“L’eredità delle dee” – di Kateřina Tučková

"L'eredità delle dee" romanzo di Kateřina Tučková, Keller editore. Recensione libro

Se dovessi rappresentare questo romanzo attraverso un’immagine ecco quale sarebbe: un cielo minaccioso, carico di promessa di tempesta imminente, blu inchiostro; il vento piega l’erba in cima alla collina e una donna che, volgendomi la schiena, protende le braccia in alto, palmi aperti contro le nuvole, a far da forza respingente a un evento nefasto in arrivo. Forze in opposizione.

In effetti, quest’immagine ce l’ho davanti agli occhi fin da quando l’ho letta all’interno del libro:

“Dora si girò e capì cosa aveva fissato per tutto quel tempo. Non lei che saliva su per la collina, ma il groviglio infinito di nuvole tempestose che dal basso turbinavano lentamente verso di loro. Nubi scure che si avvoltolavano e mulinavano, sembravano carne viva, una bestia ingovernabile che in breve tempo avrebbe distrutto ogni cosa sul suo cammino. Ovvero gran parte della regione di Kopanice. Bedová, Koprvazy, Hudáky, Rovné e Černé. (…) Ma Surmena lì in alto non la notava neanche. Non faceva che fissare Hrozenkov, il nucleo di quell’oscuro elemento. (…) Surmena non la guardava. Cominciò invece a sollevare lenta le mani, come se volesse abbracciare quella catastrofe che stava per manifestare tutta la sua forza distruttrice. In quel momento cominciò a mormorare qualcosa, ma il vento le portava via le parole dalla bocca, dunque Dora non riusciva a sentire. Fece un altro paio di passi e poi il vento cominciò a turbinarle intorno e con un’improvvisa sferzata la gettò a terra all’indietro. Spaventata si sollevò a sedere e fu presa dalla paura di venire scaraventata giù, di sbattere contro il tronco di un tiglio o direttamente contro la porta della stalla. Si aggrappò tenacemente ai ciuffi d’erba, mai perdendo di vista Surmena. Sembrava che danzasse, come se si fosse abituata al vento tanto da non dover più lottare per tenere l’equilibrio, dondolava invece i fianchi descrivendo degli ampi cerchi, le braccia tese avanti come in un abbraccio. All’inizio di ogni ondeggiamento serrava i pugni come se volesse afferrare una folata di vento e poi, con un movimento trascinato intorno alla testa, la rigettava indietro, da dove era venuta. E davvero accanto ai suoi piedi l’erba cominciò a ondeggiare seguendo il semicerchio da lei descritto. Era chiaro che il vento girava intorno a lei.”L’eredità delle dee, di Kateřina Tučkova

“L’eredità delle dee” è un romanzo che, per tutte le oltre 400 pagine, tiene il lettore – o, almeno, questo è successo a me – rapito dentro la trama; lo stile narrativo dell’autrice è molto evocativo e ciò che leggevo, scorreva come un film davanti ai miei occhi. Ho visto tempeste, ho visto sangue, ho respirato paura, ho sentito brividi di angoscia e bagnato polpastrelli con lacrime non versate. Ho letto carteggi, carte e documenti, ho visto foto d’archivio, fazzoletti in testa ricamati con motivi floreali dalle tonalità accese. Ho visto l’acqua bollire nei pentolini, toccato e mescolato secche erbe aromatiche; l’ho visto cadere, l’amuleto, appoggiandosi inerme sui fili d’erba, quel braccialetto rosso. Ho provato tristezza e senso di abbandono. Ho percepito l’incredulità, l’ostinazione, il “muro contro”.

Un romanzo che è come una bilancia: il giusto e l’ingiusto, la sfrontatezza e la ritrosia, la delicatezza e l’arroganza, il debole e il forte, il potere e la fragilità; la ragione e il torto, la debolezza e la forza, la razionalità e la credenza, la Storia e le credenze popolari; l’aria aperta e le prigioni, i rami scuri degli alberi, di notte neri più delle tenebre, e le porte chiuse dei manicomi. Le erbe, la divinazione con la cera, le gocce di urina sui fazzoletti, il chiaro di luna, la pelle nuda, il sudore, il sangue, il serpente bianco, la pelle del viso scorticata, le dita violente, i soprusi di spirito e carne, i farmaci, le scariche elettriche.

