“Mastica e sputa” – di Pino Roveredo

Recensione libro "Mastica e sputa" di Pino Roveredo, Bompiani

Dalla lettura di “Mastica e sputa” di Pino Roveredo, Bompiani 2016, si emerge con graffi sulla pelle e carezze sul cuore.

Mastica e sputa“, come molti di voi già sapranno,  è un verso tratto da “Ho visto Nina volare“, canzone del grande Fabrizio de André, contenuta nell’album “Anime salve“.

Mastica e sputa, da una parte il miele, mastica e sputa, dall’altra la cera.

E Pino Roveredo così fa, imbrigliando emozioni dentro parole color tenebra. Emozioni masticate, ruminate, rigurgitate. Emozioni infilate, intrappolate come spine di acciughe in mezzo ai denti. Emozioni fastidiose, intolleranti, intollerabili. Scomode… emozioni, vomitate fuori con impeto, senza troppo pensarci sopra, con la foga di un’urgenza comunicativa che ha l’intento, a volte, di rendersi simile a una sberla in faccia, a una finestra dimenticata aperta che sbatte in balia del troppo vento; al parabrezza di un’auto scheggiato da un sassolino, un puntino prima minuscolo che poi si dirama e diventa ragnatela. Emozioni sputate come certe vite sputate in faccia ai benpensanti, ai giudicanti, a chi è seduto sul velluto del trono, a chi schiva per strada la gente che puzza, a chi quella gente non la guarda nemmeno negli occhi.

Donne di dolori, fatiche di uomini. Malattia, isolamento, solitudine, carcere, manicomio. Il mondo di Pino Roveredo torna in una raccolta di racconti lucidi, spietati, disarmanti come di consueto, che si tratti di schegge o di esistenze narrate intere, di redenzioni in extremis o di condanne irreversibili. Un bacio e un morso: la vita è così, e siamo tutti sempre impegnati a masticare e sputare, come dice la canzone di De André che diventa leitmotiv di un amore spaccato in due da un delitto non commesso. Ma in questo universo che ha la nettezza scavata del bianco e nero entrano anche la luce del mare, la leggerezza di una parola umile, fagioli, che si meriterebbe una doppia per guadagnare ancora più sapore, la voglia di guardare certe città belle per definizione – Trieste, Parigi – con gli occhi nuovi della meraviglia.

La scrittura di Pino Roveredo o piace o non piace – le mezze stagioni non esistono più nemmeno climaticamente – se sono qui a scriverne è perché appartengo a chi si lascia ipnotizzare dalle sue scelte stilistiche, dal suono di ogni parola forte accostata all’altra, senza timore di un effetto troppo disarmante; metafore inusuali, frasi evocative che ti fanno sentire lì, in quel tremendo centro di quel tremendo cerchio che è la tremenda vita di quel tremendo ultimo, o penultimo, in classifica. Parole che tu non avresti mai abbinato, situazioni sbattute lì sulla tavola, come un piatto con troppo sugo al pomodoro appoggiato in malo modo sopra la tovaglia di lino bianco ricamata tono su tono.

La scrittura di Pino Roveredo è così, è disturbante, è irriverente.

Che parli di spine o di boccioli di rosa, Roveredo arriva lì… in quel cerchio emotivo che alberga in chi ascolta.

Questa è una raccolta di racconti. Io non amo i racconti.

Questa è una raccolta di racconti della stessa vita che appartiene però alla vita di troppi. A me le storie di vita piacciono.

C’è un capitolo che maggiormente più mi ha colpita – nonostante tutti lo abbiano fatto – e riguarda una giovane donna, una vecchia e scrostata panchina e un mondo che attorno a loro due ruota… attorno, attorno perché delle volte, basta una panchina per entrare in un mondo altro, che poi è talmente altro da essere il maggior veritiero!

“Che legalizzassero tutto, anche l’uso della tolleranza.”

Il capitolo “La ragazza della panchina” lo avrei sottolineato tutto ma proprio tutto!

panchina rossa, panchina, sofferenza, gli ultimi, sensibilità

“Mastica e sputa” non è una lettura facile, all’acqua di rose e profumo di borotalco; in esso ci sono racconti di speranza, di gioiosità, di scherzo umano o del destino; ci sono pillole di viaggi sbagliati, senza meta o con meta alterata; ci sono carezze e sogni. Ci sono… sì, ci sono i due piatti della bilancia di una vita che, però, è partita sbilanciata.

Una lettura importantissima.

Un libro che tocca vite che ci sfiorano, spesso, in modo talmente silenzioso da non esser udite se non col cuore.

Una risposta a "“Mastica e sputa” – di Pino Roveredo"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

vibrisse, bollettino

di letture e scritture a cura di giulio mozzi

un blog malin-comico

ho detto sì all'amore ma non avevo capito la domanda

Manuel Chiacchiararelli

Scrittore, Fotografo, Guida Naturalistica, Girovago / Writer, Photographer, Naturalist Guide, Wanderer

friulimosaicodilingue

*più lingue conosci più vali*

Sindrome di Stendhal

"Tutte le arti si assomigliano - un tentativo per riempire gli spazi vuoti." Samuel Beckett

Libri vagabondi

Un viaggio infinito tra le pagine magiche dei libri

Amabililettureblog

" La Vita inizia dove finisce la Paura". cit. OSHO

THE SECRET BOOKREADER

Il Blog del Lettore Segreto

LA GAZZETTA DEL SOLE

Solo notizie positive

BiblioBuscate

Il blog della biblioteca di Buscate

Metis Magazine

NEWS IS ALL YOU NEED

Vally's Bookshelf

Non riesco a dormire se non sono circondata da libri

libreria La Vispa Teresa

libreria per ragazzi

Babe, Val Resia

Pratiche, saperi, credenze, rituali e folklore in Val Resia (Udine) Friuli Venezia Giulia

La poltrona gialla

Racconto storie di libri, cibi, luoghi, viaggi, persone, fantasia

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: