“L’inventore di libri: Aldo Manuzio, Venezia e il suo tempo” di Alessandro Marzo Magno

"L'inventore di libri. Aldo Manuzio" di Alessandro Marzo Magno

Per tutti gli amanti del libro, “L’inventore di libri: Aldo Manuzio, Venezia e il suo tempo” è una vera e propria chicca!

Un saggio di divulgazione storica a cura di Alessandro Marzo Magnostorico e giornalista veneziano, laureato in Storia all’Università di Venezia Ca’ Foscari – Editori Laterza (5 novembre 2020).

Forse non lo sapete, ma il piccolo oggetto che avete in mano – così maneggevole, chiaramente stampato, dai caratteri eleganti, corredato da un frontespizio e da un indice – deve quasi tutto al genio di Aldo Manuzio, che cinque secoli fa ha rivoluzionato il modo di realizzare i libri e ha reso possibile il piacere di leggere.

Benvenuti nel mondo del primo editore della storia.

Storia del libro, Alessandro Marzo Magno, Aldo Manuzio

Sinossi: Il libro – così come lo conosciamo ancora oggi – nasce a Venezia tra la fine del Quattrocento e i primi anni del Cinquecento. Padre di questa invenzione è Aldo Manuzio. Nato a Bassiano, nel Lazio, transitato per Ferrara e per Carpi, dov’era docente dei principi Pio, approda ormai quarantenne a Venezia. La città in quegli anni è l’indiscussa capitale europea della stampa e così il precettore si trasforma in editore. Pubblica inizialmente grammatiche e testi in greco necessari per apprendere la lingua classica. Poi i suoi orizzonti si allargano: nel 1501 dà vita a una vera e propria rivoluzione, quella del libro tascabile. Se prima si leggeva per necessità (e lo si faceva a voce alta), da quel momento leggere diventa un piacere a cui dedicarsi nel silenzio dell’intimità. E non finisce qui. Manuzio, con il suo amico Pietro Bembo, importa nel volgare italiano i segni di interpunzione che erano utilizzati soltanto nel greco antico: accenti, apostrofi, virgole uncinate e punto e virgola. Quando muore, nel 1515, il mondo del libro è definitivamente cambiato. Alessandro Marzo Magno ricostruisce le tappe di una straordinaria carriera, nell’unico posto al mondo dove sarebbe stata possibile: Venezia.

Leggere questo saggio è “fare tante cose”: viaggiare nel tempo, sottolineare svariati passaggi, prendere appunti per prossime letture, immaginare fogli, foglietti, copertine e illustrazioni. Si legge e si osserva un mondo – quello nostro, quello dei libri! – in pieno fermento storico.

Aldo Manuzio quadro
Carpi. Aldo Manuzio in un dipinto del pittore emiliano Bernardino Loschi Aldo

Attraverso le pagine del libro, come salendo dentro la macchina del tempo, ci si ritrova a “seguire” Manuzio tra calle e laboratori, officine di fatti e di idee; un saggio senza tratti romanzati, con stile asciutto e certosino.

Marzo Magno ci porta a cavallo fra il 400 e il 500 italiano, “dentro” un periodo storico in cui il mondo dei libri cambiò completamente.

Mi sono piaciute moltissimo le numerose citazioni, le chicche e gli aneddoti trovati all’interno dei capitoli; curiosità, spiegazioni, approfondimenti.

Marchio aldino, storia del libro, editoria
Marchio aldino

(…) Sarà Erasmo a rendere immortale il marchio aldino quando, nel 1508, scrive: «L’ancora rappresenta la lentezza in quanto trattiene la nave e, legandola, la tiene ferma. Il delfino invece, poiché non vi è altro animale più veloce o nella corsa più agile, indica la velocità. E se ci rifletti bene, rendono questa espressione: “affrettati sempre lentamente”» e poi aggiunge che quel motto «ora poi è giunto come terzo erede ad Aldo Manuzio Romano, e certo, penso, non senza assenso e disegno degli dei». – L’Inventore di libri, Alessandro Marzo Magno, Editori Laterza.

Ed è sempre Erasmo a dire: «Anche se la sua biblioteca è chiusa dalle anguste pareti della casa, Aldo ha intenzione di costituire una biblioteca la quale non abbia altro confine che il mondo stesso».

Una biblioteca senza confini…

E senza limiti era pure l’ostinata determinazione del grande umanista Aldo Manuzio; ostinazione, determinazione, idee chiare e… beh… sguardo lungo alimentato da un pizzico di quella follia capace di portare all’aria radici divelte, far respirare letti di fiumi troppo a lungo imbrigliati,

cultura selezionata da deselezionare selezionando qualità.

E allora si cambiano i formati, si piegano fogli, si battezzano caratteri tipografici – ancora tra i più usati! – si aumenta lo spazio bianco offrendo respiro allo sguardo e alla pagina; si usa il corsivo e si stampano edizioni, in tiratura limitatissima, da dedicare alle persone “che contano”.

Bello, attraverso queste pagine, mettere il naso tra dedicante e dedicatari illustri del calibro di Giovanni de’ Medici – diventato papa Leone X -, Lucrezia Borgia, Bartolomeo d’Alviano, Marin Sanudo volendo citarne solo una minima parte e giungere alla più bella, a mio parere, delle dediche:

L’esordio dei torchi aldini avviene nel febbraio del 1495 con una grammatica greca: gli Erotemata di Costantino Lascaris, l’umanista bizantino che era stato maestro di Pietro Bembo. Nulla abbiamo appreso dei preparativi, che devono per forza di cose essere stati lunghi e laboriosi; si presume che ci siano voluti almeno sei mesi per approntare l’edizione. Nella prefazione all’opera si ritrovano alcuni elementi di quella che può in qualche modo essere definita la linea editoriale di Aldo: «Abbiamo infatti deciso di dedicare tutta la vita al vantaggio dell’umanità. Dio mi è testimone che a nulla maggiormente aspiro che a essere di giovamento agli uomini». Manuzio esprime il terrore della guerra e della dispersione della conoscenza «in questa valle di lacrime piena di infelicità». L’inventore di libri, Alessandro Marzo Magno, Editori Laterza

Tante sono le innovazioni apportate da Manuzio, il carattere a stampa corsivo e il formato in ottavo, l’indice, le dediche – già sopra citate – i numeri di pagina su tutte le pagine, la prefazione, il marchio dell’editore e la non meno importante possibilità di leggere un libro per il puro piacere di farlo!

Infatti, grazie a Manuzio “sul mercato” fa la sua comparsa il libro piccolo e questo genera un vero e proprio cambiamento epocale cambiando il modo di leggere e variando la motivazione che porta alla lettura. Prima del tascabile aldino i libri si leggevano infatti soprattutto per istruzione o per lavoro; i libri venivano usati prevalentemente dai religiosi.

Il formato ridotto, permette invece di leggere durante i viaggi, nelle ore di diletto o ovunque se ne senta il desiderio.

Non è una deduzione a posteriori, è proprio Aldo a sottolinearlo. Accompagna un Flacco destinato al suo amico Marin Sanudo con la precisazione che «con la piccolezza delle sue dimensioni t’inviterà alla lettura nei momenti in cui potrai riposarti dagli uffici pubblici». Manda un tascabile a Bartolomeo d’Alviano, comandante in seconda delle truppe veneziane, affermando che lo potrà leggere nelle soste delle campagne militari. Sigismund Thurzó, segretario del re d’Ungheria, gli scrive ringraziandolo per l’agio con cui poteva rubare qualche minuto di distensione durante una faticosa giornata a corte. Niccolò Machiavelli non nomina esplicitamente le aldine (1513), ma il libro piccolo che legge durante una caccia non poteva che essere un’edizione veneziana oppure l’imitazione fiorentina dei Giunta.
L’effetto collaterale, come detto, anche questo ancora vivo ai nostri giorni, è la nascita della lettura silenziosa: l’enchiridio, che sta in mano, non va declamato a voce alta, si legge invece nell’intimità, e di conseguenza in silenzio.
Soprattutto, si legge per piacere. Aldo crea di fatto un bisogno: il bisogno di leggere.

“L’inventore di libri” di Alessandro Marzo Magno, Editori Laterza.

Come faccio a scrivere quattro righe su questo libro che racchiude un mondo? Come?

Troppe le “preziosità”, citate nel saggio, a cui non ho nemmeno accennato in queste mie righe… troppe! Penso, per esempio, al meraviglioso Hypnerotomachia Poliphili.

“Non devono essere molti nella storia dell’editoria i libri a stampa che hanno avuto più fortuna con gli artisti che presso i letterati. L’Hypnerotomachia Poliphili, uscito nel dicembre 1499, è uno di questi. Il motivo è presto detto: si tratta di un’autentica opera d’arte, dove i meriti dell’incisore sono passati in primo piano rispetto a quelli dell’autore. Qualcuno ha scritto che il Polifilo, come viene anche chiamato, è uno di quei libri che ha pagato lo scotto di essere illustrato troppo bene e quindi è stato molto guardato e poco letto.” – L’inventore di libri. Aldo Manuzio”, Alessandro Marzo Magno, Editori Laterza.

Esco con lo sguardo da tutte le immagini e le parole con cui mi sono riempita di meraviglia.

Scelgo di concludere così:

Aldo Manuzio è stato – è – un lingotto d’oro per l’umanità. L’oro, per quanto elemento nobile, con il tempo si ossida. Alessandro Marzo Magno, con questo saggio, ha lucidato il lingotto ridandogli la brillantezza dovuta!

Se volete dare una sbirciatina all’incipit, potete cliccare QUI

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