“Le piante son brutte bestie” – di Renato Bruni

"Le piante son brutte bestie. La scienza in giardino" di Renato Bruni, Codice Edizioni.

Le piante son brutte bestie. La scienza in giardino” di Renato Bruni, Codice Edizioni

Quando la curiosità la fa da padrona, ecco che non ci si accontenta di aspettare l’aprirsi del bocciolo, lo spuntar del bucaneve, la gemma che si toglie il pallore di dosso, l’ape che si contende il posto con lo scarabeo, la talea che rompe le righe e l’edera che si avvinghia al cemento del muretto – dicevo – quando la curiosità prende in mano la situazione, ecco che ci si ritrova a leggere un saggio come questo che, senza se e senza ma, ci esorta ad abbassare lo sguardo verso ciò che, troppo spesso, a volte calpestiamo oppure, se non ci mettiamo sopra le scarpe, ci limitiamo a lasciar scorrere le immagini che la natura ci dipinge attorno, senza dedicarle la dovuta attenzione. A onor del vero non è il mio caso, io lo sguardo ce l’ho sempre tuffato in ciò che mi circonda… ma la regia mica sempre la conosco! Ecco perché mi sono trovata tra le mani questo libro ed ecco perché ve ne consiglio la lettura, senza ombra di dubbio!

Innanzitutto: chi è Renato Bruni?

Renato Bruni lavora presso il Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco ed è docente nei corsi di Laurea in Scienze Gastronomiche e in Farmacia dell’Università di Parma; è co-fondatore del gruppo di ricerca LS9-Bioactives & Health, dedicato allo studio dei legami tra botanica applicata, sostanze naturali, alimenti, salute e nutrizione. In rete cura “Erba Volant”, blog molto interessante e curato benissimo.

Renato Bruni ha scritto vari libri di divulgazione scientifica, “Le piante son brutte bestie” è il primo suo che leggo e, ne sono convinta, non resterà l’unico (per esempio mi attira moltissimo “Mirabilia. La botanica nascosta nell’arte“).

Ma ritorniamo a noi…

Sinossi: Dopo aver ereditato un giardino di città, un botanico da laboratorio inizia a osservare aiuole, prati e vasi con lo sguardo della biologia, della chimica, dell’ecologia e della fisica, sporcandosi le mani e imparando sul campo che le piante non sono le creature semplici e angelicate che crediamo. Tra un colpo di zappa e un esperimento, sfoltirà qualche leggenda, trapianterà il piccolo mondo del giardinaggio nel grande contenitore dei fenomeni planetari e fertilizzerà alcune stranezze vegetali. Le storie meno battute e le spiegazioni meno ovvie di un anno di giardinaggio spuntano a fianco delle begonie e mettono radici tra gli inquilini più microscopici nell’umido del terriccio, collegando il pollice verde allo sguardo della ricerca. Una prospettiva che ci porterà a scrutare orti privati, parchi urbani e balconi fioriti con occhi diversi, facendoci cambiare idea su qualche abitudine nella gestione dei giardini non sempre davvero amica dell’ambiente.

218 pagine scorrevoli, interessanti, aneddotiche; pagine che si lasciano leggere d’un fiato, regalando stupori, stuzzicando curiosità, offrendo spunti di discussione in famiglia o tra amici. Pagine che, sì, non avendomi mai fatto provare noia, mi è dispiaciuto “finire”.

I bravi docenti sono quelli che riescono a spiegare “le cose difficili” quasi narrandole come fossero leggere come soffioni; quando la passione vera pregna lectio magistralis che non conoscono limiti di spazio, luogo, tempo, assistervi – o leggerne – è sempre avviluppante, ci si attacca alle parole come edera sul tronco. Renato Bruni, con leggerezza e offrendomi spesso pure possibilità di sorridere, mi ha accompagnata in questo viaggio in un ipotetico giardino immenso, quello che ci attornia e di cui troppo, essendo nascosto all’umano sguardo, pare non esistere!

16 i capitoli che mi hanno dettato il ritmo del viaggio, uno scorrere cadenzato dal ritmo dal cambiare delle stagioni. Gli argomenti sono stati i più disparati – sempre nell’ambito specifico, ovviamente – e le illustrazioni esemplificative le ho trovate, oltre che belle, molto funzionali ai lettori “non addetti ai lavori” come me.

Per esempio voi, solo guardandone i frutti, riuscireste a capire il singolo processo d’impollinazione di una singola fragola – ho scritto “singola” e non “pianta” 😉 ?
Immagine tratta dal libro “Le piante son brutte bestie” di Renato Bruni, Codice Edizioni; Progetto grafico, copertina e illustrazioni: Alessandro Damin

Sono molti i passaggi che ho sottolineato durante la lettura di questo libro; molti i termini che ho conosciuto – e che spero mi restino ancorati in testa – e molte le furbizie che la natura adotta per sopravvivere o evolvere.

Sono “entrata”- usando le parole dell’Autore – in speciali “temporary shop che alzano le proprie saracinesche senza rispettare un orario sindacale: alcune specie aprono una volta sola e restano accessibili ininterrottamente, altre seguono un orario periodico. C’è chi alza la serranda di buon mattino per chiuderla la sera, chi predilige il turno di notte, chi opta per quello continuato, chi apre solo per poche ore. Questi negozi temporanei espongono merce delicata e hanno clientele selezionate e abitudinarie, per cui risulta vantaggioso intercettarne le esigenze in modo accurato e al tempo stesso giova proteggere il patrimonio quando non è il momento giusto per fare affari. Ciò presuppone non solo la costruzione di una saracinesca e di una vetrina, ma anche di un motore per la sua apertura e di una serie di sensori per regolarne la messa in moto.

Attraverso queste pagine ho passeggiato nei sentieri del giardino segnatempo di Linneo e ho riflettuto sulle ricerche fatte da studiosi del comportamento umano sulle motivazioni che portano a prediligere uno stile di giardinaggio rispetto a un altro, tra un giardino “selvaggio” e uno perfetto, curato, puntiglioso. In ballo c’è la necessità del singolo di strutturarsi interiormente, o meno.

E poi i profumi… questo mondo a me ignoto – essendo io anosmatica dalla nascita – e al contempo capace di affascinarmi quasi senza pari. Ho sempre sentito parlare del profumo della pioggia, dell’odore dell’erba appena tagliata o di quello che viene percepito quando le zolle di terra, nei campi, vengono smosse ma non avevo mai sentito caratterizzare un odore con il termine “ubertoso” o con l’utilizzo del termine “petricore”; di certo non pensavo che i responsabili di questo odore fossero “alcuni funghi filamentosi e da quasi tutti i cianobatteri d’acqua dolce che trovano dimora nel suolo, nella terra più o meno umida, ma anche in asfalto, pietre, mattoni e corsi d’acqua“. Per me, leggere questo capitolo, è stato esperienziale e mi ha permesso di “vedere” ciò che il naso non mi dà possibilità di annusare. Molto interessante! Questo dev’essere il fine di libri come questo!

Tra le cose che ho sottolineato, che mi ha lasciato sbalordita e di cui ho parlato a mio padre (che in estate taglia l’erba del giardino ogni 1X2) c’è questa informazione:

Gli apparati radicali delle graminacee perenni originarie dei pascoli e riutilizzate dall’uomo nei prati, in grado di creare tappeti erbosi densi, resistenti al calpestio e alle frequenti rasature hanno invece altezze sorprendenti, in alcuni casi superiori a tre metri, e la misurazione completa da apice ad apice stravolge il nostro stereotipo. Un apparato così esteso e profondo è loro indispensabile per sopravvivere alle condizioni ambientali nei luoghi in cui crescono ed è ideale per tutti quei giardini in cui i proprietari esigono prati sempre bassi e al tempo stesso di un bel colore verde Irlanda.”

Non volendo citare troppo del libro poiché, come sapete, lo spoiler poco mi piace, chiudo questo articolo con una frase, tratta dal libro, che mi ha fatto sorridere:

Se potessero aprire un profilo Facebook, diverse piante sarebbero pienamente autorizzate a descriversi con l’espressione “è in una relazione complicata”.

Ovviamente leggendo incontrerete molti “perché” di queste complicate reazioni!

Ora io mi impongo lo stop perché con questo articolo voglio consigliarvi la lettura del libro senza riportarvene troppo – anche perché più scrivo e più scorrete la pagina per arrivare alla fine dell’articolo – ché non lo so?

Gli argomenti, come vi scrivevo prima, sono molteplici e, credetemi, anche se i termini tecnici non vengono – né potrebbero farlo, del resto – lesinati, la lettura risulta davvero intrigante e scorrevole!

Se vi va, potrete leggere un estratto del libro cliccando qui: “Le piante son brutte bestie”

Visto che ci sono, come sapete io ADORO i TEDx e quindi, eccovene uno che “cade a fagiuolo

P.S: rimanendo nello stesso “ambiente”, ho ancora davanti agli occhi le meravigliose pagine del saggio “La vita segreta dei semi” di Jonathan Silvertown (di cui ho scritto qui) e presto leggerò, dello stesso autore, “I segreti della durata della vita“; mi aspettano, sullo scaffale, anche i libri di Mancuso a dir la verità… accidenti, con queste liste di libri in attesa, non ne usciamo, anche perché questo è solo uno dei mille argomenti che mi affascinano!

7 risposte a "“Le piante son brutte bestie” – di Renato Bruni"

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  1. Veramente interessante sia il TED che conoscevo solo come prodotto in lingua inglese e con sottotitoli e il libro che ha un taglio molto originale. Grazie mille!

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    1. Ah io adoro adoro adoro i Tedx e ogni volta che posso – e che sono abbastanza vicini – ci vado… anzi… ci andavo 😦 Ora si possono vedere solamente i vari Talk singoli, online. Comunque, ogni volta che ci sono, li metto anche nei miei articoli. Trovo sia un mezzo divulgativo eccezionale!

      "Mi piace"

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