“Cosmo più servizi: Divagazioni su artisti, diorami, cimiteri e vecchie zie rimaste signorine” – di Antonio Riccardi

Antonio Riccardi, Cosmo più servizi libro, recensione

Edito nel 2004 dalla Sellerio Editore, “Cosmo più servizi: Divagazioni su artisti, diorami, cimiteri e vecchie zie rimaste signorine” è un saggio – breve, ahimè – di Antonio Riccardi, dirigente editoriale, poeta, scrittore e critico letterario italiano.

Dall’avanti lettera – compresa – in poi, questo libro, si lascia leggere che è un piacere!

Di cosa narra?

Esplorazioni in antropologie di una volta, invasioni della memoria: questo libro si potrebbe definire una spedizione nelle soffitte. Soffitte delle case, delle vite, delle città, dell’arte.
Un artista scienziato della vana arte di pietrificare i corpi; i diorami (le riproduzioni in scala di ambienti naturali con animali imbalsamati) considerati e analizzati quali opere d’arte e narrazioni; una fenomenologia delle reliquie familiari; l’arte delle maschere funerarie; il simbolismo della conservazione dei capelli dei cari morti; le tombe monumentali borghesi e i loro reconditi messaggi; ritratti di artisti che amavano nascondersi.
Ma al centro sono sempre i grandi o piccoli oggetti abbandonati, o messi da parte in ricordo di qualcuno poi dimenticato, che emergono a sorpresa per consegnarci anacronisticamente il loro messaggio.

Partendo da oggetti, dall’ovvia fisicità tangibile, Riccardi scioglie i nastri delle memorie di famiglia e narra al lettore aneddoti annodati a ramificazioni che partono da lontano nel tempo e le tesse – con divagante tramatura – assieme all’arte, alla filosofia, alla fede, al folclore, alla storia, alle navigazioni, alla psicologia, alle manie, alla scienza… proseguo con l’elenco? Potrei!

Da sempre sono affascinata dalle storie che attraversano il tempo e dagli oggetti – che trovo romanticamente nostalgici – che s’impolverano di quotidiano ma brillano per vissuto. Li guardo, guardo queste reliquie, questi fazzolettini ricamati a mano con piccoli motivi floreali rosa pastello e verde basilico (ne ho uno in casa che viene tramandato da sposa in sposa, in cambio di una moneta di un centesimo e che passerò alla prima bambina di famiglia che convolerà a nozze. Sono tutte ancora piccole, farò la custode a lungo! Me lo ammiro, pensando a tutte le donne che lo hanno sfiorato, tramandato sorridendo o piangendo in silenzio. Ogni sfiorar di stoffa, un volto di Donna. Meraviglioso e portatore di Storia d’Amore, questo è per me!) ma… ecco…

parlando di un libro che divaga, ho divagato sin da subito, come al solito!

Il fatto è che anche io, a camminare sulla riga della logica come un equilibrista sul filo del rasoio, proprio non son brava! Questione di curiosità, di rimandi, di paralleli, di intrecci e di implementazioni; infiltrazioni, libertà… libertà di riflessioni che si generano da un nucleo armonico, cosmico e diramano, come nuotando, nel caos infinito che lo circonda.

E come nel Cosmo, l’autore, annulla spazio-tempo narrando ora, magari, di Gallerie contemporanee e ora andando nell’Ottocento attraverso uno sfiorar di antico tomo o rimandando alla memoria antiche letture.

Un viaggio meraviglioso, credetemi!

E libri… libri sulle mensole di stalle un tempo dimore; libri stretti tra dita impaurite, sottolineati, fissati, temuti, cercati. Libri custodi e rivelatori di antiche annotazioni. Libri… libri ovunque, dentro case abitate da chi ha bisogno di conferme o smentite.

E fede, fede a sussurrar parole a orecchie pie e morigerate… ché gli elementi non van mescolati e la natura non va forzata!

Eppure, eppure c’è chi ha provato a tramutar in pietra il sangue – terribile metodologia, se mi è concesso. Leggerne, attraverso le parole di Riccardi, è stato davvero interessante e generatore di spunti su cui riflettere. Anche immaginarmi la sua novantenne prozia Giuseppina, devotissima al Signore, mentre muoveva la testa in segno di diniego mi ha fatto molto sorridere.

Uno dei tanti passaggi – che ho adorato – in cui Suor – ah no, Suor non era! Zia Giuseppina mi è comparsa nel libro:

“(…) Il mondo in fin dei conti è una selva di pericoli e di doppifondi, dove tutto si mescola e si confonde. Persino le ingenue divagazioni dello spirito o le innocue passeggiate per le vie cittadine possono nascondere l’ozio deplorevole e l’odiosa negligenza. Per non dire poi di come tanta libertà del corpo o dell’immaginazione alimenti ad esempio la superbia, l’alterigia e chissà cos’altro di nocivo. Comunque si voglia vedere, è una brutta cosa. Il demonio è sempre molto vicino e assai pericoloso, informava i famigliari la zia Giuseppina, la quale, mai maritata, è poi mancata all’affetto dei suoi molti nipoti e bisnipoti in odore di santità, accompagnata sul limite estremo della vita da un gruppo di signore altrettanto pie che si stringevano a lei quotidianamente pregando e venerandola.
Secondo la prozia, per non sbagliare è consigliabile «stare nel proprio», come a dire: è buona e doverosa norma non confondere i regni della natura e non forzare alla congiunzione gli elementi tra loro dissimili. Comunque, sempre meglio distinguere ciò che è del mondo da ciò che è degli angeli. Semplice, senza una piega. A ognuno il suo, per quello che è e per quanto merita.”Il poeta Antonio Riccardi torna al luogo generativo della sua famiglia, nella dimora di Cattabiano, nell’Appennino parmense, e lo fa servendosi del racconto delle storie dei suoi avi, che s’intrecciano con la sua personale, dove figurano imbalsamatori, pittori novecenteschi, Piranesi, le tombe nel Cimitero Monumentale di Milano, diorami, musei e quadri sparsi per il mondo.

