“Nel Giappone delle donne” di Antonietta Pastore

Nel Giappone delle donne, di Antonietta Pastore, Einaudi tascabili. libro, recensione

Nel Giappone delle donne” di Antonietta Pastore. L’Autrice è nota per essere la traduttrice(sul suo “tradurre Murakami”, se vi interessa, c’è questa bella intervista) – di autori del calibro di Haruki Murakami, Banana Yoshimoto e non solo – è un saggio… sarebbe più corretto definirlo un saggio memorialistico ma non è che suoni proprio bene bene!

La mia edizione Einaudi è del 2012, otto anni fa… quanti passi in avanti si saran fatti nel frattempo?

Ma meglio che parta, come al solito, delegando le sinossi ufficiali nel ruolo di “Ti svelo la trama”:

Matrimonio e divorzio, istruzione e lavoro, tradizione e femminismo, adolescenza e terza età: basandosi sulla propria esperienza personale, Antonietta Pastore ci regala un ricco e affascinante viaggio nell’universo femminile giapponese – e di fatto nell’intera società nipponica contemporanea – attraverso figure di donne da lei conosciute durante i sedici anni vissuti in Giappone.
Studentesse, madri di famiglia, impiegate, imprenditrici, insegnanti, anziane raccontano le aspirazioni, le lotte, le speranze che accomunano le loro vicende personali a quelle di tante altre e che rendono piú immediata – al di là degli stereotipi occidentali – la comprensione della contraddittoria situazione delle donne giapponesi e dell’evoluzione che hanno compiuto in questi ultimi cinquant’anni.

204 pagine suddivise (tolta l’introduzione, ovviamente) per tematiche (in ordine: Il matrimonio * La famiglia *Il femminismo *Il divorzio *Giovani *Il lavoro *Mizu shōbai *Le arti tradizionali *La terza età *Tutte le altre *Conclusioni.

Vi state chiedendo cosa significhi Mizu shōbai? Se vi riporto questo pezzo lo capirete subito:

L’usanza che la padrona di casa amministri a suo arbitrio le finanze domestiche risale alla notte dei tempi. Poco per volta le donne sono venute a sostituire gli uomini nella pratica e nell’insegnamento, altamente remunerativo, delle arti tradizionali: l’ikebana, la danza, la cerimonia del tè, la calligrafia. Inoltre bar, night-club e locali notturni in genere, cioè tutto quel settore commerciale conosciuto col nome di mizu shōbai, il commercio dell’acqua, è da sempre gestito da donne che spesso sono anche titolari del loro esercizio.

Credo abbiate capito la categoria di settore, non di certo, però, tutte le varie sottocategorie che in esso ruotano e di esso vivono! Terribile… e si deve scriverlo perché è giusto: l’autrice – grazie anche a una testimonianza diretta – ha fatto un lavoro di ricerca esaustivo e difficile: in Giappone molte cose sono tabù, di malattie – per esempio – di lacrime, di fallimenti, di marciume, di degrado… non si deve parlare! Con l’argomento “mizu shōbai” non c’entra nulla, lo so, ma mi viene in mente il libro “Un litro di lacrime” di di Kitō Aya – di cui ho scritto qui – e la determinazione nipponica (certo: non hanno l’esclusiva) al mettere sotto il tappeto tante, troppe, cose.

Ma ritorniamo al libro…

L’ho scritto sopra – l’ho scritto? Non so, sto scrivendo di getto – questo libro si legge in modo fluido, scorrevole, senza tedio e, al contempo, senza troppa empatia. Con uno stile espositivo asciutto, tutto è stato contestualizzato, anche le opinioni personali dell’autrice sono affiorate con delicatezza e rispetto, senza pugni sul tavolo, senza voce grossa, senza prevaricazioni socio-culturali… quale fosse stato l’argomento e questo è stato uno dei vari aspetti che mi sono piaciuti durante la lettura. Ogni argomento era implementato da testimonianze di donne che l’autrice ha conosciuto durante gli anni in cui ha vissuto in Giappone, durante la sua vita da expat durata sedici anni durante i quali è stata visiting professor all’Università di Lingue Straniere di Osaka.

Credo sia difficile aprirsi a una cultura tanto diversa dalla propria senza subire in parte, almeno temporaneamente, una perdita d’identità. – Nel Giappone delle donne, Antonietta Pastore

Solitamente, nei miei articoli, riporti brevi passaggi… stavolta non riesco a “tagliare”! Il pezzo che potrete leggere fra poco, oltre che essere bellissimo è anche riassuntivo del libro intero, di tutto ciò che in esso è narrato, esposto, spiegato, sottolineato o qualsiasi cosa voi vogliate, insomma!

