“L’atlante delle parole” di Diego Fontana

L'atlante delle parole, recensione libro saggio di Diego Fontana, linguaggio, etimologia, miti, curiosità, imparare divertendosi

“Una parola tira l’altra” poteva forse non leggere “L’atlante delle parole. Piccola guida per esploratori del linguaggio”, di Diego Fontana, Ediciclo Editore?

Ma infatti, che domande!

Ho già scritto e cancellato e riscritto e ricancellato (no, non il loop, alla fine, se state leggendo, le parole per partire le ho pur trovate!) e il motivo dell’incertezza è presto spiegato: parto seria e compita, identifico, classifico, elenco, faccio la recensora con gli occhiali di tartaruga e blabla consono – con suono classico però! – o mi metto comoda, infradito ai piedi, musica indie come sottofondo e dita libere sulla tastiera?

Ma infatti, che domande!

Quindi ho deciso di partire con il minimo indispensabile richiesto dai motori di ricerca (Chi, Cosa, Come) e poi andrò avanti easy...

ché Diego Fontana – Docente presso Iulm, IEd Torino, Ifoa Sapere Utile, copywriter e fondatore di Terra strumenti per raccontare nonché autore dei libri “Digital Copywriter“, per FrancoAngeli Editore e “Sui Passi di Francesco, da La Verna ad Assisi per affrontare se stessi” Ediciclo editore – non ha certo bisogno che, con le mie parole, io stia qui a scrivere che il libro è scritto molto bene!

Da dove nasce il termine desiderio? Che cosa si intende per parole-valigia? Di cosa parliamo, quando parliamo di onomanzia? Per scoprirlo non vi resta che salire a bordo di un’insolita mongolfiera e iniziare un viaggio di scoperta tra alcune delle più sorprendenti e affascinanti origini delle parole. Come misteriose ed enigmatiche terre d’oriente, o come isole esotiche profumate d’avventura, i vocaboli suggeriscono piste, rivelano indizi, dispiegano trabocchetti lungo sentieri impervi e tortuosi, che consentono solo agli esploratori più temerari di accedere ai piccoli grandi tesori della lingua. Una spedizione divertente e rocambolesca, dove le parole si avvistano come mitologiche creature marine, si inseguono tra le nuvole, alle quote più vertiginose, si rincorrono tra i continenti o si conquistano nelle profondità degli abissi oceanici.

Come scrivevo all’inizio, non è insolito che mi capiti di leggere libri su questi argomenti (il fatto è che “i perché” sono delle calamite pazzesche e spero di non imparare mai a resistere alla curisità!); uno dei primi che mi balza in mente è il bel saggio – brevissimo anch’esso, ahimè – di Gian Luigi Beccaria “Tra le pieghe delle parole. Lingua storia cultura” edito con la Einaudi nel 2007 e che custodisco in casa come fosse un piccolissimo scrigno.

Tac… è arrivato l’aggancio: scrigno!

Amo immensamente le parole, perché sanno essere scrigni e chiave al contempo. Possono essere piccolissime ma contenere l’universo; possono essere lunghissime e arzigogolate e contenere aria fritta; possono essere lievi, leggiadre o macigni di pietra. Possono sembrare nuove di zecca eppure avere un nocciolo che percorre il tempo all’indietro generandosi in un passato lontanissimo.

Ogni segno linguistico contiene, per sua natura, un valore attuale e un valore fossile, di qui la sua assoluta evidenza culturale” – Beccaria, “Tra le pieghe delle parole” pag. 76

Nel libro di Fontana di scrigni e di mazzi di chiavi ne ho trovati molti ed è stato un viaggio, oltre che interessante, molto particolare! Lo sapete che ho questo problemino di vedere tutto ciò che ascolto o che leggo? Credo di avervelo già scritto in precedenza… tant’è, ora vi racconto dove son finita seguendo questa Piccola guida per esploratori del linguaggio.

Sin dopo aver letto le primissime pagine, devo aver mangiato qualche magico panetto o esser caduta dentro una buca seguendo un docente Bianconiglio, non so bene dove ho svoltato all’incrocio di quella strada colabrodo ma, che mi crediate o meno, sono finita a “Worderland” ed è stato divertentissimo!

parola

Ticket in tasca, guida davanti, ecco che mi son ritrovata a camminare con un colino in mano su strade per nulla colabrodo! Colabrodo l’ho incontrato, è un signorino un tantinello snob che di rimanere con il clan dei vintage mica ha tanta voglia e per questo, citando il libro, se ne è andato in vacanza nell’isola felice dei Modi di dire!

Fontana, di parola in parola, apre scrigni e offre chiavi; spiegazioni, etimologie, giochi, sintesi e pillole di approfondimenti.

Ogni parola un viaggio, una meta, un dispiego. Si parte da un punto e si giunge, che ne so, a legger di mitologia, di religione, di draghi o di linguistica, di simboli, di viaggi, di Storia e di storie.

Ogni Parola segue una strada tutta sua e del proprio vissuto si pregna prima di giungere al farsi nostra; noi poi la usiamo conducendola per vie forse a lei stessa ignote.

Ogni parola giunge a noi che, usandola, con consapevolezza o meno la manteniamo in vita.

Ogni parola diviene… e questo è un aspetto che mi affascina tantissimo!

Ho ridondato con “Ogni parola” e l’ho fatto con consapevolezza.

Che l’autore ami le parole è evidente dalla passione con cui le anima mentre ci narra la loro genesi.

Tra un approfondimento etimologico e uno linguistico, ho visto le parole rimbalzare, scivolare sul tempo come un bob sulla neve o incagliarsi in quell’unico ramo che ha incontrato lungo il percorso; parole schizzinose che si fanno quasi bullismo tra loro e altre talmente innamorate da mutilarsi dei pezzi pur di stare unite… vicinevicinevicine… attaccate, fuse; parole che temono la solitudine… tipo la signorina Asola che senza Bottone non si sente felice.

La ricostruzione fantastica, con l’invenzione dell’a privativa che indicherebbe l’impossibilità per l’asola di restare sola, finisce – per assurdo – per restituirci un senso perfettamente coerente con la sua funzione. Non solo, rende l’asola un po’ più viva, un po’ più umana. Quasi la fornisce di una microscopica anima, tanto che noi ora possiamo sentire i suoi struggimenti d’amore per il bottone e ci spiace persino un poco doverci slacciare la camicia. «Non preoccuparti, asola» ci viene forse da rincuorarla «presto sarai di nuovo insieme al tuo innamorato, sulla gruccia, nell’intimo dell’armadio, lontana da occhi indiscreti».

“L’atlante delle parole” – Diego Fontana

E poi… no, fermi attimo, dalla Mongolfiera, spinta dai fieri venti della Mongolia – su cui mi son trovata per parte del viaggio – scorgo Terraferma, Oceano ora mi sembra così lontano. Sto per terminare questo viaggio? Sono giunta a destinazione? Davvero? Non credo! Un pensiero al fulmicotone mi arriva dritto dritto in mezzo alle certezze: di parole da scoprire ce ne saranno sempre altre e poi altre e poi altre ancora!

Ultime tre cose:

Qui puoi leggere un estratto del libro “Latlante delle parole”

Avevo scritto qualche riga, quasi un anno fa, sull’etimologia di “Desiderare”

Potrebbe interessarti anche il mio articolo su: “Narrazione ed esperienza. Intorno a una semiotica della vita quotidiana” di Marrone, Dusi, Lo Feudo

4 risposte a "“L’atlante delle parole” di Diego Fontana"

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