pure troppo… o meglio: avrei preferito che i capitoli fossero molto più lunghi e non limitati a una manciata di pagine a testa. In pochi attimi si passa da un argomento all’altro – ogni argomento ben contestualizzato, questo è certo! – e delle volte mi sono sentita “a bocca asciutta” come se, d’improvviso, una porta si fosse chiusa davanti a me a favore della prossima da attraversare.

Se certi consigli suggeriti tra queste pagine sono assodati da tempo dai più, altri sono interessanti spunti su cui ampliare ricerche personali ma non solo.

Mi sono stupita leggendo il capitolo “Quando le api bottinatrici si trasformano in nutrici”. Partendo dalle scoperte del naturalista svizzero François Huber (1750-1831) – che fu il primo a capire che l’ape regina dell’alveare viene fecondata in volo e che scoprì anche quale fosse il ruolo delle antenne e l’origine della cera d’api, dimostrando, inoltre, che le larve nutrite con pappa reale dalle api nutrici si trasformano sicuramente in regine – Joël de Rosnay pone l’attenzione sulla metilazione, cioè sul processo che consente di attivare o disattivare certi geni a partire da uno stesso genoma senza modificarlo. Questo capitolo mi ha davvero lasciata a bocca aperta; pensare che ci sia chi ha sequenziato il DNA estratto dai cervelli delle api regine e delle api operaie al fine di aumentare il sapere collettivo, non può che sbalordirmi ogni volta!

Non sapevo nemmeno che le formiche siano quasi totalmente cieche e che comunichino con le antenne grazie ai feromoni, una sostanza molto odorifera di cui depositano una goccia lungo il percorso per segnalare alle loro simili di la traccia, la via da seguire. Che fossero laboriose e “oculate” ce lo hanno insegnato sin dalle elementari e che fossero volte alla comunità, pure, ma di quanto fossero capaci di plasmarsi fenotipicamente per il bene collettivo, non avevo idea. L’Autore riporta esperimenti e studi.

Se la genetica è collegata all’epigenetica, l’epigenetica è in rapporto con l’epimemetica e se si parla di memi non si può non trattare questo nostro vivere digitale.

Bello il capitolo “L’influenza dei memi Internet e dei tweet disruptori“. Della fomentazione all’odio e alla violenza, circolante nel web, se ne parla spesso ma mai abbastanza!

Perché non si fomentano positività e rispetto? Perché non si sfrutta questo grande potere della rete per aumentare la sensibilità al prossimo, sia esso persona o ambiente?

Certo, come giustamente scrive anche Joël de Rosnay: le critiche, la fake, le ingiurie, le offese, le parole scurrili, i video di bullismo – ahimè – fanno più followers e quindi, in molti casi, più cash (contanti o bitcoin poco importa) ma il vero punto è che il ritorno economico non è nemmeno il vero interesse di chi si identifica quale ribelle e subbissatore di massa. Una cultura del “male” che spaventa, questa che sembra imperare al giorno d’oggi, perché pare riuscita a rendere finto e interessato colui che, invece, magari è semplicemente poco incline alle critiche a pioggia, fatte a prescindere dalla reale qualità dell’oggetto/soggetto analizzato.

Gente, io lo scrivo da mo’ ma il mese scorso anche l’Accademia della Crusca ha spiegato che fomentare può essere riferito anche al bene e alla positività!

Accendiamolo questo fuoco di scintille edificanti anziché sfascianti! Ehm… questa è un’espressione bislacca, me ne rendo conto, però è una associazione visiva che mi concedo dato che l’articolo è mio 😉

In questo saggio, Joël de Rosnay parla di epigenetica, di alimentazione, di salute, di correlazione tra geni implicati nelle infiammazioni e incidenza dello stress in questi meccanismi fisici e psicologici; parla di cortisolo, di adrenalina, di iper attività surrenalica – ne so qualche cosa, purtroppo – e di riserve di zucchero accumulate nell’onarganismo. Parla di endorfine, dopamine, serotonina e ossitocina; dell’importanza dello sport e di quanto possa essere in grado di attivare emozioni positive.

E se non siete molto sportivi, l’autore consiglia:

Se non siete molto sportivi, abituatevi a ridere il più possibile! L’endorfina può essere facilmente liberata dal cervello durante scoppi di risa comunicative. – capitolo “Gli effetti epigenetici degli ormoni del piacere”

Parla di tai chi chuan e di movimenti energetici basati su stiramenti, colpi del piede, posture di difesa e di protezione che “figurano” atteggiamenti di difesa e resistenza agli attacchi.

Non solo, come già scrivevo sopra l’epimemetica viene esposta sotto vari punti di vista, anche economico-politici oltre che sociale. Interessanti le parti sulla democrazia partecipativa intesa come unione nel “raddrizzare il tiro”… ma temo che molte frasi che ho letto siano utopiche.

Nel libro viene citato – tra gli altri – il libro del biologo molecolare Bruce H. Lipton “La biologia delle credenze. Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula.” che non ho letto, ancora, ma che mi ha subito riportato alla mente un breve libro che ho letto un po’ di anni fa: “Conoscere la Biologia delle credenze: Come la mente influenza il benessere del nostro corpo” di Marco Alis, libro meno tecnico, quasi di certo, ma in cui vengono riportati i fondamenti della biologia di Lipton e che sul libro del biologo cellulare statunitense è incentrato.

Ve l’ho scritto: questo libro è davvero come un pentolone in cui c’è il mondo e forse pure non solo quello! Ho trovato tutto ben contestualizzato, scorrevole da leggere e interessante però ne avrei fatti due libri anziché concentrare tutto in uno, questo è l’unico appunto-critichina che faccio.

In conclusione:

Impariamo a responsabilizzarci nei confronti di noi stessi e della società in cui operiamo. Impariamo a collaborare e a contestualizzare. Impariamo ad ascoltarci e ad ascoltare.

Impariamo a prendere consapevolezza di quanto ognuno di noi sia un universo in cui i dialoghi – e le specie che vi albergano – sono molteplici e questo universi, come monadi, sfiorano altri universi che sfiorano altri universi ancora. E qui si potrebbero aprire dibattiti filosofici molto interessanti…

ma questo articolo rischia di diventare troppo lungo e, forse, avete smesso già di leggerlo qualche riga sopra 😉

Quindi mi fermo e vi lascio questa immagine che può significare:

Prendiamo in mano la situazione!

Dna, responsabilità, responsabilità personale, responsabilità civile, genetica, epigenetica, meme, epimemetica

Lisa.

3 risposte a "“La sinfonia del vivente” di Joël de Rosnay"

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