Recensione “Blu come la notte” di Simone Van Der Vlugt

Oggi vi voglio scrivere due righe sulla lettura da cui sono, da pochissimi giorni, emersa e di cui sto continuando a sentire le atmosfere e ammirare i colori: “Blu come la notte” della scrittrice olandese Simone Van Der Vlugt, Ponte Alle Grazie, 2016.

Si sa: leggere è viaggiare… nel tempo, nei pensieri altrui, nelle storie e nella Storia.

Questo romanzo porta il lettore nei Paesi Bassi, durante il Secolo d’Oro, il diciassettesimo; periodo storico pregno di accadimenti, sussulti e fervori. Periodo pieno di passioni, di fioriture e arte, di miserie e nobiltà, di polveri da sminuzzare, tele da riempire, luci da catturare, pentole da lucidare, erbe da raccogliere, sfumature da cercare e peste da segnalare.

La meravigliosa – per contrasti – protagonista di questo romanzo storico è Catrijn, nata e cresciuta in una famiglia non misera ma nemmeno abbiente, figlia di contadini che le hanno insegnato il sapore del sudore e il profumo delle passioni semplici e genuine.

Poi un marito, una gabbia, il sapore del sangue sulle labbra e quel potente talento, che ritma il cuore, a far da sottofondo all’anima. Quando, ancora giovanissima, Catrijn si ritrova vedova di Govert, uomo alcolizzato e violento, decide di disordinare tutte le carte che ha sul tavolo del suo destino e di ascoltare la voce che, da dentro, le urla: “Prendi in mano la tua vita, fuggi e VIVI!“. Ed ecco che, tra non poche difficoltà – ricordiamoci che siamo una donna che abita gli anni del 1600 – ci ritroviamo, insieme a lei, a camminare per strade, vicoli, polveri e pavimenti lucidi.

Inseguendo un sogno. Inseguendo una passione. Inseguendo VITA.

Fuggendo da un passato pesante. Andando incontro a un futuro a colori… blu… blu di Delft!

In questo libro c’è quasi l’intero caleidoscopio emotivo.

Finestre da cui spiare, finestre da sbarrare con assi fregiate da una “P” di peste, di vernice bianca; finestre che si affacciano su giardini ben curati, finestre da cui entrano raggi di luce da catturare sulla tela, finestre opache, sporche, linde. Finestre con cardini arrugginiti, finestre ampie; finestre di capanni, di case dai tetti di paglia, di alberghi, di locande, di atelier, di fabbriche di ceramica, di lazzareti.

Finestre vere e finestre metaforiche.

Affacci di vita.

Sguardo basso, fuggente, sfacciato, irriverente, timoroso, timorato, timido, giudicante e giudicato.

Prima di perdermi in un mare di parole libere che mi escono, scrivendo di questo libro, con la stessa facilità caotica dell’acqua di un bidone ribaltato d’improvviso, mi metto un freno, respiro e riparto!

Tra queste pagine meravigliosamente scritte, c’è spazio per la suspense narrativa, per le descrizioni ambientali e per quelle degli anfratti umani. C’è la vita quotidiana, le ciabattine di raso e gli zoccoletti che fanno rumore, i presenti da donare con gentilezza e il lapislazzuli da sminuzzare. Ovviamente c’è molta arte, fumosa, celata o esposta dietro la tela. Al sole o dentro i sogni. Dipinta, ritratta, tratteggiata o cicatrizzata. Arte come promotrice di giorni da trasformare in orma. Leggendo ho incontrato Rembrandt, il mio amato Vermeer, le ceramiche di Delft e le sfumature – che non sono tinte – che rivestono ogni cosa, ogni fatto, ogni avvenimento, ogni persona.

Perché, spesso, ciò che sembra… è! Spesso, non sempre.

Delle volte, ciò che sembra è un abbaglio di luce, un inganno, una speranza mal riposta, una confidenza mal celata, un destino che fa il suo corso.

Pagine che inneggiano al potere, determinante, della volontà.

Di getto parole chiave su Catrijn?

Talentuosa, passionaria, coraggiosa, buona, perspicace, determinata, non sottomessa, non credulona, non facilmente ingabbiabile, diplomatica, tenace, febbricitante di malattia e di sogni… fucina di desideri tenuti “in cova”.

Questo libro spettacolare lo porterò nel cuore al pari de “La ragazza con l’orecchino di perla” della Chevalier o di “Sussurri in un giardino” di Judith Lennox

La splendida copertina di “Blu come la notte“?

Un particolare del quadro “Donna con brocca” di Johannes Vermeer, olio su tela, 1664 circa; pare sia stato il primo Vermeer a fare la traversata dall’Europa all’America.

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