“I love Tokyo” – di La Pina

"I love Tokyo" di La Pina, recensione, libro, Una parola tira l'altra

“I love Tokyo è una canzone d’amore. L’amore mio per il Giappone e per questa città in particolare. Mettere piede a Tokyo è un flash, perché è come entrare nei cartoni animati che guardavamo da piccoli. Le divise alla marinaretta, i dolcetti, le scritte fluo, le ragazze carine, i ragazzi timidi… È tutto esattamente così!
Sono stata in Giappone quarantatré volte. Ho deciso di scrivere questo libro perché in questi anni ho fatto da madrina ai viaggi di amici e amiche. Ho disegnato loro centinaia di mappe sui tovaglioli dei ristoranti, ho consigliato dove fare shopping, indicato le strade dove perdersi, i parchi dove riposarsi e, stremata all’idea di dover continuare a farlo, ho detto ‘Ok, lo faccio una volta per tutte!’. Ma l’ho fatto anche per me. Per dare un ordine, anche se mio, a tutto quello che questo posto mi ha dato. E poi perché Tokyo se lo merita.”

Con questa partenza inizia la lettura di “I love Tokyo: Viaggio nella capitale del Sol Levante con La Pina e la colonna sonora di Emiliano Pepe”, edito nel 2017 dalla Vallardi Editore.

Tutto l’amore che l’autrice dichiara, sin dalle primissime righe, è quasi tangibile, palpabile, di parola in parola, di via in via, di espressione in espressione, di curiosità in curiosità!

Come sapete, ho da poco terminato di leggere un altro libro-guida su questa affascinante, ingarbugliata, caotica eppure armonica metropoli quale è Tokyo, mi riferisco al libro di Laura Imai Messina “Tokyo tutto l’anno” – trovate la mia recensione qui – e sono molto felice di averne implementato la lettura con queste ultime pagine lette… sì, ne sono felice perché se mai dovessi davvero beccare la schedina del Gratta e Vinci giusta e potessi preparare le valigie per questa mia meta da sogno, beh, ecco, insieme a vestiti, trucchi e balsamo per capelli mi porterei dietro tutti e due questi libri perché sono assolutamente complementari e, con loro a portata d’occhio, so che “sentirmi persa” sarebbe un filo meno titanico! Laddove il primo mi spiegherebbe la Storia, quella con la S maiuscola, di tutto ciò che potrei vedere, le architetture, le antiche tradizioni, il folklore che si aggrappa con i denti ai bordi delle modernità… l’altro mi consiglierebbe ben bene cosa mangiare nel casi avessi – o meno – delle intolleranze, cosa aspettarmi in un tal locale piuttosto che in un altro, come sedermi, come augurare felicità, cosa portare ai padroni di casa nel caso – a detta delLa Pina: impossibile! – dovessi mai ricevere un’invito in un’abitazione privata; dove andare a dormire e come, invece, comportarmi se a dormire sulla mia spalla dovesse essere lo sconosciuto sedutomi accanto sulla metro!

Foto presa da huffingtonpost.it

Leggevo e sorridevo, immaginandomi i consigli, i contesti, le piramidi di ninnoli appesi agli zaini delle liceali, le panchine su cui sedersi per guardare il look dei passanti, ognuno rappresentante il proprio mondo… tra foglie di ginko e profumo di ciliegio.

Colori e sapori in contrasto, melodie di pianoforte, rumore di calzature tipiche, orecchie di gattino, sushi ai turisti.

La Pina scrive in modo totalmente discorsivo e gli svolazzi li si lascia all’aeroporto!

Pane al pane, vino al vino… ché poi leggendo ho puro scoperto cosa mangiava Marrabbio, il papà di Kiss Me Licia, ricordate?

Marrabbio, Kiss me Licia, cartone animato, anni 80, Okonomi, ricette di cucina, ricette nei libri, curiosità

Okonomi = ciò che ti piace + Yaki = alla griglia
O per gli amici la ‘pizza di Osaka’, perché molto diffusa nella regione Kansai. Questo è il piatto più semplice, ma anche uno dei più poveri, una sorta di pastrocchio a base di striscioline di verza, acqua, farina, uova e poi carne, pesce, tofu… insomma quello che ti pare e ti piace. Alla fine si guarnisce con scaglie di tonnetto secco e filapperi di maionese. (…) Al centro del tavolo troverete una piastra calda, teppan, e delle spatole di metallo che vi serviranno per cucinare. Qui, come in tanti altri tipi di ristoranti in Giappone, chi mangia si cucina il cibo al proprio tavolo. Ordinate i kit di ingredienti dal menu, buttateli sulla piastra e buona fortuna.
” – I love Tokyo, La Pina

Di curiosità ce ne sono tantissime, tant’è che a sottolinearle tutte avrei rischiato di evidenziare, in negativo, le frasi escluse!

Palline piene di sorprese, da mangiare o da portarsi appresso come ninnoli portafortuna, attenti che la volpe guarda e tutto vede. Colori non colori, bonsai, gastronomia, comicità, irriverenza, sottotono sottovoce senza urlare se non per chiamare il cameriere al grido di battaglia “SUMIMASEEEN!”. Toglitele quelle scarpe, non parlare al telefono, non baciare il tuo amore in pubblico, se vuoi dormi con la bocca aperta ma cerca di tenere chiuse le gambe altrimenti rischi lo scatto di una foto, qui puoi fumare come una ciminiera e qui, invece, fatti svampare l’idea di una sigaretta fugace; dì grazie, prego e per favore, fai l’inchino, porgi i biglietti da visita con due mani – questa la sapevo! – vestiti, rivestiti e travestiti, dentro e fuori, vai e torna. Dormi. Non dormire se non vuoi farti vittima indifesa del Jet-lag. Non soffiarti il naso in pubblico, se crei spazzatura mettitela nella borsa o in qualche tasca a piacere… purché sia la tua! Inoltre ho capito che in valigia dovrò portarmi vagonate di Compeed, i cerotti del Dottor Sholl per le vesciche ai talloni che, immancabili, mi vengono ai piedi quando cammino poco più del normale. Pare si cammini ché Runtastic preparati a dar fumata bianca! E poi applicazioni a pioggia, sopra ombrellini trasparenti o a pois rosa.

E poi… e poi… e poi mi fermo perché il libro ve lo dovete assaporare da soli, bocconcino per bocconcino, come fosse del Monjayaki gustato su una romantica monja boat!

Nel libro ci sono tante altre sorpresine… per esempio interventi di amici delLa Pina, di familiari, di colleghi, collage fotografici, musiche e perfino un test… tipo quelli che si trovavano una volta nelle riviste, sì, quelli lì che ti portavano al risultato di freccetta in freccetta!

Riassumendo:

  • Stile narrativo: easy’ssimo, scritto in modo totalmente discorsivo.
  • Interessante, ricco di curiosità e consigli pratici… anzi: praticissimi!
  • Irriverente? A tratti e ne capirete il perché, leggendo.
  • Molto originale nella forma e nella struttura; si tratta di un’atipica guida da viaggio, piena di colore, interazione e espressioni da “Arrangiati un po’ anche da solo!”

Se vuoi leggere l’estratto, clicca al link: I Love Tokyo

P.s: ho scritto di getto, senza quasi rileggermi; ho scritto senza troppe formule… così come ho letto! Il prossimo articolo sarà più serio, promesso! Scriverò una parola tira l’altra attorno a un libro di cronobiologia.

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