“Il guardiano della collina dei ciliegi” di Franco Faggiani

Recensione, "Il guardiano della collina dei ciliegi" di Franco Faggiani, Una parola tira l'altra, bookblog

Pubblicato dalla Fazi Editore nel 2019, il romanzo di Franco Faggianigiornalista e reporter milanese – “Il guardiano della collina dei ciliegi“, è stato Vincitore Premio Selezione Bancarella 2020 e Vincitore Premio Biblioteche di Roma 2019.

Meriterebbe un premio pure la copertina!

“Il grande artista del mattino è il sole: quando è ancora nascosto oltre l’orizzonte spande sulle cime delle montagne e sulle nuvole il colore tenue della lavanda che, come d’incanto, si riflette sulla baia; poi, affacciandosi nel cielo, regala al mondo le tonalità dorate dei fuyugaki, i nostri cachi dolcissimi. Infine, quando emerge per intero, prorompente, riconduce tutto all’ordine quotidiano; annulla i colori sfumati, colpisce e disegna le ombre con mano ferma ed esperta.” 🌸

Proseguirei riportandovi altre frasi tratte dall’incipit solo per farvi capire quanto “calarsi” in questo libro è puro atto armonico ma meglio andar per ordine e partire dalla sinossi:

Il guardiano della collina dei ciliegi, ispirato a una storia vera, ripercorre le vicende di Shizo Kanakuri, il maratoneta olimpico che, dopo una serie di vicissitudini e incredibili avventure, ottenne il tempo eccezionale di gara di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi.
Nato a Tamana, nel Sud del Giappone, Shizo venne notato giovanissimo per l’estrema abilità nella corsa. Grazie al sostegno dell’Università di Tokyo e agli allenamenti con Jigoro Kano, futuro fondatore del judo, Shizo ebbe modo di partecipare alle Olimpiadi svedesi del 1912 dove l’imperatore alla guida del paese, desideroso di rinforzare i rapporti diplomatici con l’Occidente, inviò per la prima volta una delegazione di atleti. Dopo un movimentato e quasi interminabile viaggio per raggiungere Stoccolma, Shizo, già dato come favorito e in buona posizione nella maratona, a meno di sette chilometri dal traguardo, mancò il suo obiettivo e, per ragioni misteriose anche a se stesso, sparì nel nulla dandosi alla fuga. Da qui ha inizio la storia travagliata di espiazione e conoscenza che porterà il protagonista di questo libro dapprima a nascondersi per la vergogna e il disonore dopo aver deluso le aspettative dell’imperatore, poi a trovare la pace come guardiano di una collina di ciliegi. Intrecciando realtà e fantasia, il romanzo di Franco Faggiani descrive la parabola esistenziale di un uomo che, forte di una rinnovata identità, sarà pronto a ricongiungersi con il proprio destino saldando i conti con il passato.

Non volendo svelare troppo la trama perché ogni lettore ha il sacrosanto diritto di viversela da sé, posso anticiparvi che, con uno stile narrativo elegante come il suono della cetra e delicato come i colori acquarello, Faggiani ci porta a leggere storie per nulla semplici, smielate, edulcorate, facili.

Ci sono le passioni che nascono con noi, crescendo al nostro passo, dettandone i ritmi e i respiri finché la vita non decide di cambiare verso al vento. E allora il sentiero può fingere di sgretolarsi sotto ai tuoi piedi. Può prendersi quasi burla di te. Farti sognare e, quando sei lì che quasi tocchi il firmamento, decidere di farti addormentare sul più bello, mentre magari stai allungando la mano per toccare la punta di quella stella vicina meno di sette chilometri.

Poi la vergogna, l’umiliazione, la sicurezza di aver deluso chi in te “puntava”.

“Alla fine di quell’incontro mi sentii sulle spalle il peso di un masso e dentro la fragilità delle foglie quando l’autunno sta per cedere all’inverno. Il fardello incominciò ben presto a incombere anche sulla mia anima. Temevo che, come le foglie secche, anche lei si sarebbe sbriciolata.”

Salite, discese, vagoni, salti – nel vuoto, alla cieca, a lume di candela, o odor di bosco, salti legionari, contro il nemico, contro il tuo vero nome, contro la tua identità, contro la verità. Salti dentro una finzione mai pretesa da nessuno, salti dentro una vita celata da un’altra vissuta. Salti dentro un ignoto che diventa noto, diventa realtà e verità al contempo… un fuga senza cattiveria, senza reato.

Ché spesso siamo noi a non riuscire a guardarci allo specchio, non gli altri a non vederci per il verso giusto.

⚠️C’è un tempo per fermarsi e un tempo proseguire, un tempo per curarsi le ferite e uno per prendersi la rivincita.

“(…) «Cosa ne sai dello yamazakura?».
«È un ciliegio selvatico delle montagne», risposi. «Il più resistente al freddo e alla siccità. E anche il più longevo. Il suo tronco può diventare maestoso e salire nel cielo fino a trenta metri; anche lassù in primavera sbocciano i suoi fiori bianchi dai petali di neve. Lo yamazakura, signore, è il gran sacerdote degli alberi ed è molto amato dai miei kodama…».
«Anche da me e dai miei avi», mi interruppe. «Mio padre, da ragazzo, ne aveva piantati alcune centinaia».

Ché la vita scorre, proteggendo segreti tra radici di ciliegio o di ontani bianchi.

Ché la vita te la porta via l’onda del mare, il masso sulla pancia, la stanchezza, il sonno, l’azzardo, la troppa “fame di avventura”.

“(…) Ma non c’era stato niente da fare, avevano voluto andare dietro ai loro sogni d’avventura, senza sapere che spesso i sogni sono fragili. Non puro cristallo tintinnante ma opachi vetri dozzinali, destinati a frantumarsi al primo urto con la realtà. E la realtà, nel loro caso, fu un avversario più attrezzato e più forte.”

E allora tu resta.

Resta come “un uccello marino abbandonato dallo stormo, rassegnato a fissare il mare senza la speranza di tornare a volare”.

Lascia aperti pertugi affinché il vento si possa portare via i sensi di colpa.

Stai.

Respira profumo di resina, scaccia le scimmie, spaventa le gru, piangi, coltiva, guarda, ascolta, nascondi, contieniti, mascherati, dimenticati al punto da far diventare una mezza verità, verità intera.


“Il tempo era solo un intermezzo tra l’alba e il tramonto. La solitudine era una compagna fedele, il silenzio uno scudo per la mente. La foresta era il mio tempio, la corsa la mia preghiera.”

«Sono del parere che sia più interessante scoprire cosa c’è lungo il cammino che guardare quello che potrebbe esserci oltre la meta (…)”

E durante il cammino, delle volte, possono sfiorarci delle mani in aiuto, occasioni che non vanno respinte per paura; rivincite, spire avviluppanti di bellezza e verità.

Un libro che “fa bene” in silenzio.

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