Conoscete la storia d’amore tra il giovane Crocus e la dea Smilace?

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Ben noto fin dall’antichità, il Crocus è uno dei fiori attorno al quale miti, leggende e versi di poeti ruotano da secoli.

I romani erano soliti adagiarlo sulle tombe come augurio di felice viaggio verso l’aldilà. Nell’antica Grecia si usavano i fiori di crocus per farne corone oppure si spargevano nei teatri e sui letti nuziali; ; nei riti eleusini  – riti religiosi misterici che si celebravano ogni anno nel santuario di Demetra, nell’antica città greca di Eleusi – i sacerdoti Krokonidai si occupavano di avvolgerli con delle bende sacre o di ricavarne preziose pozioni magiche. Secondo i maggiori storici le popolazioni antiche conoscevano solo il Crocus sativus – la specie dal quale si ricava lo zafferano – e le testimonianze dell’epoca lo riportano, infatti, come uno dei maggiori ingredienti utilizzati per i filtri d’amore.

Nel Cantico dei Cantici, 4:14, viene citato assieme alla mirra, all’aloe, al cinnamomo e ad altri alberi da incenso, come spezia aromatica tra le più squisite.

Nell’Iliade (XIV, 346-351) è tra i fiori del talamo di Giove e Giunone:

Così disse il figlio di Crono e afferrò tra le braccia la sposa: e sotto di loro la terra divina produsse tenera erba, e loto rugiadoso e croco e giacinto morbido e folto, che dalla terra di sotto era schermo: su questa si stesero, si coprirono di una nuvola bella, d’oro: gocciava rugiada lucente.

Perché il Croco è legato alla mitologia e all’amore?

Il Crocus sarebbe il risultato dell’amore impossibile del giovane Krokos per la ninfa Smilax (Ovidio, Metamorfosi, IV, 283-284).

Le leggende, si sa, si sfumano leggermente di parola in parola. Sono diverse, quasi mai uguali a se stesse ma quella che trova maggiore risonanza è quella che vede coinvolto un giovane di nome Krókos, un mortale che osò innamorarsi, pure perdutamente, niente di meno che di una Dea: la ninfa Smilax.

Qualcuno dice che i due si innamorarono a prima vista e che l’amore ardente che li univa avesse provocato non poche ire nell’Olimpo. Tanto fecero che il giovane, distrutto dal dolore, si suicidò. Nel constatare la disperazione della giovane ninfa, però, gli Dei si impietosirono e decisero di ridonar vita ai due sotto mentite spoglie: lei venne trasformata nella pianta della salsapariglia (Smilax aspera), le furono donate foglie a forma di cuore e divenne il simbolo del loro amore tenace  ma esasperato; lui, invece, venne trasformato in un fiore viola, brillante; un fiore che rappresenta la superbia, la sfrontatezza di chi ha osato innamorarsi di una divinità, ma dal cuore caldo, ardente, color del sole a ricordo della passione che lo mosse: lo zafferano appunto. Ma Ovidio non ci sta, proprio no… per lui le cose non sarebbero andate così! Al contrario, a suo dire, i due sarebbero stati trasformati, entrambi, in fiori per compassione delle divinità: così secondo lui si spiegherebbe il perché lo zafferano sia caratterizzato da un fiore più alto e da uno più basso.

Un’altra versione specifica chi fu il più furente tra gli Dei dell’Olimpo…

Pare che la ninfa, purtroppo, fosse la favorita del dio Ermes (Mercurio per i romani), e che fu lui, per gelosia,a trasformare Crocus in un fiore.

In ogni caso, da Greci e Romani, questi fiori sarebbero stati posti sulle tombe degli amanti, morti per amore, proprio per omaggiare questo antico amore contrastato.

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bty

A me piace camminare con lo sguardo assetato di natura. Mi piace lasciarmi rapire dai colori che di ora in ora cambiano sfumature. Ora è la goccia di rugiada, ora il raggio di un sole assonnato che accarezza la foglia dell’acero.

Ora è una distesa viola, colore acquarellato sparso su terra fertile; I petali sono fragili, esili… mi par quasi di disturbarli, fotografandoli. Così sottili e delicati eppure, al contempo, sfacciati nel loro color porpora. Un colore che par gridare, è vero, un colore che non insinua ma Afferma.

Ora lo so: afferma l’Amore!

Leggende? Mitologie? Certo, però è così bello vivere DI e CON le storie tramandate nel tempo!

12 risposte a "Conoscete la storia d’amore tra il giovane Crocus e la dea Smilace?"

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  1. Belle le tue scorribande tra miti e leggende, ascese e discese, prosa e poesia per donarci l’essenza umana o amore. Anche quando ci lascia per poi rifiorire.

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    1. Grazie😊
      Come ormai avrete capito, io “mi perdo facile” nei lidi delle parole.
      Il fatto è che è tutto un rimando associativo e quindi, di parola in parola, si formano le filigrane di una ragnela sfiorata sia da brina che da raggio di sole.
      L’essenza umana è la vita stessa.

      "Mi piace"

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