Una particolare biografia familiare i cui aneddoti, scaturiti dagli oggetti, si palesano come attorno al falò, le scintille nella notte. Riccardi, uomo colto, erudito, profondo, parte dal luogo natio della sua famiglia, nella dimora di Cattabiano, nell’Appennino parmense per intrecciare, di volta in volta, lo spazio e il tempo, il contemporaneo e l’antico, la modernità con la tradizione.

Tra queste pagine, lo suggerisce il sottotitolo, c’è molta arte… ma non la classica, non quella di cui ci cibiamo nel quotidiano bensì quella nascosta tra le pieghe dei pensieri altrui, che han scaturito credenze, pietrificazioni, duelli, labirinti, reliquie, capelli biondi custoditi in una busta chiusa con ceralacca rossa, foreste, mari, esperimenti e filosofia.

Arte, divagazioni, ricette per maschere mortuarie, realtà, realismo, finta realtà, ritratto.

Cos’è la realtà? A cosa serve?

E qual è il limite del tempo? Esiste? Hanno una scadenza gli oggetti che ci rimandano immagini per ricordi? la letteratura orale scade? O vien scadendo, piuttosto, il tempo per ascoltare?

Divagandomi

Rientrando nelle fila, ribadisco che si tratta di una lettura piacevolissima e veloce ma estremamente colta e ricca di BEL LESSICO e BELLE FORMULE ESPOSITIVE.

Da questo saggio si emerge un po’ più ricchi, un po’ più riconoscenti al proprio passato storico, un po’ più pieni di senso cosmico.

Alcuni dei passaggi che ho sottolineato e che mi limito a riportare senza commentarli, altrimenti divagando lo sa l’Altissimo quando terminerei questo articolo 😀

  • In fondo, chi ama i libri cerca sempre di accendere il fuoco in una regione profonda e segreta della propria vita.
  • Mi sono perso ancora tra le pagine di Sesamo e Gigli. «Lascia che la desolazione del cuore passi oltre un dato punto di amarezza e il cuore perderà per sempre la sua vitalità», mi ammonisce Ruskin. Già, anche noi siamo vita carsica. Chi non tiene a bada la propria amarezza rischia di mutarsi in pietra e sprofondare per il peso. Ecco, non rimane che fare argine alla pietrificazione cercando con dedizione il bello – «ciò che rende felici», per Wittgenstein in un appunto dei Quaderni dell’ottobre 1916 – in ogni momento della vita, pur vivendola nel pieno della serietà.
  • Per alcuni i libri sono tutto, per altri semplicemente non ci sono. Ai primi i libri servono come l’aria perché sono strumenti per capire le cose della vita e le altre persone, le ragioni più luminose e le paure più nere delle loro esistenze. Per questi lettori ogni libro è una mappa e insieme un dizionario. Per tutti gli altri i libri sono soltanto oggetti inanimati. È difficile intendersi.
  • L’inquietudine, importa cosa lascia e non perché viene. Ognuno in cuor suo ha un’idea più o meno precisa del perché sia inquieto; e conosce, o può conoscere dotandosi di strumenti, la fisionomia dei propri fantasmi, anche dei più feroci. Non può annichilirli forse, ma tenerli alla catena sì. Il campo dello scontro è tutto interno, nascosto nella cassa del costato, tra le fibre muscolari, alla radice dei nervi o chissà dove.
  • Più che opporre resistenza al male avrei dovuto accogliere il bene
  • Le sorelle Bondani erano donne nate alla fine dell’Ottocento, molto devote ai principi e al culto della Chiesa cattolica, forse perché nipoti di un’ebrea convertita per amore, pur se nel pieno convincimento di fede, o perché impaurite dalla deriva del mondo moderno e preoccupate da ogni segno visibile di cambiamento. Avevano qualche leggera eccentricità di carattere e molta nostalgia per il passato remoto della loro famiglia, i Senigallia, i Pajni, i Bondani appunto, di cui custodivano e tramandavano i nomi e le storie, insieme con qualche piccola reliquia. I racconti di questo passato erano sempre venati di malinconia e spesso leggermente inverosimili. Ogni episodio comunque aveva il senso compiuto della parabola, dell’exemplum, perfezionato per rimanermi impresso nel cuore e soccorrermi in un frangente di necessità futura.
  • Divagando, è risaputo, si rinforza l’intelletto e si alleggerisce il cuore

Credete vi abbia scritto troppo circa questo libro? Vi sbagliate! Di proposito non vi ho parlato di molte cose, di molte tecniche, di molti artisti, di molti rimandi letterari – di alcune zie, di alcuni zii e alcuni nipoti – davvero importanti, per esempio Don Antonio e il piccolo Dositeo, dono di Dio….

Se proprio proprio… un’unica pecca: il finale mi è sembrato una troncatura, una porta chiusa in faccia troppo in fretta, senza conclusioni, senza epilogo, senza chiusa finale.

Basta, mi taccio!

Una lettura che è una lectio, un viaggio nel tempo, una riflessione, una scoperta.

Puoi leggere l’estratto qui:

“Cosmo più servizi” di Antonio Riccardi

3 risposte a "“Cosmo più servizi: Divagazioni su artisti, diorami, cimiteri e vecchie zie rimaste signorine” – di Antonio Riccardi"

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