“La casa del cedro” di Monica Pais

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La casa del cedro” è l’ultimo libro, fresco fresco di stampa, edito da Longanesi Editore per la collana La Gaja scienza, di Monica Pais.

Forse già sapete chi è l’autrice di questo libro ma per chi non ne avesse alba, sappiate che si tratta della veterinaria più famosa d’Italia!

Vi ricordate la commovente storia della cagnolina Palla? Quattro anni fa circa aveva mobilitato il web e le televisioni. Palla era stata ritrovata nei pressi di Terralba, in Sardegna; attorno al collo aveva una specie di cappio di Nylon strettissimo che probabilmente le era stato messo quando era piccola e che le aveva provocato una fibrosi dei tessuti e un enorme rigonfiamento del muso e, date le sue gravi condizioni, era stata portata d’urgenza presso la Clinica Veterinaria Duemari di Oristano, fondata da Monica Pais e da suo marito. Ricordo di aver pianto.

Ora ritorniamo al libro.

Nell’immagine di copertina ho scritto “Quando permettiamo ai ricordi di ritornare ad albergare dentro di noi”… già, tante volte i ricordi sono talmente “iintensi” da preferirli chiusi dentro un polveroso baule ingombrante, nascosti allo sguardo, e al cuore.

Ci sono luoghi, però, ben più grandi e maestosi di un grande baule e, spesse volte, hanno le fattezze di una stanza – di più – di una casa – di più – di un cortile – di più! Di un luogo preciso, che pare confinato – e, in effetti, lo è! – ma che perde i confini trascinato dal vento, bagnato dalla pioggia, come scintille di fuoco che sfidano la libertà degli schizzi delle onde sulla riva.

Ci sono dei luoghi che diventano portali del tempo.

Monica Pais, accompagnata dalle note del Nabucco – e dalla sua amata cagnolina Palla – da quelle note si fa catturare con forza, “come un bambino che prenda per mano un adulto per trascinarlo via con sé” e, adulta, consapevole e sicura, ritorna alla Casa del Cedro, a Orisei – piccolo comune della provincia di Nuoro, in Sardegna – dove per esigenze familiari ha trascorso, dalle spettacolari zie, le estati.

Ed è un viaggio nel luogo, nel tempo e nel cuore.

Una consapevolezza “donna” che prende per mano la piccola, dolce, sensibile bambina che è stata e che, in fondo, ancora in lei vive.

Ritrovarsi davanti alla grande casa del cedro, molto antica, decaduta, debole, diviene uno scardinare l’uscio che le teneva nascoste le immagini dei ricordi.

Ricordi ora deliziosi, puri, ingenui… e ora dolori, lancinanti, amari, salini come le lacrime.

“La casa del cedro è come una vecchia ormai svanita che conservi però la coscienza della perduta bellezza e degli affetti più cari”

Ecco che ci ritroviamo, lettori, a scivolare nei ricordi, meravigliosamente narrati, dell’Autrice.

Ricordi che hanno la matrice di un’anagrafe fresca e fanciullesca, ricordi appartenenti a una settenne piena di brio, di gioia di vivere e di amore verso il mondo animale, ma non solo.

Una settenne che piange per il miagolio debole di un gattino o per…

Perché l’ago dell’intensità e della serietà dei fatti, non sempre oscilla, di poco, sulla stessa frequenza; ci sono picchi, ci sono dolori e ci sono presenze che mancano… troppo… mancano troppo.

E delle lacrime, come stille di Luna, catturano il riverbero della notte, oppure si posano, lievi, sui petali di un fiore che pare triste sotto la luce del sole.

Abbandono. Accudimento. Cura.

Ci sono brividi di paura, misteri che ruotano “dentro” un pozzo che attira la curiosità di una bambina. Ci sono pollai, sporchi e puzzolenti, citati in paragone a tesori di una perfezione assoluta. Io, come Monica Pais, sono sempre stata affascinata dall’archetipo dell’uovo.

L’Autrice ci porta dentro un cassetto del suo mondo-bambina, in una “casa” rurale che non era la sua di domicilio. Ci porta in un mondo mezzadro, con cestini sulle teste di domestiche-mamme; ci porta, rubandole una definizione, dinanzi alla “punta del sole”; ci fa scorgere donne che paiono anfore ripiene d’amore. Che meraviglia!

Con uno stile delicatissimo, come lo sguardo innamorato di vita, ci pennella atmosfere in cui ci si immerge senza esitazione. Ho sorriso, ho immaginato, ho sentito, ho toccato… durante questa lettura.

Meravigliose le descrizioni ambientali e umane; il modo in cui l’Autrice mi ha tratteggiato le sue zie – ma non solo – è evocativo dell’amore che per loro ha nutrito, un amore senza tempo e infinitamente grato!

Rispetto. Accudimento. Dedizione. Protezione.

Educazione alla sensibilità.

Tra un ricordo dolce e un altro, come dicevo prima, si insinuano i sensi di colpa, i dolori, le sofferenze. Le metabolizzazioni.

Il sentirsi parte di un grande universo è un annullare le barriere che distanziano il tangibile con ciò che – purtroppo – è intangibile.

Una lettura delicatissima e pullulante vita, ecco, questo è stato per me “La casa del cedro”.

Consigliato a chi ama gli animali, la natura, le persone, i ricordi. Consigliato a chi ama la genuinità.

Lisa.

Ps: Se volete leggerne l’estratto, lo trovate qui: “La casa del cedro – Monica Pais”

3 risposte a "“La casa del cedro” di Monica Pais"

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