“La strada delle nuvole” di Jenny Tinghui Zhang

"La strada delle nuvole" romanzo d'esordio di Jenny Tinghui Zhang, Nord Editore, recensione

Pubblicato da pochissimo dalla Casa Editrice Nord “La strada delle nuvole” è il potente romanzo d’esordio della scrittrice Jenny Tinghui Zhang, nata in Cina ma cresciuta in Texas, dove attualmente vive.

Sono sincera: non ho idea di come iniziare a scrivere questo articolo, di come iniziare a raccontare questo viaggio lungo 384 pagine.

Mi sento come se dovessi allungare la mano dentro un’intensità scura, nera, profonda. Eppure, nonostante i tanti passaggi capaci di stritolarmi l’anima, lo stile narrativo -bellissimo- dell’Autrice ha reso tutto più “semplice” da affrontare.

Ho deciso, quindi, di facilitarmi le cose e presentare il libro con la sinossi ufficiale:

Cina, 1882. Quando i suoi genitori scompaiono nel nulla, Daily non sa cosa fare. La nonna, invece, lo sa benissimo. Ha visto troppe orfane morire di fame o di violenze e lei non ha più la forza di occuparsi di una dodicenne. Perciò la traveste da ragazzo e la manda in città, in modo che possa guadagnarsi da vivere. E infatti, ben presto, Daiyu trova impiego come sguattera in una scuola di calligrafia. Intelligente e curiosa, inizia ad ascoltare di nascosto le lezioni, scoprendo così la meraviglia della parola scritta, l’infinito piacere della lettura, i molteplici significati racchiusi in ogni singolo ideogramma. E rivela un vero talento per la calligrafia, un talento che il maestro nota e non esita a coltivare. Ma tutto cambia il mattino in cui, mentre gira tra i banchi del mercato, Daiyu viene convinta con l’inganno a seguire uno sconosciuto, che la trascina a forza su una nave diretta a San Francisco e, giunto lì, la vende a un bordello. Per Daiyu, l’America è un Paese oscuro, sconcertante, pieno di contraddizioni, a partire dalla lingua che tutti parlano e che sembra precisa, ma si scrive con simboli sciatti e incomprensibili, per finire al modo in cui lei viene trattata: disprezzo per il colore della sua pelle alternato alla bramosia per il suo giovane corpo. Una cosa, però, è evidente: in America, se si è un maschio, si ha diritto a trovare il proprio angolo di paradiso. E allora Daiyu ruba alcuni abiti da uomo, si traveste di nuovo e fugge lontano, verso la quiete di un villaggio dell’Idaho, che – le hanno detto – è molto più vicino alla Cina. Una scelta che dovrebbe finalmente condurla sulla strada di casa, e che invece segnerà la sua rovina. Ma anche la sua rinascita…

Daily, la protagonista, non è nata in un contesto di miseria, non ha avuto un nido spoglio d’amore in cui crescere; il calore di un nucleo famigliare avvolgente lo ha conosciuto, se ne è impregnata il cuore e mi piace pensare che, forse, spesso sia stato quell’odore, quel sentore, quell’ombra sfumata d’amore, a salvarla. Salvifica la memoria dei bei sentimenti e quell’edificio rosso col tetto nocciola che ha trovato lungo i suoi giorni e in cui è vissuta, ahimè, per troppo poco tempo.

384 pagine in cui, dall’Oriente agli Stati Uniti, ci infiliamo in ingiurie, pregiudizi, inganni; pagine che affrontano tematiche forti e vergognose per la storia dell’umanità. Un libro di denuncia in cui l’Autrice punta l’attenzione sul trattamento inumano riservato dagli Stati Uniti ai cinesi.

Ahimè, non serve andare nemmeno troppo indietro nel tempo: certi epiteti post pandemici sono ancora fluttuanti nell’aria. Ma questo è un altro discorso… o forse no, forse non è per nulla un altro discorso!!!

Riporto l’inizio della Nota finale dell’Autrice:

Nel 2014, mio padre è tornato da un viaggio di lavoro nel Nord-ovest degli Stati Uniti con un aneddoto interessante: stava attraversando in macchina Pierce, in Idaho, quando ha visto un cartello con la scritta CHINESE HANGING, «impiccagione di cinesi». (…) Mio padre mi ha chiesto, con la massima serietà, di scrivere la loro storia per risolvere il mistero di quella vicenda.

Questo romanzo, quindi, vede la sua genesi da una storia vera.

Come al solito ho timore di anticipare troppo della trama e, quindi, ora scriverò solo che questo romanzo mi si è incastrato nel cuore; durante la lettura staccarmene era difficile perché la bravura dell’Autrice nel narrarmi gli anfratti emotivi della protagonista e di tutti gli altri personaggi presenti nella storia – e se scrivo “tutti” intendo proprio “tutti”! – è stata totalizzante. Ho suonato note con dita affusolate, ho visto bambine truccarsi e infilarsi pettini nei capelli, ho visto labbra color rubino e annebbiato gliocchi col vapore del ferro da stiro; ho aspettato il giungere della sera per riempirmi la pancia e scansare la fame; ho camminato scalza, corso in mezzo agli alberi, schivato pallottole, sfidato il luccicare delle lame; ho stretto gli occhi e conficcato le unghie nella pelle per non gridare dal dolore, dallo schifo, dalla violazione; ho temuto il ghigno, le botte.

Ho visto mondi paralleli convergere e divergere; assimilarsi e diversificarsi. Spirito farsi carne e carne farsi spirito.

Ho visto muovere dita nell’aria, polpastrelli alla ricerca di ideogrammi capaci, come case, di contenere le persone.

Ho visto, leggendo.

Ho visto l’eterno bisogno “di un senso che a volte non c’è”.

Fuoco, fiamme, ali, terra, sale, alberi, linee, tratti, uncini, equilibrio.

Elementi, simboli, tratti, decisioni, indecisioni, inchiostro, pennelli, rettitudine, pregiudizio, superiorità presunta, giustizia in mano all’ignoranza.

Ricerca di “un senso” a cui aggrapparsi o da cui nascondersi.

Ideogrammi come ancore. Ideogrammi come evasioni.

Tu ce l’hai un posto dove andare?

Gira la moneta tra le dita, non volere il pesce, abbassa lo sguardo, salvatori dal cielo, inganni tra la polvere, respira carbone, trattieniti, abbassa lo sguardo, ingrossa la voce, non guardare, guarda, non parlare, parla, non denunciare, denuncia, credi nella bontà degli altri, non crederci.

Credi in te.

A tratti.

Dimenticati.

A tratti.

Ritrovati, anche fosse solo NELLE gocce della pioggia.

Ritrovati qui… o altrove.

Alza gli occhi al cielo.

Non cadere, salta.

Vi si stringerà il cuore in mille morse ma è un libro che, assolutamente, va letto!

Non scrivo oltre.

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