“La donna degli alberi”- di Lorenzo Marone

La donna degli alberi, di Lorenzo Marone, Narratori Feltrinelli. Recensione.

“A chi ha il fiato corto, ai calpestati, alle loro piccole o grandi ribellioni” a loro Lorenzo Marone – Autore de La donna degli alberi Feltrinelli Editore – dedica il libro. Sorrido, che bel tappetino d’ingresso prima di entrare, da lettrice, tra queste pagine… “A chi ha il fiato corto… ”

Dopo aver girato la pagina, mi sono ritrovata a leggere questi versi di Emily Dickinson:

“Se allevierò il dolore di una vita

o guarirò una pena

o aiuterò un pettirosso caduto

a rientrare nel nido

non avrò vissuto invano.”

Non avevo mai letto nulla di Marone – pare sia tra le poche, in realtà! – ma sin da subito il registro in cui “avrei camminato” leggendo, mi è parso chiaro. Avrei trovato eleganza, stile, attenzione, sensibilità, rispetto e, ovviamente, molta Natura.

La donna è sola, inquieta, in fuga: non vuole più restare dove non c’è amore. Ha lasciato la città, nella quale tutto è frenetico e in vendita, ed è tornata nella vecchia baita dell’infanzia, sul Monte. Qui vive senza passato, aspetta che la neve seppellisca i ricordi e segue il ritmo della natura. C’è un inverno da attraversare, il freddo da combattere, la solitudine da farsi amica. Ci sono i rumori e le creature del bosco, una volpe curiosa e un gufo reale che bubola sotto un pergolato. E c’è l’uomo dal giaccone rosso, che arriva e che va, come il vento. A valle lo chiamano lo Straniero: vuole risistemare il rifugio e piantare abeti sul versante nord della montagna, per aiutarla a resistere e a tornare fertile. Una notte terribile riporta la paura, ma la donna si accorge che ci sono persone che vegliano su di lei: la Guaritrice, muta dalla nascita, che comprende il linguaggio delle piante e fa nascere i bambini; la Rossa, che gestisce la locanda del paese; la Benefattrice, che la nutre di cibo e premure. Donne che sanno dare riparo alle anime rotte, e che come lei cercano di vivere pienamente nel loro angolo di mondo. Mentre la montagna si prepara al disgelo e a rifiorire, anche la donna si rimette in cammino. Arriverà un altro inverno, ma ora il Monte la chiama.

Puoi leggere l’estratto QUI

I sentori che avevo avuto aprendo il libro, si sono rivelato quelli giusti. Con uno stile narrativo delicato ed elegante, Lorenzo Marone mi ha presentato questa Donna di cui non ho, in seguito, conosciuto né il nome né il passato recente da cui stava fuggendo. Fuggendo, però, è ritornata, come attratta da un magnete ancestrale, nella baita montana in cui ha trascorso bellissimi giorni durante l’infanzia.

… e la montagna l’ha accolta, come una madre che abbraccia una figlia che fa ritorno al fogolare di casa.

Tra le molte cose che mi piacciono quando leggo un romanzo, l’utilizzo sapiente di metafore è sicuramente sul podio! Perché? Perché certe prose se impreziosite da frasi liriche – e le belle metafore sono versi di poesia in maschera! – diventano potentissime, permettendo al lettore di “vedere” ancor di più le parole che lo sguardo legge. Se sto scrivendo questo, ovviamente, è perché questo romanzo di riuscitissime metafore non difetta!

Attraverso queste pagine ho posato piedi nudi su foglie secche e ho sentito, poi, lo scricchiolio dell’infrangersi, sotto pelle. Infrangersi. Sotto pelle. Scricchiolio. Beh, anche io amo – e uso – retoriche a ogni piè spinto…

Comunque di lei, la protagonista, ho visto l’alone del respiro appoggiarsi sull’opaco vetro della baita; l’ho vista stringere dita infreddolite attorno a bollenti tazze; accartocciare sé stessa dentro i maglioni enorme, di lana infeltrita dal tempo, del padre. L’ho vista scivolare sulla neve, seguire le stagioni, raccogliere ramoscelli, accarezzare Cane, diventare amica di Volpe, cercare con lo sguardo Gufo. L’ho vista conoscere gente nuova, porgersi domande, sentirsi sicura, sentirsi debole. L’ho vista bere vino rosso, un bicchiere, due, una bottiglia.

L’ho vista addomesticare e lasciarsi addomesticare. E poi l’ho vista ricadere. E poi l’ho vista ritornare in posizione eretta.

Una lettura scorrevole, molto piacevole e lenta, sì: lenta. Perché è proprio quando sembra non accadere nulla, nel silenzio di stagioni che si passano il testimone in silenzio, che possono avvenire i grandi cambiamenti personali. In assenza di grida, suono, senza il boato di palazzi che perdono le fondamenta, senza azioni che tingono di giallo le trame di molti libri, senza violenze che accecano più dei raggi di sole negli occhi.

Certi dolori non hanno suono. Certe rinascite neppure.

Da sempre amo immergermi nella natura – no, non amo scalare montagne, amo solo la vista del panorama che so di trovare in cima, ma più è irta la salita più l’aspetto filosofico lo lascio dentro la macchina giù al parcheggio! – amo passeggiare e cerco di farlo ogni giorno. Sono fortunata, di “piena natura”, pianeggiante o boschiva, la mia regione è piena. Abito in zona collinare, in un’ora sono in montagna, in mezz’ora sono in città e in un’ora sono al mare. Amo guardare, osservare, fotografare, scorgere. Cerco i cambiamenti, le gemme che ieri non c’erano, le foglie accartocciate, l’insetto imprigionato nella lastra di ghiaccio sopra la pozzanghera, le zolle arate nei campi, con quel tipico, bellissimo, fertile, color marrone in cui vien voglia di affondare le dita – ehm… l’ho fatto l’altro giorno e sono rimasta delusa, la terra non era soffice come la nuvola che mi immaginavo di toccare! Cerco con lo sguardo teneri scoiattoli disneyani e temo grufolanti cinghiali (che non ho mai visto, per la verità!), parlo con cardellini, pettirossi, colombi e codirossi. Accarezzo la mia magnolia, le sussurro parole di amicizia e sorellanza. Mi ritrovo, sempre, in mezzo alla vita in cui abito.

Il personaggio che, in assoluto, ho adorato tra queste pagine di Lorenzo Marone? Colei che cercavo con lo sguardo a ogni girar di pagina per vedere se di lei stavo nuovamente per leggere… Lei… la Guaritrice! Io… io certe figure le amo a prescindere e il fatto che l’Autore l’abbia caratterizzata – e collocata nella storia – benissimo, non è che un di più! Ci sono certe iridi capaci di attraversare gli strati che separano il derma dal cuore, dall’anima. Per vedere certi noccioli non serve spaccare certi frutti, a volte.

Lorenzo Marone, La donna degli alberi

Così parte il libro:

Sono stata donna in fuga. In me c’era l’inquietudine della partenza, la vulnerabilità del sopravvissuto, camminavo con il passo spezzato. Mi costruivo le ritirate che non ho preso, ho accettato gli allontanamenti che non ho scelto, ho accolto chi è entrato nella mia vita per evadere dalla sua, sono stata fuggiasca e non vincitrice, rincorsa ma perdente. Ora inseguo l’amor proprio, coltivo il piccolo ambizioso progetto di non restare dove non c’è amor. Mi ritaglio lo spazio per ripassare le mie mancanze, e mi affanno a farmi trovare preparata spettatrice del minuscolo che accade. Mi propongo di mantenere inviolata la fame di vivere pienamente. In armonia con quello che c’è, con chi c’è. Cerco la fede senza fede.

L’alba ferma il vento, sembra portare segreti. Ho aperto la porta di casa e un abbozzo di sole già carezzava il bosco. L’aria conteneva un avvertimento, il presagio di qualcosa che deve arrivare, la giornata era ancora tutta in quell’energia compressa. Ho preso a camminare alla rinfusa, attenta ai mille canti degli uccelli, seguendo sentieri che non esistono, piccole tracce lasciate dai funghi e dal muschio sulle cortecce umide del mattino. Un capriolo ruminava confuso fra i rami, da dove veniva la luce, e l’aria era piena del fischio delle marmotte, che annunciavano la mia presenza. Quando sono rientrata erano appena le otto e la domenica mi ha trovato impreparata, già avvezza a vivere senza contare i giorni. – “La donna degli alberi” – Lorenzo Marone, pag. 42-43

Ho letto che alcuni lettori hanno sottolineato, giustamente, il fatto che Lei sia fuggita dal suo presente… io, però, non è che veda il percorso fatto dalla protagonista come una fuga ma come un presente. Non è fuggita dalla città ma ritornata in montagna. Non è scappata dal presente ma vi si è meglio collocata. Perché il presente è ciò che accade durante.

3 risposte a "“La donna degli alberi”- di Lorenzo Marone"

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  1. Ho letto altri libri di Marone meno intimistici . Forse a volte è lento ma adatto al silenzio della montagna (meglio dire a suoni per il cui ascolto si richiede il silenzio)

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