“Sognando Mr. Darcy” di Antonia Romagnoli

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“Sognando Mr. Darcy” è il nuovo romanzo – disponibile sugli store dal 10 ottobre – della scrittrice piacentina Antonia Romagnoli, nota sia per i romanzi – che trovate qui – ambientati in epoca Regency & Victorian sia per la certosina divulgazione di informazioni e documentazioni che, attraverso i suoi canali social, mette a disposizione degli utenti che la seguono. Io sono tra questi, inutile scriverlo.

Appoggio la borsa, mi tolgo di dosso la formalità di questo cappello e dopo essermi versata una tisana calda, ambrata, mi siedo e inizio a scrivervi di questo libro e della circostanza in cui l’autrice lo ha scritto.

Lo stile narrativo di quest’Autrice lo conosco bene, ho letto tutti i suoi romanzi adorando la saga delle Dame “in bianco, in verde, in grigio” classic ghosts romantic stories ambientate nell’Inghilterra dell’epoca Regency. Non sono libri Harmony, pieni di pance a tartaruga, muscoli virili e pelle lucidata dalla passione – quelli che si trovano oggi in cima alle classifiche di vendita, ahimè – ma romanzi d’amore dal sapore delicato, come sprigionassero profumi di rose antiche inglesi.

Antonia Romagnoli, oramai da anni, è diventata anche un’amica e la delicatezza che caratterizza il suo scrivere è la stessa che appartiene alla sua voce e alla sua persona. Una donna che cammina in punta di penna, scivolando sul mondo per non disturbare nessuno. Una donna come molte, presa dalle mille frenesie di un quotidiano che strozza i minuti; una donna che mentre segue una casa, tre figli, un marito, un gatto e un cane… vorrebbe ingabbiare qualche minuto per scrivere in santa pace! E con l’animo romantico, salire su quella carrozza dalle sedute di verde velluto, quella magica che la porta nei luoghi tanto amati grazie a Jane Austen. I precedenti libri di Antonia Romagnoli lì mi conducevano, tra segreti, lettere d’amore, abiti lunghi di mussola ricamata a fiorellini, ghiaino che scricchiola e limo da togliere dalle scarpine di seta.

Poi mi ritrovo, un paio di mesi fa, a ricevere questo romanzo da leggere in anteprima. Romanzo che l’autrice ha scritto di getto, rapita dentro un vortice temporale che da una stanzetta in cui ha ricavato il suo ufficio, l’ha portata a Bathford, nella contea di Somerset, in Inghilterra. Fuori dalla stanza il lockdown annebbiava la vista sul panorama e lei, proteggendosi, fuggiva altrove ascoltando voci che le giungevano d’altre epoche. E scriveva… e scrivendo dava alla luce questo romanzo. Capita di scrivere sotto dettatura dei protagonisti a cui si sta dando vita, capita di ritrovarsi quasi comparse anziché registi. Sono loro a dirti cosa scrivere, cosa indossano, come ribattono a una domanda o cosa pensano di una tal cosa… sono loro, e tu – Antonia Romagnoli, in questo caso – non puoi far altro che riempirti la tazza di thè, sederti alla scrivania e iniziare a battere sulla tastiera. Tutto d’un fiato, quasi, dall’inizio alla fine.

Innanzitutto la bella copertina che palesa lo stacco con le ambientazioni temporali dei romanzi precedenti: questo libro è contemporaneo, la protagonista Katrine Bell, è una di noi, il linguaggio ha pennellate di terminologia moderna, i discorsi sono informali e i pronomi di cortesia o le formule diplomatiche non sono quelle tipiche delle ambientazioni Regency

… Però…

Però il bello, oltre allo stile narrativo che ho già citato prima e su cui non mi dilungo ulteriormente altrimenti sembra io stia facendo uno spottone cosmicoe così non è – il bello, dicevo, di questo romanzo è che si tratta di una genialata di metaletteratura!

Dove termina il romanzo? Dove inizia? Davvero ci sono confini spazio-temporali dentro un romanzo se, esso stesso, si fa mezzo di trasporto su cui eroine d’altre epoche e d’altri romanzi, salgono per apparire in quel dato luogo per quel tal motivo?

L’autrice dov’è? Dentro, fuori? Può parlare ai protagonisti, o attraverso loro?

E quanto la protagonista di “Sognando M. Darcy” è conscia di essere ella stessa, figura di carta, fantasia, immaginazione e inchiostro color sangue?

