Se siete soliti andar per foreste, state attenti al Rübezahl!

Siete fanciulle ingenue, ma fino a un certo, che amano andar per boschi e foreste inseguendo farfalle o raccogliendo fiorellini? State attente a questo gigante delle montagne!

Si chiama Rübezahl ma il nome non ha da tangervi giacché – secondo lo scrittore tedesco Johann Karl August Musäus – da quando la principessa Emma l’ha gabbato… embeh… tanto socievole oramai non è!

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“Rübezahl” – quadro di Moritz von Schwind

Moritz von Schwind, pittore austriaco del XIX secolo – magari mentre ascoltava una sinfonia del suo amico Schubert – ha pennellato Rübezahl a passeggio -con clava in mano! – per aggrovigliate foreste…

Starà cercando dei malcapitati o l’ingenua – che tanto ingenua non lo è stata – Emma?

Sto mescolandovi le carte, attenzione!

Una cosa è il quadro, un’altra è una delle tante storie folkloristiche che attorno al gigante delle montagne ruotano e come se non bastasse, per aggiungere colore laddove colore non serve, mi ci metto pure io con le mie parole al vento, inchiodate sul monitor!

Insomma, il barbuto, dal rigido pizzo tenuto fermo da quintali di colla fatta con farina e acqua (e non chiedetemi chi gli ha passato la farina che non lo so!), mani dietro la schiena e fronte corrucciata, cammina “sciallo” schivando grosse radici e ingannevoli sassi lisci. I funghi nemmeno li guarda, non li digerisce! Al suo passare, anticipato dal rumore di zoccoli che paiono di pietra, gli uccellini scappano senza aprir becco.

Insomma, se prendiamo per buona la versione di Musäus, dopo aver rapito una giovane principessa – Emma, appunto – il gigante la condusse nella sua dimora sotterranea che si trovava tra le montagne. Lei era bella e lui voleva prenderla per moglie ma non con violenza, voleva lei fosse acconsenziente.

Ma Emma amava il principe Ratibor… e… beh… non è che il gigante sia stato proprio proprio quel che si dice “uno di quegli uomini che ti fanno sentire le farfalle nello stomaco al primo sguardo”. Insomma, non so come fosse questo Ratibor e – ok, lo so: non ci si deve fermare alle apparenze bla bla bla… – ma forse un tantino capisco perché Emma non volesse diventare la regina della casa del gigante!

Un gigante che però mi fa tenerezza perché, sempre a detta della fantasia di Musäus, cattivo cattivo proprio non lo era. Per far spuntare il sorriso sul volto dell’amata il Gigante le donò delle rape magiche; rape capaci di esprimere ogni desiderio fino al momento di appassire. Chissà quando la furbizia le ha acceso la lampadina ma sta di fatto che la fanciulla ben ha pensato di trarre il “poveretto” magari con qualche bella sbattuta di ciglia, qualche rossore di gote, qualche soavità di voce… insomma, pareva quasi fosse lì lì per concedersi in sposa. Solo una condizione li separava dall’attimo tanto agognato dal gigante: voleva che lui le dicesse esattamente quante erano le rape del suo campo, se le avesse detto il numero giusto lo avrebbe sposato, altrimenti avrebbe dovuto ridonarle la libertà! Il Gigante non se lo fece certo ripetere due volte e si mise a contare non limitandosi nemmeno a fare il conto una sola volta… mica poteva permettersi di sbagliare, vi pare? Emma però, che aveva conservato per l’occasione una delle rape magiche, non perse tempo ad attendere il risultato e mentre il gigante conteggiava le rape lei trasformò, quella che teneva tra le mani, in un cavallo e, salita velocemente in groppa, se ne scappò dall’amato Ratibor! La cosa brutta, però, è che quando si sentì distante a sufficienza, la fanciulla lo schernì e gli affibbiò il nome Rübezahl (che in italiano si potrebbe rendere come “Conta-rape“), nome che gli rimase per i giorni a venire! La storia è finita ma, come è comprensibile, da allora il gigante cambiò atteggiamento verso gli umani, provando verso di loro astio e rancore. In special modo, come già vi anticipavo all’inizio dell’articolo, va su tutte le furie se si sente chiamato per nome… quindi, ecco, se state passeggiando per la foresta e lo scorgete da lontano, state fermi immobili, non fiatate e mordetevi la lingua!

Anche per oggi s’è giocato un po’ grazie a un quadro capace di fungere da canovaccio su cui scrivere a ruota più o meno libera!

5 risposte a "Se siete soliti andar per foreste, state attenti al Rübezahl!"

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  1. I quadri, fonte di storie come non mai… almeno finché non si ascolta una canzone, si sente un profumo, si tocca una superficie. Ok, è tutto fonte di ispirazione! 😛

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