Tratto dall’introduzione: Discrezione è il primo termine che viene in mente per descrivere il comportamento della donna giapponese: occupa poco spazio, i suoi gesti sono contenuti, non fa movimenti che la mettano troppo in evidenza. È socievole e chiacchiera volentieri, ma il suo atteggiamento è sempre garbato, mai brusco né tanto meno sguaiato. La disinvoltura, la spigliatezza, che esulano dai canoni della femminilità, riescono difficili alla donna giapponese adulta. Al contrario, una preoccupazione di eleganza la rende a volte affettata, o falsamente impacciata: corre a passettini, cammina con i piedi all’indentro, quando ride si copre la bocca con la mano. Nel treno legge spesso un libro o una rivista, ma raramente ha la spavalderia di dispiegare un giornale, non accavalla le gambe, e se non legge tiene le mani compostamente unite in grembo o sulle ginocchia. Anche se mette il kimono solo nelle grandi occasioni, o forse mai, è raro che sia veramente elegante negli abiti occidentali, se per eleganza si intende anche sicurezza di portamento. Che indossi jeans e maglietta o che vesta all’ultima moda di Tokyo, che porti l’uniforme della ditta o abiti firmati, nel suo inconscio la donna giapponese è sempre in kimono. Per troppo tempo il suo corpo è stato modellato da questa tunica avvolgente, i suoi gesti sono stati condizionati da quest’indumento che ha una strana caratteristica: mentre nella versione maschile permette una grande scioltezza di movimenti grazie al semplice spostamento della cintura sui fianchi (basti pensare ai duelli dei samurai nei telefilm), nella versione femminile, con l’alto e rigido obi che fascia strettamente il busto, esercita una funzione repressiva della gestualità. Paradossalmente però, le donne più disinvolte, e quindi più eleganti, in questo paese, sono proprio quelle che, per abitudine, gusto o professione, portano ancora abitualmente il kimono: maestre di arti tradizionali, padrone di night-club e ristoranti di lusso, anziane signore benestanti. Forse perché, non avendo messo in discussione il ruolo che ricoprono nella società, sono le sole che si sentano veramente a proprio agio nei loro vestiti. – Nel Giappone delle donne, Antonietta Pastorale.

Ho incontrato, attraverso le parole di Antonietta Pastore, donne che amano suonare e sognano di diventare concertiste famose, donne che insegnano, donne che ci provano a diventar manager d’azienda; donne che chiedono scusa, dicono grazie, chiedono informazioni sul tempo o suonano alla tua porta per non cedere alla solitudine di un nido da cui uccellini hanno spiccato il volo. Ripieghi, accondiscendenza, dedizione estrema alla realizzazione dell’altro, hobby, corsi extra- scolastici, scrittura, riflessi, giochi di specchi. Donne casalinghe, donne in carriera, donne che escono a cena con le amiche, donne prigioniere nel mondo del commercio dell’acqua; ho conosciuto una kyōiku mama, ossia una madre che fa della riuscita scolastica dei figli lo scopo della propria vita e vi dedica tutte le sue energie, arrivando persino a cucinare durante la notte e a imboccare, letteralmente, il figlio affinché si nutra durante le fasi di studio ininterrotto! Sono stata a matrimoni combinati riusciti e ad altri riusciti per nulla; galateo, obblighi, formalità, routine. Ciò che a noi può sembrare assurdo, per certi aspetti, assurdo può non esserlo del tutto.

Numerosi sono gli spunti su cui riflettere o da approfondire ulteriormente. Storia, c’è molta Storia in questo libro. Lotte, diritti acquisiti, aborto, gravidanze, voto, l’approvazione del Codice civile del 1989, il titolo di capofamiglia, i nuclei che si denuclearizzano, femminismo nipponico. Seconda guerra mondiale, Costituzione democratica che sanciva per tutti uguale diritto all’istruzione… per tutti s’intende “maschi e femmine”.

Dati, date, storie e Storia, attorno alla Donna Giapponese.

Ho letto tutto, come già scritto, con interesse e, da donna, non poteva essere diversamente. Nonostante questo, come scrivevo prima, non ho provato empatia per nessuna delle figure incontrate ma questo, forse, è adducibile al fatto che avrei voluto leggerne di più su ognuna e, inoltre, il taglio stilistico è di certo giornalistico.

Un libro importante da leggere, importante per tantissimi motivi!

Una delle letture che farò l’anno prossimo di sicuro? “Leggero il passo sui tatami” sempre di Antonietta Pastore e sempre edito con la Einaudi. Questo appena terminato mi è piaciuto ma, credo, questo mi piacerà ancor di più!

E poi – lo so: non si iniziano le frasi con la “E”! – in questo periodo ho tremendamente bisogno di soave delicatezza, di educazione, di sussurri, di grazia e di beltà. Sarà per questo che sto leggendo “Kokoro (Il cuore delle cose)” di Natsume Sōseki. Ho ancora davanti agli occhi le scene da lui descrittemi nel meraviglioso libro “Guanciale d’erba” di cui avevo scritto qui.

Nel Giappone delle donne” di Antonietta Pastore

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

vibrisse, bollettino

di letture e scritture a cura di giulio mozzi

un blog malin-comico

ho detto sì all'amore ma non avevo capito la domanda

Manuel Chiacchiararelli

Scrittore, Fotografo, Guida Naturalistica, Girovago / Writer, Photographer, Naturalist Guide, Wanderer

friulimosaicodilingue

*più lingue conosci più vali*

Sindrome di Stendhal

"Tutte le arti si assomigliano - un tentativo per riempire gli spazi vuoti." Samuel Beckett

Libri vagabondi

Un viaggio infinito tra le pagine magiche dei libri

Amabililettureblog

" La Vita inizia dove finisce la Paura". cit. OSHO

THE SECRET BOOKREADER

Il Blog del Lettore Segreto

LA GAZZETTA DEL SOLE

Solo notizie positive

BiblioBuscate

Il blog della biblioteca di Buscate

Metis Magazine

NEWS IS ALL YOU NEED

Vally's Bookshelf

Non riesco a dormire se non sono circondata da libri

libreria La Vispa Teresa

libreria per ragazzi

Babe, Val Resia

Pratiche, saperi, credenze, rituali e folklore in Val Resia (Udine) Friuli Venezia Giulia

La poltrona gialla

Racconto storie di libri, cibi, luoghi, viaggi, persone, fantasia

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: