“Nel sogno” di Neera

“Nel sogno” è l’incompreso romanzo della scrittrice italiana Neera – psudonimo di  Anna Zuccari Radius – pubblicato nel 1893.

sogno Neera

 

Perché incompreso? Perché, a una lettura veloce, può sembrare “semplicemente” un romanzetto dalle connotazioni mistico-religiose: il prete che cerca l’eremitaggio, le due orfanelle che gli piovono dal cielo, la croce di legno da conficcare in cima alla vetta.

Invece, dietro a dolci descrizioni che stridono con una crudele realtà narrata, c’è molto di più, come scrisse Angelo Orvieto a proposito di questo libro:

È un’oasi nel deserto, un’isoletta dolcemente sfumata di rosee nebbie nell’oceano della nostra produzione romantica: è una cosa nuova, profonda, commovente.
Ammiro il suo ingegno davvero eminente, fecondo e rinnovatore di sé medesimo, feniceo, direi, ed auguro alla nostra letteratura molti libri degni di stare insieme con questo.

La scrittrice così rispose, in un carteggio, al suo amico:

Pare impossibile, quasi nessuno l’ha capita così. Sanno che la psicologia è il carattere principale della mia arte, e invece di osservare come è trattata in questo asceta e nelle due ragazze, si scalmano a gridare di filosofia, di realismo, di misticismo, tutte cose alle quali io non pensavo affatto lavorando la poetica concezione del mio racconto, felice solo di poter mostrare che vi è interesse psicologico anche fuori delle emozioni oscene e viziose.

Neera

“Il sogno” è il primo, ma non ultimo, romanzo di Neera che leggo.

Questa scrittrice mi ha introdotta dentro l’animo dei personaggi in modo delicato e lirico e,scrivendolo, non esagero.

Fin dall’inizio le descrizioni ambientali sono state pregne di simboli e suggestioni… ero lì,  stavo guardando, vivendo, assorbendo ciò di cui il prete asceta si stava rendendo protagonista.

Ero nella realtà.

Con gli occhi beati di un prete, innamorato di ciò che il suo Creatore ha generato, ci immettiamo dentro un romanzo che metterà in dubbio ogni certezza.

Cambiano le stagioni, cambia l’età, cambia il cielo sopra la testa.

Perché quest’uomo dal buon cuore preferisce isolarsi dal mondo per divulgare il Verbo alle orecchie degli alberi?

“I parrocchiani gli volevano bene, ma i suoi compagni del clero, che vedevano in lui un esempio troppo pericoloso, non tardarono a mormorare: e che egli era un mattoide, che a furia di prendere il Vangelo alla lettera avrebbe ricondotta la società ai tempi barbari, che invece di andare cantando e predicando nei prati, avrebbe fatto meglio a curare la sua chiesa, la quale, meschinella, si covriva di ragnatele, e non si trovava mai olio nelle lampade, che era una vergogna.”

Chi sono le due anime bambine di cui lui si farà Padre?

Un buon Padre protegge dal male…

ma proteggere significa lasciar sconosciuta l’esistenza del dolore?

Parlare solo delle belle cose?

Questa è vera protezione oppure ipocrisia?

Le bambine sono due gemelle unite dalla stessa primaria perdita, quella della madre morta generandole.

Per volontà del Prete si chiameranno Maria l’una e Mària l’altra, con la differenza di un tratto prosodico per non rendere nessuna delle due prediletta o preferita.

Anche se, in verità…

Ma di differenze, le due piccole, ne dimostrano sin dai primi anni di vita; un forte legame affettivo annoda divergenze portate, dalla scrittrice, agli estremi.

La bontà d’animo e la purezza di cuore fanno da denominatore comune tra due creature che diventano lo Zenit e il Nadir di un’orizzonte che conosce nuvole in tempesta.

Margherite vengono infilate a comporre coroncine floreali, piccoli insetti camminano beati sulla pelle candida di una bambina fragile.

Amava i fogliami vaporosi, le chiazze di luce tra albero ed albero; si compiaceva del canto degli uccelli, del volo delle farfalle, dell’umile ed operosa vita degli insetti. I fiori l’attiravano dolcemente: ella si guardava bene del calpestarne qualcuno, chinandosi a raddrizzarlo, se lo aveva urtato, seguendone lo sviluppo con sguardo amoroso; oggi appena una gemma, domani un bocciolo, poi il fiore.

Maravigliata sempre e commossa davanti a questo mistero, diceva talvolta: – Padre, io penso che i fiori hanno un’anima.

Il raggio del sole si riflette in iridi innamorate di una accogliente Madre natura che, la sera, stende una coltre stellata sopra gli occhi assonnati.

In cima alla vetta, sferzate di vento rendono le ciocche dei capelli, schiaffi in fiaccia; si allargano le braccia e si diventa forza, in balia del vento, in balia della Passione per una vita che si vuol prendere a morsi voraci.

Quando la raffica soffiava violenta e le punte dei ghiacciai si illuminavano al bagliore dei lampi, Mària provava una gioia strana, tumultuosa.

[…] ella correva ad esporsi nella lotta cogli elementi, a ricevere attraverso il corpo le sferzate del vento, affrontandolo arditamente e sfidandolo colla testa alta, mentre esso le scioglieva i capelli, le strappava le vesti, la mordeva e la flagellava, costringendola tutta palpitante a ridosso di un albero, senza respiro, senza voce, col volto che si velava dalle chiome scomposte, e le labbra aperte, rivolte in alto a bevere i primi goccioloni della pioggia.

Calma, pacatezza e ribellione e curiosità.

Una coccinella cammina, lenta, sul sassolino scaldato dal sole.

Una giovane cavallina imbizzarrita, di nascosto da tutti, salta la staccionata e va incontro alla Vita abitata dagli Umani.

Si spezza la catena, prima o poi, della Speranza e la fede diventa fiammella che, con troppa velocità, si fa debole fino a spegnersi.

La coltre stellata perde le stelle.

E-dalle-vette-serene

Resta il nero di domande senza risposte, di pugni schiusi che rivelano il nulla tra le dita.

Il romanzo inizia con una preghiera del Prete e termina con un monologo dello stesso; l’anello si chiude a cerchio e il lettore si sente un po’ spaesato… è davvero finito?

Sono d’accordo con Capuana che muoveva a Neera la critica di sviluppare poco gli avvenimenti dei suoi libri… più che una critica, la mia, è un dispiacere: avrei letto altre cento e più pagine, in questo libro. Ma sarebbero state fondamentali? Questo mi chiedo…

Quello che doveva accadere è accaduto e io ho potuto guardare i fatti con occhi diversissimi tra loro, quindi la caratterizzazione è stata sufficiente e ottima.

Questo, comunque, specifica Anna Zuccari Radius riferendosi al suo romanzo che tanto ha fatto scrivere e parlare all’epoca:

Stanca dei soliti volgari romanzi a base d’amore, ho voluto scrivere un racconto dove l’amore è trattato in una maniera nuova e dove predominano altri sentimenti: la sete dell’ideale dell’asceta, il pudore di Maria, la curiosità in Mària. […] Lei dice che l’annoiano i ritorni al romanticismo […] Ma, mio Dio, cosa vuol dire romanticismo? Io non l’ho mai capito bene. Mi hanno accusato un po’ di tutto oramai: di sentimentalismo e di verismo e di romanticismo e di materialismo […] Io vedo, sento, scrivo: non so altro.

Il prossimo suo libro che leggerò sarà “Teresa“.

Lisa.

 

5 risposte a "“Nel sogno” di Neera"

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      1. Ciao Lisa, non preoccuparti per gli auguri, sono sempre graditi. 🙂 Mi sto per accingere a leggere le tue considerazioni sul libro di Crepet. Buona giornata! 😉

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