Pulsa la vita, in queste righe che narrano sogni e determinazione di orgoglio femminile.

Pulsa una vita in volontà di rivincita.

Orgoglio e pregiudizio…

Spirali di classici e meravigliosi profumi s’inanellano sopra cumuli di immondizia vomitata da un unicorno – traggo, metà di questa frase, direttamente dal libro! Questo per farvi capire che il registro narrativo non sempre prosegue diritto dentro le righe ma si concede un ritmo contemporaneo, una velocità che non inciampa in classicismi superflui. Classicismi che, se vuole, l’Autrice sa scrivere divinamente!

D’altra parte siamo ai giorni nostri 😉

Sinossi: Katrine Bell, dopo una delusione d’amore, lascia casa e famiglia per realizzare il sogno di sempre, aprire una libreria a Bath, nei luoghi che ha amato attraverso i romanzi della sua Autrice preferita.
Il suo nuovo inizio la conduce così a Bathford, un villaggio a poche miglia dal cuore Regency di Bath, dove però non tutto va come lo aveva immaginato…
Katy diventerà protagonista di avventure e disavventure, accompagnata dalle voci delle più famose eroine uscite dalla penna di Jane Austen, e di una storia d’amore che si dipana fra libri, manieri e tazze di tè.

Sopra ho scritto: “d’altra parte siamo ai giorni nostri

… già, gran parte dell’eleganza nei modi – tipica di un tempo che è dietro parecchi angoli – se ne è andata a farsi benedire indossando anfibi e jeans strappati, altro che abiti in mussola e bonnet – ps. io metto gli anfibi 😉 , non immaginatemi uscita dalLa casa nella prateria.

Giorni nostri in cui, però, la protagonista del romanzo sogna i luoghi che la Austen le ha fatto conoscere… sia quelli fatti di giardini inglesi e dimore storiche, sia quelli che albergano dentro il cuore, luoghi avvolti in coperte di amori struggenti e passionali, di dichiarazioni fatte in ginocchio, di sfiori, carezze, palpiti e gote color di fiamma.

Ahi ahi… desideri anacronistici?

La protagonista sogna palpiti d’amore e, mentre sogna, prova a gettare dietro le spalle, il bandolo della matassa che la teneva legata all’amore passato, alla storia infranta, all’orgoglio masticato. Sogna e prova a riprendersi in mano la sua vita.

Ed ecco che il lettore si ritrova sugli abiti scuri qualche pelo di Georgiana, l’irruente golden retriver che accompagna qualche tratto di solitudine della protagonista non limitandosi, però, a questo ma ritrovandosi fautrice di inciampi di percorso.

E quando scrivo “inciampi” lo scrivo con cognizione di causa… chi ha già letto il romanzo, mi ha capita!

In queste pagine si sfumano i contorni della fisicità di un corpo o di quella di una scaffalatura piena di libri; si tratteggiano giudizi e pregiudizi, si incuneano rapporti che poi si svincolano; si intrappolano pensieri che poi si disimpegnano; si mettono alle corde anelli, maschere, biglietti, messaggi di Whatsapp, pagine ingiallite di romanzi austeniani e sentimenti, veri o presunti.

Il tutto, ovviamente, con il benestare – o meno – del perbenismo convenzionale di donne d’altri tempi e – come ho scritto prima – altri romanzi!

Insomma, questo romanzo è un viaggio bello e particolare e “Uccelli di rovo” forse centra… o forse no.

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Attenta! Alza gli stivali e cerca di non sporcare il tappetino della macchina. Dove andiamo?

A Bathford, anche se preferivo Bath… of course!

Cosa ti sei portata da leggere per il viaggio?

Ragione e sentimento.

Di cosa parla?

Della maturazione, di un’anima romantica e sognatrice, attraverso l’esperienza.

Anche io mi sono portata un libro che narra di un percorso evolutivo simile e dentro c’è anche la tua Elinor, tra le altre!

Qual è il titolo?

“Sognando Mr. Darcy”, è uscito da poco, ti mando via WhatsApp il link dove puoi leggerne un’estratto:

Sognando Mr. Darcy

e all’ultimo link che ti lascio trovi il gruppo fb di cui ti scrivevo sopra… quello in cui puoi guardare le dirette che l’autrice fa parlando – anche a lume di candela – dell’ottocento inglese:

Il salotto di Miss Darcy.

Ok grazie. Dopo ci butto un occhio. Ci fermiamo a bere un caffè tra un po’, che dici?

Bah, io preferirei un thè e dei biscotti al burro!

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