“Il cuore delle cose” – di Natsume Sōseki

Natsume Sōseki Il cuore delle cose, letteratura giapponese

Volevo iniziare questo articolo, citando il meraviglioso “Guanciale d’erba” scritto da Natsume Sōseki e nell’andare a cercare quando ne avessi scritto qui nel blog mi sono accorta che sono trascorsi già ben due anni – mi sembrava ieri, tanto il ricordo mi è ancora vivido!

Natsume Sōseki viene considerato come il più grande scrittore del Giappone moderno. Pseudonimo di Natsume Kinnosuke, Natsume Sōseki nacque nel 1867 e morì nel 1916, a 49 anni. Dalla nascita alla morte, in mezzo una Vita, ovviamente. Vita che è essa stessa un romanzo e lo si capisce dalla lunga – ma interessantissima e molto piacevole da leggere – prefazione di Gian Carlo Calza, insegnante di Storia dell’arte dell’Asia Orientale all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Non ho l’abitudine che hanno molti: non salto le prefazioni per arrivare subito “al dunque”… e meno male! Così fosse stato, mi sarei persa una prefazione/breve saggio che fa l’occhiolino alla narrativa; quasi un romanzo dentro un altro romanzo!

Natsume Sōseki è stato, tra le altre molte cose, un amante della letteratura, uno studioso, una persona curiosa e volenterosa di perfezione stilistica. Leggendo i suoi romanzi, questo è lampante!

La formazione fu lunghissima e la fioritura breve ma intensa come quella del ciliegio, simbolo del fascino e dell’impermanenza della beltà e della vita. In mezzo a costanti difficoltà quotidiane, con un’infanzia dolorosa alle spalle, nel logorio psicofìsico della malattia e con lo spettro della morte a fianco, nell’angoscia strisciante di essere inghiottito in una esistenza mediocre, Sōseki procedette lungo la via della conoscenza di sé, scavando sempre più a fondo negli anfratti dove si celano i dubbi, le angosce, gli smarrimenti, ma dove sta anche la linfa della creatività. – dalla Prefazione scritta da Gian Carlo Calza

“Il cuore delle cose” è un romanzo suddiviso in tre parti: “Il Maestro ed io“, “I miei genitori ed io” e “Il Maestro e il Testamento“; tutte e tre le parti mi sono piaciute, l’ultima l’ho trovata meravigliosa.

Le caratteristiche principali della letteratura giapponese sono il senso della natura come significante esistenziale e l’indagine psicologica; questi gli elementi, uniti alla tipica delicatezza che accompagna ogni romanzo nipponico che ho letto, che ogni volta fanno sì io mi senta avvinta, catturata in spire di parole, suoni, scene, sentimenti, narrazioni, cadute e salite, ricerche di senso in inchiostro su carta – o pennello su rotolo!

Di certo avrò anche letto romanzi ambientati in Giappone – o scritti da giapponesi – che non mi hanno entusiasmata, in tanti anni di lettura non può non essere successo, ma non ne conservo ricordo.

Questo libro…

Questo libro è un acquerello!

Senza svelare nulla di troppo riportando la trama, scrivo che in teoria pare ci sia un protagonista, perlomeno così dicono, io invece più d’uno ne ho incontrato, 3, per me i protagonisti sono tre… anzi… 4 perché ci metto nel gruppo pure l’individualismo… 5, non la vuoi mettere la coscienza? Accidenti, non ne esco, in questo romanzo c’è davvero un mondo che contiene mondi che contengono mondi e ognuno di essi è, come è logico sia, incidente sul prossimo.

Un cerchio. Ecco: se questo libro fosse una figura geometrica sarebbe un cerchio perfetto al cui interno delle forme spigolose cozzano tra loro o si sfiorano leggermente, come un alito di vento su siepi d’arancio.

Mi sono indignata più volte, non ho adorato la figura del Maestro (anche se pare che per molti altri lettori sia stato un personaggio con i fiocchi!), non l’ho adorato perché spesso lo avrei preso a sberle, giuro! Quella benedetta determinazione nel non fidarsi del mondo prossimo, quel suo maledetto silenzio che, se rotto, avrebbe cambiato le sorti a molti… anche a se stesso! Tutto quel “non detto”, trattenuto, temuto, nascosto…

Natsume Sōseki ha costruito, magistralmente, dei personaggi meravigliosamente contorti.

Personaggi che si perdono dentro – e attorno – loro stessi.

Altra caratteristica della letteratura nipponica è l’incentrare le trame sull’individuo all’interno di una società e, anche in questo libro, questo aspetto è molto evidente.

Citando, per esempio, l’azzurro del cielo che cade sugli occhi, Sōseki sa rendere vivi i colori che cadono sugli animi dei suoi personaggi; tratteggia al lettore il buio di anime che si credono maledette, che rifuggono dal bagliore sociale temendo di sentirsi nuovamente delusi o nuovamente deludenti.

Dolore, sofferenza, solitudine, incomprensione, ricerca costante, cammino o staticità, in questo libro in un continuo. Poche ombre di attimi di gioia, poca semplicità di vivere, eppure il risultato è bello, delicato, ipnotico come un acquerello – appunto – in cui ti perdi a cercare le sfumature, le curvature dell’acqua, il soffio dell’aria, la mescolanza tonale.

Molti i passaggi che ho sottolineato; alcuni riguardanti “frasi a effetto”, citazioni, metafore, liricità, altri spunti su cui riflettere e altri ancora inerenti le considerazioni sul mondo femminile, all’epoca. In bocca a certi personaggi, certe considerazioni mi hanno fatto sentire un pizzichio sottocutaneo… ma logico, va contestualizzato tutto – e non dimentico tutti i romanzi e i saggi su cui ho letto di fasciature dei piedi etc… – qui le indignazioni sono diverse,sono più riferibili a passaggi tipo questo:

“(…) Ne attribuivo la colpa al fatto che era una donna, e le donne, si sa, sono sciocche.”

Per poi leggere, magari:

“(…) Pensai che le donne, a confronto degli uomini, erano dotate di un grande intuito, ma che proprio per quel motivo venivano ingannate dagli uomini.”

Ma rispetto ai temi trattati nel libro, questo non è la centralità.

Protagonista vero è la centralità dell’individuo, come ho scritto sopra.

Il suo porsi al mondo, a cuore all’aria, sbranato da lupi, o a cuore chiuso, riparato in cella.

E parole… parole dentro libri grazie ai quali fuggire dalla vita; parole parche pronunciate con veleno intenzionalmente pericoloso e parole trattenute. Parole trattenute i cui silenzi hanno creato voragini di rumore e echi per i giorni a venire.

Ci si può contenere per gran parte della vita, essere delicati ed estremamente rispettosi, cercare sempre di non ferire il prossimo… e poi ritrovarsi a buttar tutto all’aria con una manciata di parole di sale su una ferita aperta.

E ritrovarsi, così, con un senso di colpa che brucia, come incenso, dentro di sé.

Basta, non aggiungo altro. Questo romanzo va letto!

Alla prossima.

“Il cuore delle cose”

3 risposte a "“Il cuore delle cose” – di Natsume Sōseki"

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