Crisantemo. La conoscete la leggenda del fior dell’oro? E il suo potere insetticida?

Una parola tira l'altra, crisantemo, leggenda, curiosità, fior dell'oro, antiche ricette, antichi rimedi

Nei giorni in cui la terra si pregna d’autunno, un fiore dalla triste, occidentale, nomea fiorisce sotto un cielo di latte novembrino. Fior dell’oro poiché dall’etimologia greca è composto da “dorato” e “fiore”. Fiorente d’oro.

La conoscete la struggente, ma al contempo dolcissima, leggenda che ne narra la “genesi”?

Si narra che…

che in un piccolo villaggio una bambina vegliava, disperata e in lacrime, al capezzale della mamma moribonda. Uno spirito, impietosito, vedendo la bambina tanto addolorata, le si accostò porgendole una margherita; le disse di consegnare il fiore alla Morte poiché gli spiriti avevano deciso di concedere a lei e a sua madre di continuare a restare insieme per tanti giorni quanti erano i petali della margherita. Quando lo spirito scomparve, la bambina, con molta cura e delicatezza, iniziò a ridurre i petali in striscioline sottilissime, avendo ben cura di non rovinarli o di non staccarli dal centro. Quando giunse la Morte – che preventivamente già era stata avvertita dallo spirito della concessione fatta alla bambina – si ritrovò innanzi un fiore dai petali che parevano senza fine. Decise quindi di desistere non non separando la madre dalla figlia e aggiunse, inoltre, che pure lei intendeva fare un dono, ossia concedere alla bambina e a sua mamma di passare insieme tanti anni quanti erano i petali del fiore, e detto ciò se ne andò.

Storie di pietà, di risolutezza capace di smuovere i cuori più cupi. Dolcezza che stilla da petali frammentati, in continua azione, sotto lacrime di sale. Me la immagino la Morte con la falce, resa luccicante dal baglior di Luna, inginocchiarsi di fronte alla bambina. Non so il perché, ma vedo una bambina che se ne sta ferma, senza terrore, di fronte a un destino che parrebbe ineluttabile, me la immagino determinata al punto da parer mossa più dalla speranza che dalla paura. Ché i bambini lo sanno che una “cosa bella” può fare i miracoli! E allora brandisce un fiore come fosse una spada, un fiore che non di Luna di falce brilla.

Ma questa leggenda è molto dolce e io, si sa, troppo romantica!

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Le storie son storie…

E allora ecco che come si tiran dietro le parole altrettanto sanno fare i racconti. Scivolando sulle pagine di un altro libro, mi ritrovo a leggere, con altre sfumature, sul Piretro (Anacyclus pyrethrum) o Crisantemo insetticida. E badate bene, leggendo, di non confondere il Crisantemo selvatico con quello coltivato nei giardini domestici!