I soprusi e le condanne fatte per mano di Sante e meno Sante inquisizioni. L’ignoto che spaventa… e più spaventa più si addita e più si addita, più l’additato si rattrappisce, si curva in se stesso, si ricopre di scorza, diventa guscio di noce, solco di rughe, nucleo avviluppato su se stesso, potenza compressa, potenza pericolosa, detonazione.

Ho scritto un mare di elenchi, lo so, ho infilato uno dietro l’altro sinonimi e contrari in un continuum che potrebbe dilatare i limiti delle definizioni e del tempo. Questo libro questo è. Storia fatta di storie, storie fatte da persone, persone che hanno fatto la storia in un modo più o meno palese, più o meno celato, più o meno incidente.

Arthur Rackham, illustratore britannico del periodo vittoriano

Questo non è un libro sulle streghe moderne, non troverete wicca, pentoloni con zampe di gallina appese, Sabba in cui abiurare la fede cristiana, scope con gatti annessi e via discorrendo, non troverete donne figlie della notte che rientrano nella baracca di legno, ingobbite e lerce, al canto del gallo o all’alba o al suono della campana del mattino; qui la razionalità trema perché la fantasia non trova troppo respiro, non tiene il passo di ufficiali nazisti, non si fa misurare il cranio per ricerche segrete, non si lascia torturare – all’interno del romanzo c’è un passaggio terribilmente forte – dagli inquisitori assetati di signum diaboli.

In questo libro la fantasia e l’immaginazione romanziera non sono la parte preponderante, bensì lo è la ricerca del vero, studi etnografici, documentazioni, Storie “carta alla mano”. Come scritto dall’Autrice in calce al libro:

Pur essendomi ispirata alla vita di donne realmente vissute a Žítková, non tutto ciò che ho scritto corrisponde a verità. Nel rispetto di queste donne e soprattutto delle loro famiglie, che vivono ancora a Žítková, a Starý Hrozenkov e a Drietoma, ho deciso di usare i loro veri nomi solo in alcuni casi. Molti dei destini descritti e degli episodi sono stati estrapolati da quelli di altre dee, alcuni sono frutto della mia fantasia.
I documenti utilizzati nel libro sono inventati, ispirati però a del materiale esistente, sia negli archivi cechi che in quelli slovacchi se ne trovano molti simili.

“L’eredità delle dee” Kateřina Tučkova

Di generazione in generazione, anello femminile dopo anello femminile, magia nera e magia bianca, una stirpe di donne potenti, in modo più o meno consapevole, hanno fatto tremare le certezze altrui. Medioevo, nazismo, società socialista, preti ossessionati dal complesso di inferiorità e dalla frustrazione di una vita non scelta in libertà. Solitudini, montagne, ostacoli, segni divinatori, ascolto, canali diversi. Serpi in seno alla famiglia, violenze domestiche, violenze perpetrate da mani amate, da mani nemiche o da mano sconosciute.

Mi fermo perché, come scrivo sempre in modo ripetitivo: non amo lo spoiler e per più stralci della trama vi rimando alla scheda in calce all’articolo!

Non è un libro semplice, non una lettura da farsi se si abbisogna di spensieratezza; si tratta di un romanzo che gronda intensità… e storie… e Storia.

Un saggio? No, un romanzo * Storico? Si * Thriller? A tratti * Misterioso? Da snocciolare ricercando tracce da un passato, a volte, lontanissimo * Analisi psicologia e ricchezza di dati sui protagonisti del romanzo? A iosa!

Un difetto? Uno sì, piccolino e probabilmente si tratta di un limite personale: di nomi ce ne sono parecchi e non conoscendo la lingua, talvolta, mi perdevo con l’albero genealogico.

