“Balkan Circus” – di Angelo Floramo

"Balkan Circus" libro di Angelo Floramo. Recensione blog Una parola tira l'altra

Dunque, ho deciso di partire così: adoro ascoltare Angelo Floramo parlare e, ogni volta, il suo ritmo narrativo mi affascina – capita sempre a tutti coloro che lo ascoltano, non esagero! – la sua voce ha un colore gentile, profondo, educato e rispettoso e ciò rende il suono artistico; una voce che è Espressione senza ombra e non solo quando si ritrova seduto al centro di un palco con un microfono timidamente tenuto in mano, no, la sua timbrica risulta ipnotica, delicata eppure potente al contempo, anche mentre si trova in situazioni di convivio. Trovo che questo suo modo di dare vita alle parole, facendole scivolare l’una vicino all’altra, senza vestirle di pomposità eppure rendendole radici di querce secolari, ecco, io questo penso sia uno dei veri indicatori di saggezza senza tempo.

Ascoltarlo, oltre che sempre istruttivo, risulta una gentile carezza all’animo. In fondo all’articolo riporterò uno dei miei TEDx Talks preferiti: “Nello specchio del tempo il riverbero dell’Umano” di Floramo e potrete così constatare se sono una semplice fans (non lo sono stata di nessuno, nemmeno ai tempi in cui leggevo Cioè 😀 ) o se ciò che scrivo ha un motivo d’esser scritto 😉

Ora che ho iniziato questo articolo con quella che sarebbe potuta essere la parte finale, riprendo in mano le redini e parto in modo più “serio”.

Balkan Circus“, alto come una mia spanna, è un libricino che consta di 138 pagine, Ediciclo Editore, collana “Gli Erranti”, disponibile anche in audiolibro su ILNARRATORE O SU STREETLIB

Chi è Angelo Floramo?

Angelo Floramo è nato a Udine il 3 settembre del 1966 e vive con le tre donne della sua vita a Borc, sperone longobardo sul fiume Tagliamento dove ha fatto tana. Dottore in Storia con una tesi in filologia latina medievale, insegna materie letterarie al Magrini Marchetti di Gemona. Dal 2012 collabora con la Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli in veste di consulente scientifico per la sezione antica, manoscritti e rari. Ha pubblicato numerosi saggi e articoli specialistici aventi per oggetto il Medioevo e i suoi sogni. Per motivi di studio e di ricerca ha visitato e continua ancora ad esplorare le più antiche biblioteche di conservazione in Italia e in Europa, perdendosi spesso nella fascinazione di monasteri nascosti agli occhi del mondo. Per Ediciclo, assieme a Bottega Errante edizioni, ha esordito nella narrativa con Balkan Cirkus (2013), cui hanno fatto seguito, sempre per i tipi di Bottega Errante Edizioni, Guarneriana segreta (2015), l’Osteria dei passi perduti (2017) e la Veglia di Ljuba (2018) – Ovviamente, in casa, ho tutti i libri sopra citati; oggi vi scriverò due righe su “Balkan Circus” e domani o dopodomani andrò a ritirare in Biblioteca “Il fiume a bordo. Viaggio sentimentale lungo il Tagliamento e l’Isonzo”. Direi che dubbi sul fatto che sia un Autore che consiglio senza esitazione, non ci siano!

Balkan Circus, dunque!

Sinossi: “Il tendone è enorme: una immensa jurta siberiana rossa picchettata nei cortile della Vlada Aksentijevic. Caroselli di cavallerizze, marionette che si animano in processione chiassosa seguite da bambini incantati. Darko e Mila, trapezisti, rotolano nell’aria come se fossero colibrì leggeri, prendendo in giro la gravità. Migliaia di occhi trattengono il respiro quando volano da una pedana all’altra, angeli sul cielo di Belgrado, la città bianca dove la luna scende sul fiume, ogni notte, per fare l’amore coni poeti. Una tromba parte in assolo, seguita da una banda improbabile di ottoni. Ho l’impressione che la storia si sia presa una vacanza. I pagliacci salveranno il mondo, sparando raffiche di risate e granate di allegria, mi dico, per convincermi che potrebbe davvero andare così.” A metà tra reportage narrativo di viaggio e mappa dell’anima, “Balkan Circus” è un’esperienza, un viaggio nel respiro di un mondo colorato e strabiliante. Una prosa che sa di Kusturica e di Goran Bregovic, di matrimoni e funerali: i Balkani in salsa agrodolce.

Lo avessi letto sul Kindle, avrei potuto sottolineare un terzo delle 138 pagine… ma il libro, stavolta, è della Biblioteca e non sempre avevo post-it sotto mano!

Tra le cose che maggiormente mi piacciono, a discapito del ritmo veloce di lettura da molti preferito, ci sono le descrizioni generose, quelle che conducono il lettore al centro della scena narrata, suggerendogli gli odori da annusare, i colori con cui riempirsi lo sguardo, le emozioni da far scorrere sottopelle, attraverso un uso sapiente di parole messe vicine senza che esse si trasformino in tappeti, per quanto belli, già orditi e solo da ammirare nel prodotto finale. Questa è una delle caratteristiche della scrittura di quest’Autore.

Con stile poetico narra, tra queste pagine, di ricordi di viaggi, Storia e storie; di guerre civile e conflitti secessionisti, di paesi da ricostruire, sotto molti punti di vista.

Mani che si stringono quando il colore della pelle, nel bisogno, non ha importanza; quando per capirsi non è indispensabile l’idioma – neppure se è gentil sonante e puro, tanto per citar l’Alfieri! – – perché, delle volte, a bastare è lo sguardo, una sigaretta da accendere insieme, un bicchierino di baklava – che non so cosa sia ma che l’Autore garantisce essere “la terza prova dell’esistenza di Dio!“.

Queste sono pagine di perdizione, nel senso di spirito errante che si lascia impregnare dalla storia su cui poggia i piedi, dal cielo dentro il quale immerge lo sguardo con la stessa volontà di appoggiarlo su un volto “vissuto” o su nodose e coriacee mani che hanno stretto la Vita durante il passaggio.

Ci sono volte stellate, notti d’inchiostro che inghiotte i sogni, o li alimenta, a seconda del caso e del cuore.

Ci sono Biblioteche segrete da scovare, anfratti di polvere, pelle e carta. Ci sono Credo condivisi o rifiutati… perché sempre la medaglia ha due facce.

Ci sono stufati zingari ordinati all’origine del mondo, boccali di Železná panna – birra talmente densa da essere definita, dall’Autore, “generosa come il pane”; ci sono poemi struggenti, antichi tomi illustrati, lingue d’azzurro adriatico, terre arse, profumi d’erbe aromatiche portati dalla brezza e zolle da arare con il sudore nella fronte. L’importanza dello scavare, nella terra fertile come nella fertile Storia, sia essa individuale o collettiva. Ci sono melancholie, capelli corvini e occhi lucidi. Nell’aria suonano villotte friulane o musiche che tradiscono la dominazione turca. Anche la musica unisce sempre chi vuol unirsi al prossimo. Vodka di betulla, magari servita dentro un “bicchierino” ricavato da un cetriolo. Solidarietà. Togliti le scarpe per entrare. Ringrazia, sempre, del tempo che ti viene messo a disposizione. Tocca la terra. Alza lo sguardo. Ringrazia la Vita… perché è così piena di tanto!

Leggere questo libro è un viaggio rotondo, sia geografico sia nella ricchezza umana.

Non scrivo oltre perché le pagine sono poche, 138 appunto, quindi non voglio che questo mio scritto sia più lungo del libro.

Ché, in coda devo riscriverlo davvero?

Libro Balkan Circus, di Angelo Floramo, letture consigliate. Reportage di viaggio. Libro di Storia
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E questo è il Talk a TEDx Udine di cui scrivevo sopra 😉 :

Una risposta a "“Balkan Circus” – di Angelo Floramo"

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