“Il fiume a bordo” di Angelo Floramo, Mauro Daltin, Alessandro Venier

"Il fiume a bordo" di Angelo Floramo, Mauro Daltin, Alessandro Venier. Bottega Errante Editore. Recensione, Una parola tira l'altra

L’altro giorno ho terminato questo libro, questo viaggio per osmosi.

Sono scesa dal Balkan Caravan, come lo ha battezzato Angelo Floramo (eterno spirito errante); mi sono sgranchita le gambe, ché io certe irte scalette di ferro arrugginito, appoggiate in segno di sfida (o diffida?) alla parete rocciosa, mica le ho salite! Ho preso una buona boccata d’ossigeno – ché su Molly, la furgoncina mia contemporanea, mica si respirava più di tanto… ma dico io: proprio nei giorni più caldi degli ultimi anni dovevano fare questo viaggio, questi? Che poi “Questi” son mica tre che passavano di lì per caso! Sapevo che “ne sapevano” e per questo mi sono nascosta su “Furgoncina acciaccata” e ho fatto questo viaggio con loro, ascoltandoli parlare, preoccuparsi, sbuffare, cantare, cercare, russare, palleggiare con le parole… ecco… proprio così: palleggiare con parole, storia, storie, immagini, sensi, percezioni, tangibilità, fluire, defluire, risalire, scendere, inciampare, nascondersi, perdersi. Trovarsi. Ritrovarsi.

Questo libro non è un romanzo, non è un reportage e non è diario di viaggio, è tutte queste cose insieme e, al contempo, in realtà non ne è nessuna. Reale senza esserlo. Sto mescolando le carte, lo so. Io mica devo scrivere un libro su questo libro… se vi incuriosisce, il viaggio ve lo dovete fare anche voi nascosti su Furgoncina… ehm… su Molly!

Posso, però, delegare alla sinossi ufficiale la spiccia descrizione – lo sapete: io e lo spam non siamo figli di fratelli!

Dalla sorgente del fiume Tagliamento, attraversando tutta la Carnia per arrivare al borgo abbandonato di Portis e poi puntare a sud, toccando il ponte di Braulins, Spilimbergo, San Daniele, Latisana fino a Lignano. Tre grandi capitoli che ci portano lungo le sponde del fiume più importante del Friuli. E poi si risale sul furgone Molly e insieme ai tre scrittori partiamo dalla Slovenia, dalla sorgente della Soča, arriviamo a Gorizia, passando per Caporetto e Tolmino. E da lì seguiamo l’acqua dell’Isonzo fino all’Isola della Cona incrociando le tracce della Grande Guerra. Tre uomini su un vecchio furgone Volkswagen del 1980 sostano nelle osterie, parlano con le persone che abitano il fiume, con i fantasmi che non ci vivon più. Un viaggio lentissimo per raccontare le geografie, la Grande Storia, ma anche per entrare dentro le vite dei protagonisti in un reportage intimo e ironico.

Sono pagine che si leggono in fretta, delle volte con il sorriso in faccia, altre con le tipiche espressioni di tristezza che velano gli occhi quando alcune brutte pagine della Grande Storia vengo riaperte, come ferite.

Il libro parte da una sorgente, quella del Tagliamento.

Le sorgenti hanno ovunque un valore matriarcale; sono emblema dell’origine della situazione di un divenire non ancora contaminato da alcuna pregressa esperienza. Infatti, sul piano psicologico, la sorgente evoca la storia inconscia capace di racchiudere le cause e le origini delle pulsioni, dei complessi e dei tratti delle personalità. La sorgente è Donna. Bambina. Una bambina che, crescendo, imparerà a prepararsi il letto, ad accarezzare argini, con delicati sfiori, o a diromperli, stendere alberi, trascinare, scaraventare, annientare. Una bambina che, divenendo, saprà sussurrare e fare la voce la grossa. La sorgente è femmina… e il fiume? E il Mare?

Floramo, Daltin, Venier, scrivevo, son partiti dalla foce del più importante fiume del Friuli Venezia Giulia, il Tagliamento, il Re dei fiumi alpini. Ne hanno seguito la crescita, quasi narrandone la biografia attraverso cenni storici, aneddoti, personaggi, leggende, natura, personaggi conosciuti e non.

Tre capitoli per il Tagliamento e tre per il fiume smeraldino Soča, l’Isonzo, un fiume decisamente “a bordo”!

Tre viaggiatori, tre scrittori, tre narratori ma, sopratutto, tre amici e questo sentimento bello esce dalle pagine in modo naturale, senza eccessi di zucchero, reale, sudato, condiviso. Per modo di dire, li ascoltavo palleggiarsi i capitoli del libro – due a testa: Venier, Daltin, Floramo – Daltin, Floramo, Venier – svolgimento a cerchio.

Di nuovo: tre viaggiatori, tre scrittori, tre narratori, tre amici… tre stili narrativi, tre personalità, molteplici sfumature, un viaggio.

Mi è piaciuto moltissimo “perdermi” tra le riflessioni ora di un “timoniere” ora dell’altro. Ho sorriso, ho temuto, ho provato stille di miele selvatico, ascoltato il lambire delle acque che tutto trasforma; l’acqua… la prima a non essere mai sempre la stessa, Eraclito mi suggerisce all’orecchio “Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume!”.

Non proseguo scrivendo molto altro poiché ogni lettore dovrà viversi questo viaggio “di carta e inchiostro” a modo proprio, magari chissà, prendendosi degli appunti per poi andare a visitare certi luoghi narrati.

Il libro mi è piaciuto moltissimo, ok, questo vi era chiaro sin dall’inizio!

“(…) «Il mio viaggio con voi termina qui» dice Darko. «Salite sulla vostra carrozza e raggiungete la foce.» Non è uomo da grandi addii. Si volta per salire sul camion. Prima, però, ci consegna una bottiglia di rakija. La dovremo aprire quando raggiungeremo la foce e versarne un piccolo goccio nel punto in cui il fiume diventa mare e lì ricordare chi non appartiene a questo mondo, i nostri fratelli, i suoi, quelli che non abbiamo mai incontrato.” – Il fiume a bordo.

Non è il primo libro “Bottega Errante” che leggo, a dire il vero non è nemmeno il primo “Floramo”, e Venier avevo avuto il piacere di ascoltarlo durante un reading di presentazione alla Ubik di Udine; la penna di Daltin, invece, l’ho conosciuta tra queste pagine e, sicuramente, mi leggerò qualche altro suo libro. Volendo presentarli, però, in modo più composto, scrivo che sono:

Angelo Floramo: medievista, insegnante di Storia e Letteratura alle superiori ed è ancora convinto che malgrado tutto sia il mestiere più bello del mondo. Ha pubblicato molti saggi e articoli specialistici, collabora con diverse riviste nazionali ed estere; dal 2012 consulente scientifico della Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli. Per Bottega Errante Edizioni ha pubblicato Balkan Circus (Ediciclo-Bottega Errante, due edizioni, finalista al premio “Albatros di Letteratura di viaggio”); Guarneriana Segreta (finalista al premio Latisana Nordest) e L’osteria dei passi perduti (4 edizioni), La veglia di Ljuba (2 edizioni).

Mauro Daltin: lavora come editor e direttore editoriale. Ha fondato e diretto il quadrimestrale PaginaZero-Letterature di frontiera. Ha pubblicato L’eretico e il cattolico. Intervista a Elio Bartolini (Kappa Vu); per il Touring Editore la guida Friuli Venezia Giulia; e nel 2009 la raccolta di racconti Latitanze (Besa). Nel 2010 ha curato insieme a Lorenza Stroppa il libro agenda Ciclomundi. L’agenda del viaggiatore a pedali (Ediciclo). Nel 2013 ha pubblicato, sempre per Ediciclo, Officina Bolivar, Storie sudamericane di destini, polvere e cieli capovolti. Cura corsi di scrittura creativa legati al tema del viaggio, del reportage e della narrativa breve. È docente di scritture di viaggio al Master in Editoria dell’Università Cattolica di Milano. È l’ideatore e il presidente dell’Associazione culturale Bottega Errante.

Alessandro Venier: Per la prima volta ha scritto una storia in un libro “Il fiume a bordo”, fino a questo momento lo aveva fatto attraverso documentari, libri fotografici, reading, spettacoli teatrali e chiacchierando di cinema nelle scuole. Si occupa di editoria e di eventi culturali.

7 risposte a "“Il fiume a bordo” di Angelo Floramo, Mauro Daltin, Alessandro Venier"

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      1. Ci credo, ci credo… era una mia ipotesi in generale e non specifica per questo libro, questo vorrei ribadirlo! 😉

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