Amalia Moretti Foggia della Rovere, ehm, il Dottor Amal, mi insegna infatti che…

Or sono cent’anni, in un certo giorno di maggio, una donna di Ragusa, in Dalmazia, se ne andava camminando per la campagna.
Arida, sassosa, è là sempre la terra; ma il brullo squallore aveva, quel giorno, qua e là dei lievi sorrisi, quei sorrisi che sempre e dovunque sanno dare i fiori, siano pure i più selvaggi e meno appariscenti.
A ciuffi, erano infatti sbocciati, in tutto quell’aridume, su piante alte poco meno di mezzo metro e dalle foglie profondamente frastagliate, dei fiori dall’aspetto fra quello della margherita e quello del crisantemo; dal colore fra il bianco e il rosato; e dall’odore un po’ acuto, quasi di leggero tabacco.
La donna, attratta da quei sorrisi e spinta da quell’istintivo bisogno, ch’è proprio d’ogni donna, di voler ornato con fiori il nido, molti ne spiccò; ne fece un gran mazzo; li portò a casa; li mise in un vaso nel mezzo della tavola; e dopo un paio di giorni, quando li trovò appassiti, li tolse e li buttò in un canto della cucina.
Ma la mattina appresso, allorché – scopa in mano – ella già si apprestava alla pulizia radicale, stupì al veder mosche morte là, nel canto; al vederne sopra e intorno ai fiori buttati; al vederne tante e tante da doverle finanche pensare uccise dagli stessi fiori, quasi possedessero, quei fiori, un autentico loro potere insetticida.
Eran, quelli, fiori di piretro o crisantemo selvaggio (come viene comunemente pure chiamata la pianta); e di essa andavano alla ricerca, anche allora, gli erborari che, incuranti dei fiori, preparavano con la sola radice certi loro specialissimi medicamenti.
Ma da quel giorno, per quei fiori secchi, per quelle mosche morte, e per quel fine intuito della donna, si cominciò ad osservare, a provare, a riprovare, a studiare, a controllare, e in breve si potè pertanto constatare che i fiori del piretro hanno un autentico potere insetticida.
Da allora, per cacciar parassiti dal corpo degli animali, per allontanar insetti dalle nostre vesti e dai nostri letti, per sterminar zanzare nel chiuso delle stanze, sempre si è così ricorso e sempre così si ricorre ai fiori del piretro ridotti in fine polvere; ai soli fiori, però, sbocciati in terra arida e sassosa quale quella di Dalmazia, e raccolti nel pieno della loro fioritura, giacché il principio attivo è solamente allora nella sua massima efficienza. Tale principio è infatti contenuto nei peli glandulari e nei canali resinosi che sono appunto bene sviluppati soltanto nel fiore maturo; ed è costituito da due piretrine tanto tossiche per gli insetti, che in pochi minuti ammazzano persino i coleotteri. Per liberarci dagli insetti, per far loro respirare tali mortifere piretrine, dobbiamo quindi appendere nelle stanze mazzi di crisantemi secchi o, meglio, diffondere nell’ambiente la polvere dei fiori o, meglio ancora, bruciare, a mucchietti, la polvere micidiale, affinché essa possa diffondere così nell’ambiente, assieme ai prodotti della sua combustione, anche le sue tossiche piretrine. Infatti tutte le polveri insetticide che, lente lente bruciando, spandono quel loro acuto odore che, quando non ammazza, almeno intontisce le zanzare, non sono che fiori di piretro polverizzati ed ai quali si sono uniti carbone e nitro per facilitare la combustione; e pure con la stessa miscela, impastata con gomma dragante, e suddivisa poscia in piccoli coni, si confezionano i rinomati piroconofobi che furori tanto in auge fino a che…
Fino a che, cerca e ricerca, non si scoprì, in questi ultimi decenni, che dai fiori di piretro si possono estrarre le piretrine servendosi di certi solventi (quali l’alcole, il cloroformio, il petrolio) e fino a che non si fabbricarono così dei liquidi che sono molto più tossici agli insetti delle stesse polveri e che, potendo venir ben diffusi con spruzzatori in ogni ambiente, più di ogni suffumigio, vi portano lo sterminio. Tutti i liquidi insetticidi sono infatti miscele, nell’uno o nell’altro solvente, di piretro, di naftalina, di salicilato di metile e di acqua ragia.
Ma cerca e ricerca ancora, ed ecco, in questi ultimi giorni, scoprire che, più di ogni altro solvente, valgono, ad estrarne dai fiori le piretrine, certi principi, i terpeni, che si ricavano dalle pure essenze dei limoni, e che tali terpeni talmente si caricano del potere tossico delle stesse piretrine, che la mistura insetticida ne diventa sopra ogni altra attiva; tanto attiva da uccider mosche in 80 secondi, mentre le misture in altri solventi le uccidono in 180 e persino in 360 secondi.
Ma non solo a cacciar malvagie mosche (che trasportan sempre germi con le zampe) e voraci zanzare, (che ci tolgono il sonno e ci portano la malaria) e punzecchianti insetti (che, oltre a irritarci col prurito, possono saltando, o lenti passando, da persona a persona, trasmettere germi di malanni) non solo a cacciare insetti vale insomma il piretro, ma vale anche a liberare le nostre piante dai loro parassiti, sempre troppo tenaci; e a liberarle senza il pericolo che le foglie ne assorbano a poco a poco il principio insetticida, che lo passino poi nelle loro linfe, e che le linfe lo depositino infine nei frutti rendendoli così pericolosi, come è accaduto non di rado irrorando le foglie con insetticidi a base di arsenico, di rame, di piombo. Le piretrine, infatti, oltre essere insolubili nell’acqua (e quindi non assorbibili dalle linfe vegetali), sono anche tossiche solamente per tutti gli animali a sangue freddo – per tutti, dalla rana, ai vermi, agli insetti e, giù giù, fino ai protozoi mentre sono invece assolutamente innocue per l’uomo e per tutti gli altri animali a sangue, come il nostro, caldo. 
… e medicinale
Insomma, talmente utile si è mostrata la pianta, che ora essa non vegeta più, e selvaggia, nella sola Dalmazia, ma se ne stanno facendo vere e vaste piantagioni ove più arido, e sabbioso, e sassoso, è il terreno, giacché è nell’aridume che la pianta, con le sue radici, cerca, trova, succhia, i principi con i quali… fabbricare le sue mortifere piretrine. Si semina ora infatti crisantemo in vaste estensioni dell’Istria; nelle piccole isole (soprattutto in Cherso) che sono disseminate nell’Adriatico in vedetta ed a difesa nostra; nelle lande più desolate della Sardegna; nei più sassosi colli delle Prealpi lombarde; e nelle più aride terre dell’Italia meridionale.
Gli è che nemmeno necessita, la pianta, di cure, di acque e di concimi, per porgerci in pieno rigoglio i suoi fiori insetticidi, e ch’essa è ormai diventata una pianta di valore sempre sicuro e grande. Di tal valore, anzi, che se ognuno seminasse selvaggio crisantemo là dove l’arida terra nulla ha mai reso e nulla tuttora rende, sorriderebbe ben soddisfatto, intascando il gruzzolo ricavato dal vendere, a certi industriali, il fiore e, a certi erborari, le radici della pianta!
I fiori a certi industriali per farne (come t’ho detto) polveri, coni, e liquidi insetticidi; e le radici a certi erborari perché essi ne hanno sempre sfruttate, e tuttora ne vanno anche sfruttando, le doti medicinali.
Bollendo infatti radice di piretro, si preparavano un tempo decotti concentrati coi quali si massaggiavano (per eccitarli) gli arti paralizzati; pestandola, se ne otteneva una polvere che, porta ad annusare a chi aveva il naso troppo chiuso, faceva sternutire con abbondanza pari a quella che dà la polvere del tabacco; macerandola nell’olio, si determinava, sulla pelle strofinata con quell’olio, un’azione rubefacente simile a quella d’un leggero vescicante; e mettendola in infusione nell’aceto, e versando poi in acqua un po’ di quell’aceto, si otteneva un ottimo odontalgico.
Tanto ottimo che anche oggi si ricorre alla radice del piretro per calmare l’acuto dolore che ti viene da un dente malato. Un po’ di cotone, infatti, imbevuto nella tintura eterea di piretro, oppure nella miscela di canfora, essenza di garofano, e tinture di oppio e di piretro, e introdotto poi nel buco scavato dalla carie, sempre varrà a calmarti il terribile dolore. La stessa famosa «tintura di Amburgo» (da farne con l’acqua colluttori) è pure ottenuta mettendo in infusione, nell’alcole, corteccia di cannella e radici di piretro e di angelica.
Oltre che odontalgica, la radice del crisantemo selvaggio e pure scialagoga; e se la tua bocca fosse spesso molto, troppo secca; se, cioè, le tue ghiandole salivari fossero troppo lente nel loro funzionare, succhiando pastiglie di piretro o (non trovando pastiglie) un pezzettino di radice, vedresti quelle tue ghiandole rimettersi subito a produr saliva, e in grande abbondanza!
Ma, se è innocuo per l’uomo, il piretro è invece (come ti ho detto) validissimo veleno per vermi e insetti. E pertanto, se vermi ti infestassero l’intestino…, ecco subito gli erborari offrirti vermifughi a base di crisantemo; se insetti scavassero tortuose e lunghe gallerie entro la tua pelle, e se per esse passeggiando la notte, ti dessero un tal prurito che a sangue fossi spinto a grattarti… ecco ancora gli erborari offrirti unguenti antiscabbiosi impastati col piretro; se, infine, essendo tu uno degli eterni ebrei erranti che han sempre per tetto il cielo e per casa un angolo di strada… fossi affetto da ftiriasi, o malattia del vagabondo… se tu fossi, insomma, notte e giorno tormentato e succhiato senza poter trovare mai pace… ecco ancora gli erborari offrirti polvere di piretro da spargerti sul corpo, o (meglio ancora) sacchetti contenenti piretro, naftalina ed eucalipto, che, attaccati alla camicia, o legati con cordicelle al collo e al tronco, intontendo, fugando, ammazzando i parassiti, darebbero in breve un po’ di pace al tuo tormento.

***
I pregi del piretro, o selvaggio crisantemo, ecco, te li ho detti. Ma… ricorda che il nome della pianta è quello di Crisantemo selvaggio e che i suoi fiori sono ben diversi, quindi, di quelli del mite e malinconico crisantemo che negli orti e nei giardini sta ora preparando i fiori che il dì dei morti ti porgerà per i tuoi cari che dormono laggiù…, nella gran pace del camposanto!


Il pezzo – e l’immagine – che ho sopra riportato è tratto dal libro – che oramai chi mi segue da un po’ conosce – “Parla il dottor Amal su piante medicinali” di Amalia Moretti Foggia della Rovere, alias Dottor Amal.

Crisantemo, Chrysanthemum, leggende, storia, mitologia, fiore, fiore autunnale, fiore novembre, una parola tira l'altra

Il Crisantemo è originario della Cina, ma all’inizio del IV secolo giunse, attraverso la Corea, in Giappone dove fu denominato kiku. Una sua varietà, lo hironishi, con i suoi sedici petali disposti come raggi simili a quelli solari, diventò simbolo del sole e fiore imperiale. ​Il fiore del crisantemo, in origine, era apprezzato per le sue qualità di guarigione per stati di ubriachezza, per problemi dovuti allo stato di disfunzione del sistema nervoso, e per situazioni di debilitazione in generale.
Ancora oggi il crisantemo è riconosciuto in Giappone per le sue proprietà mediche e viene utilizzato in varie preparazioni erboristiche. Sbocciando in un periodo di rigidità climatica, a lui vengono associate caratteristiche quali la determinazione, la tenacia, la forza e la resistenza. Abbinato anche al ringiovanimento ed alla longevità quando della stoffa, intrisa della linfa del crisantemo, veniva fatta strofinare sulla pelle durante il “Giorno del Crisantemo” (il 9° giorno del 9° mese dell’ anno) con l’intento di mantenere giovane, a lungo e con forza, la persona soggetta al rituale. In erboristeria, questi fiori, si usano infatti per contrastare la ritenzione idrica e, di conseguenza, favorire una rigenerazione generale degli organi e dei tessuti della persona.

Sempre riferendosi al suo “richiamo all’immortalità” il fiore del Crisantemo, alla fine del XII secolo, fu inciso sulle spade del Mikado e, da allora, gioielli, abiti e porcellane della famiglia imperiale furono spesso decorati con crisantemi. Fino al secolo scorso potevano coltivarlo o raffigurarlo soltanto i nobili.

E quindi ecco che dalla narrazione di antiche leggende, dai consigli erboristici di un dottor che non si chiamava Amal nella realtà, da un po’ di Impero e celebrazioni si passa a qualche spot d’arte giapponese a chiudere questo piccolo viaggio con colori che non siano solo quelli di ottobre sfumato di nero e arancio.

illustrazione, incisione, crisantemi, Hiroshige, periodo Edo, arte giapponese
Crisantemi di Utagawa Hiroshige, appartenente alla serie Hana zukushi mitate fukorokuju (Gli dei della buona fortuna rappresentati come fiori), periodo Edo, Harvard Art Museums/Arthur M. Sackler Museum
Kimono, crisantemo, arte giapponese, Nuihaku
Noh Robe (Nuihaku) con farfalle, crisantemi, foglie di acero ed erba di miscanto
risalente alla seconda metà del XVIII secolo – Met museum.org
Crisantemo, tessuti antichi, antiche stampe, arte giapponese
Taito IIChrysanthemum, datato circa 1830

Spuntano sulle tele, su antiche stoffe, su quadri, o ricami.

Tratteggiati, incisi, forgiati, ricamati, dipinti, raffigurati, anelati, impreziositi, adornanti, color del latte, color del sole, color del sangue. In versi poetici, citati di Proust, da Flaubert,dal Dottor Amal o da Pessoa; suggeriti dagli spiriti o mescolati nel pentolone delle streghe.

Crisantemi…

E infine, non posso che chiudere questo articolo, in cui ho mescolato più d’un ingrediente, sottoscrivendo una citazione di Guido Ceronetti che calza qui a pennello – senza calze di nera lana smagliata, però!

“Amo tuttora moltissimo il crisantemo, che devo comprarmi, nessuno mi regalerebbe crisantemi perché una fortissima invalsa stupidità li associa vergognosamente alla morte e ai cimiteri” – Ceronetti

5 risposte a "Crisantemo. La conoscete la leggenda del fior dell’oro? E il suo potere insetticida?"

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