Puoi leggere il primo capitolo, o acquistare il libro, qui: “L’eredità delle dee


Bene, ora accantono le sensazioni e le frasi scritte di getto e vi lascio la scheda del libro, la presentazione seria!

L’eredità delle dee“, scritto da Kateřina Tučková e tradotto dal ceco da Laura Angeloni per la Keller Editore, è uno dei libri più venduti in assoluto nella Repubblica Ceca; è stato tradotto in ben quindici lingue e ha vinto numerosi premi prestigiosi.

La trama: Sulle montagne dei Carpazi Bianchi, nella comunità di Žítková, vive da tempo immemorabile una stirpe di donne dotate di poteri eccezionali. Guaritrici, preveggenti, tramandano la loro arte di madre in figlia e vengono chiamate “dee”. Dora Idesová è l’ultima di questa discendenza, ma non ha ereditato nessuna arte. Rimasta orfana è passata alle cure di zia Surmena fino a quando anche quest’ultima scompare dietro le mura di una clinica psichiatrica. Dora finisce così in collegio, cresce, studia Etnografia e trova lavoro presso l’Accademia delle Scienze di Brno. Quando negli anni Novanta vengono resi pubblici gli archivi della polizia segreta, Dora – che nel frattempo sta scrivendo un saggio riguardante le dee di Žítková – inizia le sue ricerche e si imbatte nel dossier sulla zia, la dea Surmena… Ben presto quella di Dora si trasforma da indagine di studio in un vero e proprio viaggio nelle ombre e nei segreti del passato. Integrando informazioni e notizie storiche con i racconti delle ultime dee e degli abitanti di Žítková, Dora riesce a ricostruire il tragico destino di tutta la sua famiglia, un destino legato a un’antica maledizione, ma anche intrecciato alle vicende che hanno segnato il Paese e che hanno messo i poteri delle dee al centro degli interessi dei nazisti prima e dei comunisti poi. Un destino cui nemmeno Dora riuscirà a sfuggire…

Foto presa dal sito brno.cz

Scrittrice, giornalista, curatrice di mostre e autrice di opere teatrali, Katerina Tucková (1980) si è laureata in Storia dell’Arte e Boemistica all’università FF MU di Brno e ha conseguito un dottorato in Storia dell’Arte presso l’università Karlová di Praga. Già autrice di varie pubblicazioni specialistiche in ambito artistico, si impone sulla scena letteraria ceca con il romanzo Vyhnání Gerty Schnirch (L’espulsione di Gerta Schnirch) del 2009, vincendo il premio Magnesia Litera 2010 (Categoria Premio dei Lettori) e guadagnando la candidatura ai premi Josef Škvorecký e Jí?í Orten.

E ora qualche citazione dal libro:

6 risposte a "“L’eredità delle dee” – di Kateřina Tučková"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

vibrisse, bollettino

di letture e scritture a cura di giulio mozzi

un blog malin-comico

ho detto sì all'amore ma non avevo capito la domanda

Manuel Chiacchiararelli

Scrittore, Fotografo, Guida Naturalistica, Girovago / Writer, Photographer, Naturalist Guide, Wanderer

friulimosaicodilingue

*più lingue conosci più vali*

Sindrome di Stendhal

"Tutte le arti si assomigliano - un tentativo per riempire gli spazi vuoti." Samuel Beckett

Libri vagabondi

Un viaggio infinito tra le pagine magiche dei libri

Amabililettureblog

" La Vita inizia dove finisce la Paura". cit. OSHO

THE SECRET BOOKREADER

Il Blog del Lettore Segreto

LA GAZZETTA DEL SOLE

Solo notizie positive

BiblioBuscate

Il blog della biblioteca di Buscate

Metis Magazine

NEWS IS ALL YOU NEED

Vally's Bookshelf

Non riesco a dormire se non sono circondata da libri

libreria La Vispa Teresa

libreria per ragazzi

Babe, Val Resia

Pratiche, saperi, credenze, rituali e folklore in Val Resia (Udine) Friuli Venezia Giulia

La poltrona gialla

Racconto storie di libri, cibi, luoghi, viaggi, persone, fantasia

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: