“Dormi stanotte sul mio cuore” – di Enrico Galiano

Dormi stanotte sul mio cuore, libro di Enrico Galiano. Recensione per il Blog Una parola tira l'altra

Questa è la classica lettura da cui si emerge con un “Wow”!

Che Enrico Galiano sia “uno dei professori più letti e amati d’Italia” lo sapevo; il suo nome mi appare spesso sotto gli occhi e ho pure ascoltato, con molto interesse, il suo intervento al TedxUdine Salon (in calce all’articolo trovate il video). Prima di questo libro, edito con la Garzanti (maggio 2020), non avevo, però, mai letto nessuno dei suoi libri.

Dormi stanotte sul mio cuore

Un titolo che ti si appoggia addosso, ti accarezza, ti fa da cuscino. Un’espressione che ti si appiccica ai pensieri, ai sentimenti, alle emozioni. Dormi, dormi stanotte sul mio cuore… significa, per me, “facciamo che le nostre due anime diventino un binomio”. Le parole sono simboli che veicolano nella nostra mente immagini e per questo trovo questo titolo leggero come una piuma, eppure incisivo come un coltello che affonda nel panetto di burro.

La copertina. La copertina è uno sguardo che si evidenzia dalle tonalità che lo circondano. Uno sguardo bambino che, quasi, mette soggezione… come talvolta capita quando ci si trova dinanzi l’Innocenza.

Nonostante io legga tanto era da parecchio tempo che un romanzo non mi dettava un ritmo serrato di immersione, per capirci: quei libri che ti porti dietro ovunque e che leggi anche mentre con l’altra mano giri il risotto nella pentola. Con questo libro è andata così! 368 pagine lette nel giro di due giorni (e sere).

La trama?

Sinossi: Mia sa che può sempre contare su Margherita, la sua maestra delle elementari che, negli anni, è diventata anche la sua migliore amica. Nello strambo quaderno che custodisce in un cassetto di casa ci sono scritte tante piccole meraviglie, che sono anche tante grandi risposte. È lei a spiegarle che il cuore di una tartaruga batte sei volte al minuto, quello di un colibrì seicento. E che ogni cuore, quindi, segue il suo tempo. Ma c’è una domanda a cui Margherita non sa rispondere: “perché Fede è andato via?”. Fede è il ragazzo che la famiglia di Mia ha preso in affido. Fede non voleva parlare con nessuno, ma ha scelto lei come unica confidente. Fede, con i testi delle canzoni, le ha insegnato cose che lei non ha mai saputo. Fede l’ha stretta nel primo abbraccio in cui si è sentita al sicuro e davvero felice. Fede l’ha ascoltata e capita come nessuno mai. Da quando non ha più sue notizie, Mia non riesce ad avvicinarsi alle persone, non riesce nemmeno a sfiorarle. Mentre il mondo e la storia si inseguono e si intrecciano, lei si è chiusa in un guscio più duro dell’acciaio. E non vuole più uscire. Ma se non si affronta il nemico, il rischio è che diventi sempre più forte, persino invincibile. Se non si va oltre l’apparenza non si conosce la realtà. Anche se provare a farlo è un’enorme fatica; anche se ci vuole molto tempo. Perché, come dice Margherita, ogni cuore ha la sua velocità: non importa chi arriva primo, basta godersi la strada verso il traguardo.

Enrico Galiano con una scrittura fluida, empatica e diretta mi ha portata lì, al centro del suo dipanar di storia. Senza eccessivi fronzoli (che comunque io non disprezzo) non difetta di poca eleganza stilistica. Molti i passaggi del libro che ho sottolineato, molte le frasi a effetto, le metafore, le similitudini, gli scrigni da aprire con cura. Più proseguivo la lettura e più mi ritrovavo davanti dei pezzi di puzzle da maneggiare con cura.

Il libro parte così:

Mi sono chiesta molte volte quand’è che diventi grande.
Quand’è quel momento in cui prima eri bambina e poi non più: se c’è da qualche parte, che ne so, una linea. Qualcosa che segni un di qua e un di là. La superi e allora vuol dire che sei nel mondo dei grandi. Quando compi diciotto anni? Quando finisci l’orale di maturità? Quando ti sposi? Non è facile trovarlo, quel momento, perché per ognuno è diverso: ma oggi, a quasi vent’anni di distanza da quell’estate, con queste foto in mano e sulla pelle il calore di quei giorni ancora appiccicato addosso, mi viene da dire che non diventi grande quando prendi la patente, quando sei maggiorenne o quando finisci la maturità.
Diventi grande il giorno in cui, per la prima volta, hai un segreto.

Mia, attraverso una foto che ritrova da adulta, fa un tuffo all’indietro nel suo passato, in una storia che è un telaio in cui numerose altre sono intrecciate.

Mia ha una famiglia felice, serena, presente (ebbene sì: esistono anche libri in cui l’humus dell’infanzia è quello bello fertile!) ma gli strappi avvengono anche laddove i tessuti “non solo sembrano, ma proprio sono” belli resistenti!

Senza dir troppo della trama, posso scrivere che numerosi sono gli argomenti “toccati” attraverso queste pagine.

Fede arriva nella famiglia di Mia in una notte di pioggia… se ne andrà con le stesse nuvole scure, cariche di dolore, sempre nel pieno della notte. Fulmini che sono squarci nel cuore.

Lo portarono a casa che avevo quasi dodici anni.
Lui forse tredici. Come un fratello senza esserlo, un ragazzo con gli occhi fatti di ghiaccio che non riusciva a parlare, un ragazzo senza nome che nemmeno si sapeva di preciso da dove venisse.
Fede. Decisi che si chiamava Fede. Non come diminutivo di Federico. Fede nel senso di Fede.
Non lo scelsi io: lo trovai all’improvviso, come un regalo sul letto quando torni da scuola. Guardai i suoi occhi color del ghiaccio ma, prima dei suoi occhi, le mani.
Fede era la musica che passa in sottofondo mentre la gente ti parla. Era il profumo della pizza calda appena sfornata al centro commerciale. Era il calore del termosifone quando fuori piove. Era tutte queste cose stupende da quasi un anno, quando me l’hanno portato via, una notte di tuoni e pioggia. Tutti dicevano che mi aveva fatto del male. Lo avevano mandato via, lontano, dove non lo avrei più potuto vedere.

Questo libro parla di vite, vite verdi, vite stropicciate come foglie, vite candide o corrose dai pregiudizi. Vite diverse, come diversi si è tutti, più o meno. Azioni, reazioni, conseguenze. Fobie, mutismo, rassegnazione, paura, sconfitta, rivincita, ascolto, dedizione, figure materne sotto il tetto domestico e figure materne che da dietro una cattedra delle elementari, restano tali fino alla fine della vita. Protezione, citazioni, quaderni, diari, lacrime, dialetti, curiosità. Musica, cassette vintage, ricordi. Amore. Post-it, abbandono, casa, amicizia negata, amicizia temuta, amicizia sfuggita, contatto fisico da evitare, afefobia, fefo, confidenza, metabolizzazione, terrore, distanza di protezione, snob, etichette, marginalità, centratura. Giustizia, guerra, Kosovo, condanne, violenze, brutture, scempi, macerie, speranza. Piante, serra, partite a carte, mani che si stringono, carezze volute. Sicurezza. Dubbio. Incomunicabilità, comunicazione senza suono vocale. Vibrazioni, voce. Pezzi di puzzle, spazi pieni, spazi vuoti. Due. Uno. Due.

Rispetto, sensibilità e ascolto… l’ho già scritto “Ascolto”? Non fa nulla, mi ripeto perché è importante e fondamentale in un vivere civile: ASCOLTO! ASCOLTARE se stessi e il prossimo, specialmente quando non ha voce per esprimere il mondo che lo abita… o che “ci“abita.

Questo è un romanzo terribilmente doloroso, a tratti, e terribilmente – inteso il termine come estremo – delicato, sempre!

P.s: Oltre a Enrico Galiano (che ha la mia stessa età) avrei tanto voluto avere per insegnante – e pure per vicina di casa – la signora Margherita; nelle materie umanistiche non ho mai avuto problemi e le insegnanti sono state incisive al modo giusto… ma, ecco, se avessi avuto come insegnante di matematica, di fisica o di chimica una maestra di vita come Margherita, forse, dico forse, non mi sarei sentita tanto sbagliata… ma questo è un altro discorso.

Di sicuro c’è che, come ben si capisce da ciò che ho scritto finora, di quest’autore leggerò anche altro.

Sono giunta alla fine dell’articolo e, concludendo, eccovi il link al quale leggere un estratto del libro: “Dormi stanotte sul mio cuore“…

…e il Talk di cui vi accennavo sopra 😉 :

Una risposta a "“Dormi stanotte sul mio cuore” – di Enrico Galiano"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

vibrisse, bollettino

di letture e scritture a cura di giulio mozzi

un blog malin-comico

ho detto sì all'amore ma non avevo capito la domanda

Manuel Chiacchiararelli

Scrittore, Fotografo, Guida Naturalistica, Girovago / Writer, Photographer, Naturalist Guide, Wanderer

friulimosaicodilingue

*più lingue conosci più vali*

Sindrome di Stendhal

"Tutte le arti si assomigliano - un tentativo per riempire gli spazi vuoti." Samuel Beckett

Libri vagabondi

Un viaggio infinito tra le pagine magiche dei libri

Amabililettureblog

" La Vita inizia dove finisce la Paura". cit. OSHO

THE SECRET BOOKREADER

Il Blog del Lettore Segreto

LA GAZZETTA DEL SOLE

Solo notizie positive

BiblioBuscate

Il blog della biblioteca di Buscate

Metis Magazine

NEWS IS ALL YOU NEED

Vally's Bookshelf

Non riesco a dormire se non sono circondata da libri

libreria La Vispa Teresa

libreria per ragazzi

Babe, Val Resia

Pratiche, saperi, credenze, rituali e folklore in Val Resia (Udine) Friuli Venezia Giulia

La poltrona gialla

Racconto storie di libri, cibi, luoghi, viaggi, persone, fantasia

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: