Walter Molino, la “Singoletta” e le profezie che non stanno in piedi.

L’altro giorno, mentre sfogliavo la home di fb sorseggiando un buon caffè mattutino, l’attenzione mi si è impigliata nel post di un mio contatto che aveva – a sua volta condiviso – l’immagine che ho riportato come copertina di questo articolo. Il titolo che al “quadro” veniva assegnato era “Vita nel 2022” e, data “la data”, all’autore venivano associati poteri profetici, vista l’attuale, triste, pagina di Storia che stiamo vivendo.

Ovviamente mi sono fatta uno screenshot del post per non dimenticarmene e, poco fa, con un po’ più di tempo a disposizione, ho dato da mangiare alla mia insaziabile curiosità facendo qualche ricerca qua e là.

Possibile, mi chiedevo, che davvero uno potesse essere così visionario? Naaa.. più facile che questa immagine sia caduta ad uopo 😉

E infatti…

Infatti ho scoperto che, innanzitutto, non si tratta di un quadro bensì di un’illustrazione – potente, devo ammettere – apparsa sulla prima pagina dellla “Domenica del Corriere” n. 50 del 16 dicembre 1962.

Certo, a guardarla oggi, l’associazione con il “Coronavirus” e con il conseguente – e terribile – taglio al contatto umano scatta automatico… ma forse più per catturare un like o un emoji “da Munch”!

Walter Molino non aveva velleità profetiche! La denuncia sociale riguardava gli ingorghi nelle strade e la copertina della settimana precedente a questa  aveva per soggetto un uomo sbraitante che balzava da tettuccio a tettuccio per scavalcare le automobili e raggiungere, forse, il posto di lavoro in orario.

Illustrazione di Walter Molino per il settimanale “Domenica del Corriere”

Ritornando all’illustrazione in oggetto, Walter Molino aveva “incapsulato” eleganti – osservatele: sono decorosissime, eleganti, raffinate… ma nessuna è sorridente! – persone dentro la “Singoletta”, veicolo futurista – mai realizzato, in realtà – “nonno” del contemporaneo – e molto discussoSegway, il veicolo a due ruote, elettrico, ideato dall’ingegnere e inventore americano Dean Kamen nel 2001. Accidenti, questa sì che era una premonizione… altro che l’isolamento sociale causato da un malefico Virus! Inneggiano alla mente visionaria dell’inventore americano – e, di certo, non è in discussione la mente creativa e scientifica di Kamen – ma per le strade di cinquant’anni fa, già ci si immaginava supposte mobili che permettevano di giungere in tempo alla timbratura del cartellino, senza pelle rossa dalla rabbia, rilassati, silenziosi e composti.

Adesso Kamen sta lavorando ad un progetto il cui scopo è la realizzazione di un enorme laboratorio in cui coltivare tessuti umani e, di conseguenza, fabbricare organi. Interessante l’intervista, a Kamen, di cui riporto un passaggio.

(…)Betting on success for growing organs, Kamen compares scaling their manufacturing to the way Silicon Valley turned an understanding of semiconductors into creating transistors so small and cheap that the tech industry now churns out phones by billions. “So I thought, why don’t we do the same thing for living tissues,” he says.  – intervista pubblicata nel sito OneZero

Questo mondo va veloce, tanto. Troppo?

Personalmente non sono una detrattrice della tecnologia in divenire, specialmente nei casi in cui le “novità” sono volte al vero benessere, quello fisico, medico, scientifico, psicologico. Sto scrivendo questo articolo su un pc, comodamente seduta su una sedia ergonomica, rivestita con un tessuto morbido, con quattro belle rotelline sotto la seduta e in sottofondo ho la musica che esce dallo speakear bloototh, un cilindretto nero alto poco più di un Minion di 20 cm. Non sto usando la mia adorata piuma d’oca, o il calamo, o il cuneo sulla tavoletta d’argilla… sebbene tutte queste cose le sappia usare, abbia a casa l’inchiostro fatto con la galla del noce e per me tutto questo abbia un sentore magico, romantico, umano, caldo.

Scopri questo, scopri quello, inventi qui, inventi là… taglia, cuci, infioretta, ricama, arzigola, impostailBimbyconilVaromamodalitàTurboantiorariocosìnontagliavelocitàmestolo30secondisenzacestello, usa Canva, fatti l’immagine vettoriale, cambia font anziché pennino. Cambia metodo, cambia stile, cambia qualità di vita, cambia il fisico – senza dare i meriti a Dio, in God we trust, e sempre sia lodato quando l’antagonista infila una protesi o studia come regalare a un corpo in sofferenza un nuovo cuore costruito a tavolino!

Veloce veloce… il tempo sale sulla Segway, possiamo anche dormire, Siri e Pilota Automatico staranno vigili per noi…

…finché le otto videocamere e i dodici sensori a ultrasuoni non si accorgeranno di quel microscopico Sarbecovirus che, ruotando lungo la sua via, rimbalzando da angolo a nuvola, cattura ciò che trova mangiando ossigeno altrui, ingrandendosi e creando ingorgo. E non è Pac-man ma realtà!

Panico.

Domenica del corriere, segway, Walter Molino, coronavirus

Forse sono uscita dall’iniziale intento che mi ero proposta scrivendo questo articolo. Non importa.

Oggi – 17/10/20 – alla radio, sulle pagine dei giornali, ai Tg, sulla tazza, dentro al caffè, nell’ereade, penzolante dalla maniglia della porta -ovunque!- leggo, o sento, una parola: “Coprifuoco”. Perché usare questo termine? Perché non scrivere solamente “Parziale Lockdown” dato che il termine, anche se senza piacere, già lo abbiamo masticato, digerito, metabolizzato?

Coprifuoco fa paura, fa terrore, brucia come un lanciafiamma.

Cosa succede dopo una certa ora? Se mi vede in strada, da dietro il bidone della spazzatura, un uomo in mimetica mi punta addosso un mitra e fa fuoco da cui mi devo coprire? Ma dai! C’è una regola, ok. Va rispettata, giusto. Ma chi non rispetta le regole è passibile di multa non certo di proiettile figlio di attacco bellico nemico!

Le parole. Le parole, accidenti, hanno un peso specifico… e so che chi le sta scegliendo lo sa, è questo che mi fa venire l’orticaria!

Coprifuoco è un termine che fa paura e noi, la società mondiale tutta, adesso di paura aggiunta e indotta non ha bisogno. Ce n’è già fin troppa!

Ingorgo.

E scelta di parole.

Allo squillo della tromba scatta l’obbligo di soffocare il fuoco sotto la cenere. 

Il Medioevo è lontano… o forse, invece, è anacronisticamente troppo vicino.

Stasera, dopo le 22 porterò in casa la lanterna, un po’ più amareggiata, triste, timorosa e infastidita, ma rispettosa delle regole, come mi hanno insegnato ad essere.

Ok, forse la coperta è sempre corta. Ok, ho la coperta, sono comunque fortunata.

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